Sabato 18 luglio 2026, ore 1:48

Lavoro

Portuali: necessario riconoscere l’attività come usurante

Sui moli della Lanterna la gioventù pare un ricordo e l’età di molti, forse persino di troppi che sostengono un lavoro così rischioso e pesante, è over 50.  Situazione che fa scattare un campanello di allarme da parte di Fit Cisl Liguria e per cui Mauro Scognamillo, che ne è segretario generale nella regione, è perentorio nel chiedere che tale attività venga riconosciuta come “usurante” e chiede “strumenti previdenziali che possono aiutare i lavoratori dopo una vita passata in banchina”, senza tralasciare l’assoluta necessità di investire in formazione per nuove professionalità ed avere garanzia di un ricambio generazionale. Parimenti, sottolinea Scognamillo, alla necessità di attuare un ricambio generazionale, occorre pure “conservare quel patrimonio di competenze che ogni giorno rendono il nostro sistema portuale ligure una grande eccellenza italiana ed europea”. Occasione per trattare un tema primario nell’Italia marinara e nella regione iconica quanto a porti e shipping, un grande convegno targato Fit Cisl Liguria dal titolo “Porti e lavoro: le sfide del cambiamento - Attrarre nuove competenze e riconoscere la professione come usurante”. Location quanto mai adeguata a dibattere l’argomento Palazzo San Giorgio a Genova, sede dell’Autorità Portuale. “E’ importante - insiste Scognamillo - contestualizzare il ricambio generazionale che dal 1984, quando c’è stato il grande boom delle assunzioni in porto, non ha avuto cambiamenti e quindi ci troviamo con gli stessi che dopo anche 30 anni hanno necessità di lavorare in maniera meno devastante di quello che oggi è il lavoro portuale, con elettrificazione, digitalizzazione e non ultima l’intelligenza artificiale. Ai giovani poi occorre fornire attività a loro più congeniali facili da apprendere”.

All’importante convegno c’è stato pure il contributo di Vincenzo Pagnotta, segretario nazionale Fit Cisl, che ha messo in primo piano, nel suo intervento, proprio rischi e condizioni non facili per i portuali, il cui lavoro è spalmato su 24 ore, giorno e notte. E Pagnotta non ha dimenticato di indicare le nuove grandi opportunità tecnologiche per migliorare la qualità del lavoro, quali appunto digitalizzazione, automazione e intelligenza artificiale, che tuttavia sono imprescindibili dalla partecipazione dei lavoratori. “Occorre riportare al centro il lavoro portuale”, puntualizza Luca Maestripieri, segretario generale Cisl Liguria, che sottolinea come siano certo importanti i temi tecnici, ma come poi il “fattore umano” sia primario.  A fornire dati numerici sui lavoratori portuali è stato Andrea Appetecchia, responsabile Osservatorio Logistica e Trasporto Merci Isfort, che ha evidenziato la contraddizione tra crescita delle operazioni e la diminuzione dei posti di lavoro, che sono 16mila circa attualmente, contro i 21mila del 1984, Complice certamente anche la tecnologia, per cui serve sempre meno l’essere umano, ma d’altro canto c’è l’usura dei lavoratori, tanto che oggi chiedono di inserire questa attività tra i lavori usuranti.

Dino Frambati

( 30 giugno 2026 )

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