Giovedì 16 aprile 2026, ore 18:38

Vertenze

Natuzzi: piano peggiorativo, pronti alla mobilitazione

Si inasprisce il confronto tra Natuzzi e le organizzazioni sindacali al termine dell’ultimo tavolo negoziale tenutosi a Santeramo in Colle, in provincia di Bari. Dopo due giorni di incontri serrati, le sigle di categoria FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil e Filcams, Fisascat, Uiltucs, insieme alle Rsu e alle Rsa del Gruppo Natuzzi hanno espresso una netta contrarietà alla nuova proposta presentata dall’azienda, definita “peggiorativa” rispetto alle ipotesi discusse in precedenza. La vertenza riguarda il futuro industriale del gruppo, storico protagonista del settore dell’arredo imbottito, che sta affrontando una fase di difficoltà legata al calo degli ordini sui mercati internazionali. Una situazione che ha spinto l’azienda a mettere sul tavolo un piano di riorganizzazione con esuberi e possibili chiusure di stabilimenti tra Puglia e Basilicata.

Secondo quanto denunciato dai sindacati, la nuova proposta rappresenterebbe un vero e proprio cambio di rotta rispetto al percorso negoziale avviato nei giorni scorsi. Le organizzazioni parlano di una ristrutturazione unilaterale, con un orizzonte limitato al breve periodo e senza una visione chiara sugli assetti industriali futuri. Tra i punti più critici segnalati c’è il rischio di delocalizzazione produttiva, con il trasferimento di parte delle attività in Romania. Un’ipotesi che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, avrebbe un impatto pesantissimo sull’occupazione e sull’intero tessuto economico del territorio. 

Non meno preoccupante è il piano di riduzione dei costi, che si baserebbe su esodi incentivati, ricorso agli ammortizzatori sociali e ridimensionamento della capacità produttiva. I sindacati temono un aumento significativo della cassa integrazione, che potrebbe superare il 70%, con conseguenze dirette sui redditi dei lavoratori. Nel dettaglio, restano confermate alcune misure già circolate nei giorni scorsi, tra cui la chiusura dello stabilimento Jesce 2 a Santeramo, la cessione del sito di La Martella a Matera e la vendita dello stabilimento di Ginosa, in provincia di Taranto. Decisioni che, se attuate, segnerebbero un ridimensionamento rilevante della presenza industriale del gruppo nel Mezzogiorno.

Particolarmente contestata anche la proposta economica per gli esuberi. L’incentivo all’esodo previsto, pari a 50mila euro dilazionati in cinque anni, viene giudicato “inaccettabile” dalle organizzazioni sindacali, che sottolineano l’assenza di strumenti concreti di accompagnamento alla pensione. I sindacati hanno ribadito la necessità di un confronto vero e trasparente, accusando l’azienda di non aver fornito spiegazioni adeguate rispetto al cambiamento di impostazione. Il timore è il rischio di uno smantellamento progressivo della base produttiva nell’area della Murgia, con ricadute economiche e sociali rilevanti per l’intero territorio.

In questo contesto, i sindacati rilanciano la proposta di rafforzare il progetto Natuzzi Industrial S.r.l., considerato uno strumento utile sia per salvaguardare l’attuale perimetro produttivo sia per attrarre nuove partnership industriali. Di fronte a quella che viene definita una situazione sempre più critica, le organizzazioni annunciano ora l’avvio di iniziative di mobilitazione. L’obiettivo è quello di difendere i livelli occupazionali e garantire una prospettiva industriale sostenibile per i siti produttivi coinvolti.

"Il dietrofront di questi giorni è grave e sbagliato - afferma con determinazione Ottavio De Luca, segretario generale Filca Cisl - perché prevede una ristrutturazione unilaterale, rischi sul mantenimento dei livelli occupazionali, una proposta di incentivi all’esodo senza garanzie e strumenti di accompagnamento. Addirittura si paventa il rischio di un trasferimento all’estero di produzioni attualmente realizzate negli stabilimenti in Puglia e Basilicata, nonostante il recente impegno sul reshoring, vale a dire il rientro di produzioni precedentemente delocalizzate in Romania. Tutto questo - conclude - avviene nonostante da oltre 20 anni Natuzzi continui a ricevere soldi pubblici per gli ammortizzatori sociali”. La vertenza resta quindi aperta e il clima tra le parti appare sempre più teso. 

Sara Martano

( 15 aprile 2026 )

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