Venerdì 15 maggio 2026, ore 2:44

Automotive

Stellantis: necessario un piano industriale che rilanci l’Italia e difenda l’occupazione

Il futuro industriale di Stellantis in Italia passa da investimenti, occupazione e nuove strategie produttive. È questo il messaggio lanciato dal Coordinamento nazionale Fim in vista dell’Investor Day 2026 che il Ceo Antonio Filosa presenterà a Detroit il 21 maggio. Al centro del confronto, la forte preoccupazione per la situazione che stanno vivendo diversi stabilimenti italiani del gruppo e l’intera filiera della componentistica, alle prese con cali produttivi, ricorso agli ammortizzatori sociali e incertezze occupazionali.

Nel documento approvato dal Coordinamento, la Fim chiede che il nuovo Piano Industriale rappresenti “una svolta concreta e positiva” e riconfermi il ruolo strategico dell’Italia all’interno del gruppo Stellantis. Il sindacato metalmeccanico ribadisce la necessità di garantire il mantenimento di tutti i siti produttivi e delle attività collegate, evitando chiusure e riduzioni unilaterali dell’occupazione. “Abbiamo elaborato questo documento come Fim Cisl per chiarire quali siano le iniziative necessarie a garantire il futuro degli stabilimenti e dell’occupazione di Stellantis, considerando anche tutti i lavoratori dell’indotto - afferma il segretario generale Fim Ferdinando Uliano -. Chiediamo che ci sia l’impegno a non chiudere stabilimenti, attività produttive e altre attività di Enti, a non ricorrere a licenziamenti e riduzioni occupazionali unilaterali. La centralità dell’Italia la riscontreremo nelle scelte che verranno attuate e dalle loro prospettive”.

Tra le richieste avanzate al gruppo automobilistico figura anche il rafforzamento della progettazione e della ricerca legata ai marchi italiani come Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Maserati, oltre allo sviluppo dei veicoli commerciali e delle future motorizzazioni. La Fim considera strategico il rilancio della capacità italiana nel campo dei motori, storicamente riconosciuta come uno dei punti di eccellenza dell’ex Fca e della Fiat nel mondo. Il sindacato chiede inoltre la conferma della produzione in Italia dei modelli Jeep destinati al mercato europeo, considerata fondamentale per garantire volumi produttivi e occupazione.

Secondo il Coordinamento, il Piano Industriale 2026 dovrà indicare con chiarezza la quantità degli investimenti e distinguerne le diverse tipologie: infrastrutture, ricerca e sviluppo, nuove piattaforme, formazione e innovazione tecnologica. Particolare attenzione viene chiesta sui temi della digitalizzazione, della guida autonoma, dei servizi alla mobilità e del recupero del gap competitivo sull’elettrico. La Fim sollecita anche la definizione di un cronoprogramma dettagliato che indichi tempi di realizzazione, lanci produttivi, stime dei volumi e impatti occupazionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente il ricorso agli ammortizzatori sociali e favorire nuove assunzioni, accompagnate da percorsi di stabilizzazione contrattuale e ricambio generazionale.

Per il sindacato, il rilancio di Stellantis deve produrre effetti positivi anche sull’indotto, oggi in una situazione di forte sofferenza produttiva e occupazionale. “Al Ceo Antonio Filosa chiediamo nel nuovo Piano Industriale una svolta concreta e positiva, fatta di nuovi investimenti, nuovi modelli e di una strategia capace di mettere al centro lo sviluppo di un settore strategico per l’economia del nostro Paese”. E aggiunge: “Chiederemo momenti di verifica puntuali”evidenziando la necessità di un confronto sindacale continuo sullo stato di avanzamento del piano. Il Coordinamento ritiene infatti fondamentale avviare da subito un confronto approfondito con l’azienda, articolato per ciascun stabilimento e per ogni area produttiva, così da ottenere tutte le garanzie necessarie.

Nel documento approvato emerge anche una forte critica all’attuale situazione del settore automotive in Europa e propone un piano europeo straordinario sostenuto da debito comune e da un nuovo fondo con risorse paragonabili al Next Generation EU. Secondo la Fim la transizione ecologica del comparto non può essere affrontata senza adeguati strumenti di sostegno alle imprese e ai lavoratori. “Al Governo e all’Europa - conclude Uliano - chiediamo una scelta che, oltre a definire un quadro regolatorio sulla CO₂ sostenibile sia sul piano ambientale sia su quello sociale, accompagni il processo di transizione con fondi dedicati al rafforzamento degli investimenti e alla tutela delle prospettive industriali e occupazionali”.

Sara Martano

( 14 maggio 2026 )

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