Martedì 5 maggio 2026, ore 13:06

Automotive

Hanon Systems a rischio delocalizzazione

Si apre un nuovo fronte di crisi nell’industria dell’auto torinese. Si tratta dello stabilimento Hanon Systems di Campiglione Fenile, nel Pinerolese, sito che produce componenti elettrici ed elettronici per il settore automotive e nel quale lavorano 500 persone. L’azienda ha ufficializzato nei giorni scorsi il trasferimento della linea produttiva EWP (Elettric Water Pump) - la più strategica e redditizia dell’intero sito - verso impianti localizzati in Cina, decisione che si inserisce in una strategia della casa madre coreana orientata alla riduzione dei costi a scapito del territorio torinese già segnato dalla crisi di settore. La notizia, che il gruppo industriale ha a lungo tenuto nascosta nonostante i tavoli sindacali già aperti, è emersa soltanto grazie alla costante attività di monitoraggio delle Rsu di stabilimento, facendo infuriare le organizzazioni sindacali, alle prese con un territorio già segnato pesantemente dalla crisi dell’automotive.

Il 25 marzo 2026, mentre i vertici aziendali sedevano al tavolo con le organizzazioni sindacali presso l’Unione Industriale di Torino per una verifica periodica, erano già a conoscenza del trasferimento e hanno scelto deliberatamente di non comunicarlo. Per Rocco Cutrì, segretario generale della Fim Cisl Torino-Canavese, quanto sta accadendo è gravissimo: “Siamo di fronte a una violazione del sistema di relazioni sindacali che mette a rischio il lavoro di anni e la capacità di gestire le complessità che hanno caratterizzato l’ultimo periodo. Non possiamo permettere che si scardinino così le basi del confronto”. Cutrì respinge senza mezzi termini ogni tentativo aziendale di scaricare la responsabilità sulle decisioni della casa madre: “Hanon Systems Italia risponda delle proprie scelte sul territorio”. E chiede che l’azienda porti immediatamente al tavolo soluzioni reali, non giustificazioni. Sul fronte datoriale, i metalmeccanici torinesi della Cisl hanno già chiesto ad Amma i dovuti chiarimenti, sollecitando un intervento per ricondurre l’azienda a un comportamento corretto. “È prioritario - conclude Cutrì - definire un piano industriale coerente con la missione del sito. Non accetteremo incertezze per i 500 lavoratori che garantiscono l’operatività dello stabilimento pinerolese”.

Ancora più duro il commento di Arcangelo Montemarano, operatore Fim Cisl della zona di Pinerolo: “Dopo l’incontro con l’azienda dei giorni scorsi non ci sono più dubbi: la linea EWP viene trasferita in Cina. Quindici milioni di euro di produzione che lasciano uno stabilimento che nel 2026 registra già un fatturato ai minimi storici. Una scelta che l’azienda scarica sulla casa madre coreana, come se questo bastasse a sollevare la sede italiana dalle proprie responsabilità”. Montemarano ricorda che i lavoratori hanno già pagato due mobilità volontarie e la perdita di un ramo d’azienda redditizio. Il margine di pazienza è esaurito: “Ora pretendiamo fatti concreti: un piano industriale serio, tempi certi e garanzie occupazionali scritte”. Per i sindacati la perdita della linea EWP non è solo una questione interna all’azienda. È una questione industriale, occupazionale e territoriale che chiama in causa le istituzioni e l’intera comunità locale. In un’area metropolitana già alle prese con il declino dell’automotive, ogni sito produttivo che si svuota è un pezzo di futuro che va perso.

Rocco Zagaria

( 5 maggio 2026 )

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