L'ultimo impianto di polipropilene PP2 di Basell Poliolefine Italia S.r.l., presente nel Petrolchimico di Brindisi, è destinato alla chiusura definitiva entro fine anno, per “il protrarsi di condizioni di mercato complesse e la presenza di costi strutturali sempre più elevati che ne hanno progressivamente ridotto la competitività” secondo quanto annunciato a Rotterdam dalla multinazionale LyondellBasell e confermato, in sede di consultazione sindacale presso Confindustria nel capoluogo messapico, qualche giorno fa.
“Siamo fortemente preoccupati per tale decisione, benché non inaspettata se si guarda alla strategia europea di riduzione della presenza produttiva del Gruppo - è il commento di Luigi Spinzi, segretario generale Cisl Taranto Brindisi - perciò chiediamo partecipazione e dialogo nella gestione dei percorsi successivi ma soprattutto responsabilità sociale all’azienda, affinché riservi dovuta attenzione a maestranze altamente specializzate ed al territorio dove il rischio è che si cancellino decenni di storia industriale”.
La cessazione del PP2, dopo quella del P9T del 2023 sembrerebbe, dunque, completare un percorso di disimpegno industriale, a Brindisi, del Gruppo anglo-olandese, con conseguenze negative che potrebbero coinvolgere Chemgas e Consorzio Bsg, oltre all’indotto, per un totale di circa 1.500 lavoratori, compresi i dipendenti di Versalis.
“Dalla dismissione di Terni nel 2010 e fino alla recente cessione di altri importanti asset di LyondellBasell, emerge una strategia di cui la città rischia di essere ennesima vittima sacrificale - incalza Marcello De Marco, segretario generale Femca Cisl territoriale - perciò dopo la fermata del P9T avevamo chiesto all’azienda garanzie sul futuro industriale del sito che, però, non solo non sono arrivate ma ci pongono oggi di fronte all’ennesimo tassello di un disimpegno che rischia di cancellare una delle più importanti realtà produttive del Mezzogiorno”.
Se, dunque, il Gruppo “ritiene conclusa l’esperienza del polipropilene a Brindisi, presenti immediatamente un piano industriale alternativo, accompagnato da investimenti concreti e strumenti capaci di salvaguardare l’occupazione diretta e dell’indotto, affinché i costi sociali ed economici della scelta annunciata non vengano scaricati esclusivamente sui lavoratori e sul territorio - annota Antonio Baldassarre, segretario territoriale Cisl con delega al Coordinamento industria.
Presente all’incontro con l’azienda, Carlotta Schirripa segretaria nazionale Femca Cisl che ha chiesto “l’immediata apertura di un tavolo presso il Mimit, coinvolgendo la Regione Puglia, le istituzioni locali e il management aziendale, richiamando LyondellBasell alla propria responsabilità sociale verso questo territorio che, per decenni, ha contribuito alla crescita e alla redditività del Gruppo, avendo messo a disposizione infrastrutture, professionalità, servizi ed accompagnato, anche attraverso politiche pubbliche di sviluppo industriale, la realizzazione e la crescita degli impianti, mentre oggi decine di lavoratori diretti e centinaia di occupati dell’indotto rischiano di pagare il prezzo di scelte aziendali che manderebbero al macero competenze e professionalità maturate nel tempo”.
Il territorio brindisino, alle prese con una transizione industriale, energetica, ambientale, a valle del phase out dal carbone ma con una Centrale Termoelettrica in riserva fredda, non avrebbe affatto bisogno oggi del disimpegno di multinazionali che qui hanno fatto le loro grandi fortune. Per la Cisl e la Femca Cisl, si legge in una nota congiunta “difendere il PP2 significa difendere lavoro, competenze, dignità e futuro, mettendo in campo ogni iniziativa necessaria affinché l’azienda si assuma le proprie responsabilità”. Sono già in programma assemblee unitarie dei lavoratori, atteso che per Brindisi la vertenza LyondellBasell “si rivela già come uno dei principali dossier industriali nazionali della seconda metà del 2026”.
Massimo Caliandro

