Venerdì 28 agosto 2026, ore 6:21

Lavoro

La manifattura lombarda tiene ma ci sono incognite per il futuro

La Lombardia rimane il motore economico e produttivo del Paese, ma non mancano i segnali di sofferenza e le preoccupazioni dovute principalmente ai costi dell’energia, alla situazione geopolitica mondiale e alle annunciate politiche sui dazi. A certificarlo sono anche i numeri, come quelli relativi al quarto trimestre 2024, contenuti nel report di Unioncamere sulla manifattura, presentato a Milano nella sede della Regione. L’indagine ha rivelato che l’andamento del settore è rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente. La variazione media annua della produzione è risultata pari a -0,8% per l’industria e a 0% per l’artigianato, un dato comunque migliore rispetto a quello nazionale sceso al -3,7%.

“I dati certificano un 2024 all’insegna dell’incertezza - ha osservato il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini -, con settori come tessile, siderurgia, mezzi di trasporto e meccanica più penalizzati di altri, ma l’industria lombarda continua a performare meglio di Italia ed Europa. Caro energia e guerra dei dazi sono le principali minacce alla ripartenza: sull’energia, anche per la speculazione, le imprese continuano a sostenere costi non competitivi; mentre i dazi Usa e i contro dazi dei partner commerciali rischiano di compromettere un mercato fondamentale e di complicare l’approvvigionamento di materie prime”.

Sul fronte del fatturato le variazioni appaiono minime (-0,3% per l’industria e -0,7% per l’artigianato), mentre gli ordinativi hanno sofferto maggiormente a causa del mercato interno ancora in affanno (-0,5% l’industria e -1,7% l’artigianato). I dati tendenziali di fine anno mostrano però alcuni segnali di miglioramento: la produzione registra una minima crescita (+0,2%,) e il fatturato rafforza il trend positivo che già aveva caratterizzato il terzo trimestre (+1,3%). In quanto agli ordinativi, quelli interni crescono dell’1% e quelli esteri del 4,1% rispetto all’analogo trimestre del 2023. “In un contesto geopolitico ancora complicato le imprese lombarde dimostrano ancora una grande capacità di tenuta - ha affermato l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi -, ma c’è la necessità di supportare questi segnali di leggera crescita. Bisogna continuare nell’azione di critica costruttiva e atteggiamento propositivo nei confronti della nuova Commissione Europea affinché corregga gli errori della precedente; quegli errori stanno danneggiando il sistema produttivo ed economico del Continente con il rischio di de-industrializzazione”. 

Tra i settori più performanti ci sono la chimica (+4,5% variazione media annua) e gli alimentari (+2,7%); risultano stabili carta-stampa (+0,3%), gomma-plastica (+0,1%), minerali non metalliferi (-0,2%) e in sofferenza il comparto moda (abbigliamento -1,7%, pelli-calzature -6,8% e tessile -8,3%), ai quali si aggiungono legno-mobilio (-0,8%), mezzi di trasporto (-0,9%), meccanica (-1,6%) e siderurgia (-3,1%). L’occupazione ha subito un rallentamento sia per l’industria (-0,4%) che per l’artigianato (-0,1%), con un aumento del ricorso alla cassa integrazione, in particolare fra tessile, mezzi di trasporto, siderurgia, meccanica e abbigliamento.

“Le imprese e i lavoratori lombardi non possono più aspettare - ha evidenziato il segretario generale della Cisl regionale, Fabio Nava -. Il costo dell’energia continua a pesare sui bilanci, il credito è sempre più costoso e difficile da ottenere, e la mancanza di investimenti rischia di bloccare la crescita. Se vogliamo che la Lombardia continui a essere il motore industriale del Paese occorre avviare tavoli specifici e produttivi che sappiano costruire risposte immediate e condivise. E il lavoro deve essere messo al centro: meno lavoro instabile, più formazione, più sicurezza”. 
L’indagine ha raccolto l’opinione delle imprese sugli elementi di rischio e sulle opportunità nel prossimo futuro. Le principali criticità sono riferite ai rischi geopolitici, mentre tornano positive le aspettative sull’occupazione, anche se la quota di chi non si attende variazioni resta molto alta.

Mauro Cereda
 

( 4 marzo 2025 )

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