Martedì 7 luglio 2026, ore 21:31

Lavoro

Industria: giovedì sciopero in Toscana

Uno sciopero così, per tutta l’industria e per un’intera giornata, in Toscana non si era mai visto, almeno negli ultimi 40 anni. Cgil, Cisl e Uil regionali l’hanno proclamato per domani 9 luglio e riguarda le imprese riconducibili ai comparti connessi alle attività manifatturiere (sezione ATECO C), alla fornitura di energia elettrica e gas, al servizio idrico integrato e alla gestione dei rifiuti (sezioni ATECO D, E).
Ci sarà anche una manifestazione regionale a Firenze, con un corteo per le strade del centro, conclusa dagli interventi dei segretari generali regionali delle tre sigle, Rossano Rossi (Cgil), Silvia Russo (Cisl) e Paolo Fantappiè (Uil). In occasione della manifestazione, tre delegazioni di sindacalisti andranno nelle sedi di Confindustria Toscana, Regione Toscana e Prefettura, per illustrare ragioni e scopi della mobilitazione.
“E’ una mobilitazione necessaria - dice la segretaria Cisl, Silvia Russo - per riportare al centro dell’attenzione la grave crisi che sta colpendo l’intero sistema produttivo regionale.” La Toscana attraversa infatti una delle fasi più difficili degli ultimi anni per il proprio sistema industriale. La crisi della moda, della pelletteria, del tessile, della meccanica, dell'automotive e della siderurgia sta colpendo migliaia di lavoratrici e lavoratori, centinaia di imprese e interi distretti produttivi. In controtendenza ci sono solo pochi settori: la farmaceutica e metalli preziosi. Per il resto aumentano cassa integrazione, sospensioni, mancati rinnovi dei contratti e chiusure aziendali, mentre il rischio è quello di perdere competenze e capacità produttive costruite in decenni di lavoro. A questo scenario si aggiungono le sfide della transizione ecologica, energetica e dell'intelligenza artificiale, che senza adeguate politiche industriali e regole condivise rischiano di trasformarsi in ulteriore perdita di occupazione.
I sindacati hanno fornito anche alcuni dati, a sostegno delle ragioni della mobilitazione regionale.
Tra il 2008 e il 2025 le Unità di lavoro a tempo pieno nell'industria sono diminuite mediamente del 3,9% in Toscana, con punte del -5% a Firenze e Pistoia. Nel primo trimestre 2026 sono state autorizzate 5,58 milioni di ore di cassa integrazione nell'industria, oltre il 90% del totale regionale. La situazione più critica riguarda la moda, con oltre 2,3 milioni di ore tra cassa ordinaria e straordinaria.
Dal 2015 al 2024 la produzione industriale toscana è aumentata dell'86,5% e le imprese hanno realizzato quasi 28 miliardi di euro di utili, di cui 10,5 miliardi nella moda. Nello stesso periodo, però, i salari reali sono cresciuti mediamente di appena l'1% e in oltre metà dei comparti industriali i lavoratori hanno perso potere d'acquisto.
Tra il 2015 e il 2024 le imprese manifatturiere toscane hanno ricevuto circa 2,85 miliardi di euro di risorse pubbliche. Tuttavia questi contributi non si sono tradotti in un adeguato aumento degli investimenti produttivi né dei salari. L'analisi IRES evidenzia infatti che buona parte della crescita del valore delle immobilizzazioni deriva da rivalutazioni contabili, mentre gli investimenti reali in impianti e macchinari sono rimasti insufficienti.
Per arrestare la deindustrializzazione e rilanciare il settore Cgil, Cisl e Uil Toscana chiedono a ciascuno di fare la propria parte. “Al Governo – spiega Silvia Russo – chiediamo politiche industriali efficaci e ammortizzatori sociali adeguati, accessibili anche alle piccole e piccolissime imprese, perché la crisi è ormai strutturale e richiede risposte straordinarie. Alla Regione Toscana chiediamo una strategia complessiva: non è più possibile affrontare le difficoltà una vertenza alla volta, serve un piano capace di sostenere tutte le filiere e l’intero tessuto manifatturiero. Infine ci rivolgiamo alle imprese: dopo anni di risultati positivi, non possono essere solo lavoratrici e lavoratori a pagare il prezzo di questa fase. È il momento di investire nell’innovazione, nella trasformazione digitale e nell’organizzazione del lavoro, valorizzando la contrattazione integrativa e la partecipazione, per costruire insieme un vero patto per il rilancio dell’industria e dello sviluppo di questa regione”.
Alberto Campaioli

( 7 luglio 2026 )

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