Martedì 20 ottobre 2026, ore 2:59

Siderurgia

Ex Ilva: a Genova continuano le proteste

Genova alza la voce e porta la vertenza ex Ilva fin dentro l’aeroporto Cristoforo Colombo. Ieri mattina i lavoratori dello stabilimento di Cornigliano hanno raggiunto lo scalo genovese, occupando l’area dei controlli e interrompendo temporaneamente le normali procedure per i passeggeri. Una protesta decisa, nata dalla paura di perdere il lavoro e dalla richiesta di risposte concrete sul futuro industriale della città. “Dichiariamo ufficialmente l’aeroporto occupato finché il governo non ci darà una risposta chiara” afferma la Rsu ex Ilva. Il grido della mobilitazione è lo stesso che accompagna da giorni la battaglia dei lavoratori: “Ilva Genova non si chiude”. Dopo tre giorni di manifestazioni davanti alla Prefettura, i lavoratori avevano sospeso la protesta alla luce delle rassicurazioni sulla fornitura di coils, i rotoli d’acciaio indispensabili per proseguire le lavorazioni a Cornigliano. L’intesa raggiunta mercoledì a Roma aveva alimentato la speranza di una continuità produttiva almeno nel breve periodo, con l’arrivo annunciato di 35 mila tonnellate di materiale. Poi, nella notte tra venerdì e sabato, è arrivata la comunicazione dei commissari relativa alla richiesta di una nuova procedura di cassa integrazione straordinaria. Una misura che interesserebbe prevalentemente Taranto, ma che potrebbe avere conseguenze pesantissime anche a Genova. Nello scenario peggiore, la cassa integrazione potrebbe riguardare 870 dei 915 dipendenti dello stabilimento ligure, contro i 280 attualmente coinvolti.  Numeri che alimentano l’incertezza e fanno temere un progressivo arresto delle attività, con ripercussioni non soltanto sugli operai, ma sull’intero tessuto industriale cittadino.

“Genova non può aspettare dieci anni per il green mentre il mercato tira: i rotoli devono arrivare subito” afferma Armando Palombo della Fiom. Sulla stessa linea Nicola Appice della Fim che ha richiamato l’attenzione sul rischio di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. “Se si fermano anche queste attività - afferma - il pericolo è che si arresti gran parte delle lavorazioni ancora operative”. Per questo i sindacati chiedono certezze immediate sugli approvvigionamenti e impegni verificabili sul mantenimento della produzione. A sostenere la mobilitazione è anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha raggiunto i lavoratori direttamente in aeroporto. “Genova vuole continuare a lavorare” ribadisce indicando nella lavorazione di materiale per conto terzi una possibile strada per mantenere attivo lo stabilimento. Secondo Bucci, Acciaierie d’Italia ha già trasmesso a Regione, Comune e Città metropolitana una richiesta di autorizzazione per trattare materiali destinati alla lavorazione per conto terzi. Una possibilità che, nelle intenzioni delle istituzioni liguri, consentirebbe a Cornigliano di proseguire l’attività anche in una fase di difficoltà degli impianti tarantini. Bucci ha inoltre chiesto che le comunicazioni dei commissari siano gestite con maggiore chiarezza, per evitare annunci capaci di alimentare ulteriore incertezza tra lavoratori e istituzioni.

La partita, però, si gioca anche lontano dalla Liguria. Per domani è attesa la sentenza della Corte di Cassazione sul caso legato all’ex Ilva di Taranto, un passaggio giudiziario che potrebbe incidere sul quadro complessivo nel quale si inserisce il futuro del gruppo siderurgico. Per Genova la questione è capire se Cornigliano potrà continuare a produrre, con quali materiali e con quali garanzie occupazionali. Per gli operai del sito ligure la posta in gioco va oltre una fornitura di acciaio o una nuova procedura di cassa integrazione: riguarda il futuro di uno stabilimento storico, il lavoro di centinaia di famiglie e il ruolo dell’industria nella città.

Sara Martano

( 19 ottobre 2026 )

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