Ex Ilva senza pace. Crisi si aggiunge a crisi per le Acciaierie d'Italia coinvolgendo le imprese dell'indotto-appalto del siderurgico. Semat-Engineering, una delle aziende più grandi e che sinora ha lavorato nell'area a caldo della fabbrica, ha comunicato che non è in grado di corrispondere lo stipendio di agosto al personale rimasto al lavoro. Semat Engineering afferma di non essere stata pagata da Acciaierie d'Italia, di conseguenza stamattina dopo l'assemblea dei lavoratori indetta dalle sigle sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil e Usb, è scattato lo sciopero a oltranza e domani non si escludono altre iniziative di protesta. In una nota, i sindacati spiegano che "preso atto della nota formale con cui la società ha comunicato l'impossibilità di erogare le spettanze retributive relative al mese di agosto 2026, senza fornire alcuna data certa per il relativo saldo, proclamano a partire dalle ore 8 lo sciopero a oltranza per ogni turno di lavoro di tutto il personale dipendente. La mobilitazione proseguirà fino a quando non verranno fornite garanzie certe e vincolanti circa il pagamento integrale degli stipendi". Per l'area dell'indotto-appalto, aggiunge Pietro Cantoro della Fim Cisl, "era importante nell'incontro evidenziare una priorità assoluta: quella della protezione, attraverso nuovi ammortizzatori sociali straordinari, dei lavoratori delle imprese terze, l'anello più debole della catena. La filiera infatti continua a subire le conseguenze dell'assenza di una prospettiva industriale definita. Il nodo principale - evidenzia Cantoro - resta quello già posto a Palazzo Chigi: serve una scelta sul futuro dello stabilimento, accompagnata da un piano industriale e da tempi certi per il ritorno al lavoro. I lavoratori dell'appalto e dell'indotto, così come i diretti, non vogliono più essere mantenuti con gli ammortizzatori sociali, ma ritornare ad avere la dignità del lavoro. Serve perciò - conclude l'esponente Fim Cisl - un cronoprogramma preciso di interventi, indicando modalità e tempi della trasformazione industriale. Occorre superare definitivamente il contrasto tra ambiente e occupazione attraverso l'adozione e l'introduzione di impianti tecnologici green capaci di offrire risposte alla città, ai cittadini e ai lavoratori"."Per la Semat Engineering - dichiara Mimmo Amatomaggi della Uilm - abbiamo fatto a giugno l'accordo, la cassa integrazione per oltre 200 persone è partita lo scorso 1 luglio e il decreto di autorizzazione è arrivato nei giorni scorsi. Per il personale in cassa, il pagamento avviene direttamente dall'Inps, ma in queste ore stiamo sollecitando l'istituto a versare le quote di cassa di luglio e agosto che ancora non sono state corrisposte, essendo recenti sia la comunicazione aziendale all'Inps, sia il decreto di autorizzazione". Semat Engineering è ricorsa alla cassa ritrovandosi senza lavoro a seguito della decisione di AdI di fermare dallo scorso gennaio le batterie delle cokerie che "sfornano" il coke per gli altiforni, coke che in questi mesi è stato acquistato all'esterno e non più prodotto in fabbrica come si eù sempre fatto. "Adesso però - dichiara Amatomaggi - abbiamo il problema degli stipendi per i circa 60 di Semat Engineering rimasti al lavoro. Il ministro Urso dice che le aziende dell'indotto-appalto saranno pagate, i commissari di Acciaierie affermano che le nuove risorse arrivate dallo Stato, tra cui gli ultimi 100 milioni, serviranno a pagare l'indotto che sta già annaspando e che loro sono consapevoli della crisi, sta di fatto però che le imprese sono in grande difficoltà e la vicenda Semat Engineering e' un nuovo campanello d'allarme".
Ce.Au.

