Tiscali chiude la sede di Taranto comunicando ai 17 lavoratori rimasti dopo una serie di ridimensionamenti - inizialmente erano 140 - il loro trasferimento a Bari dal 13 maggio. Trasferimento contestato da Fistel Cisl e Slc Cgil che ieri hanno tenuto una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il parlamentare di Forza Italia, Vito De Palma. "La lettera che reca in oggetto la voce "trasferimento di sede", è firmata dal responsabile delle risorse umane di Tiscali ed ha raggiunto 17 tra operatrici e operatori del sito di Taranto - hanno detto Tiziana Ronsisvalle e Gianfranco Laporta rispettivamente di Slc Cgil e Fistel Cisl. Sono gli ultimi 17 lavoratori che hanno resistito in questi anni alle bordate arrivate dall'ex multinazionale della telefonia made in Sardegna che ora, dopo un tracollo finanziario, ha portato i libri in Tribunale ed è disposta a cedere il ramo d'azienda al gruppo Canarbino. A Taranto erano in 140 - hanno aggiunto i sindacalisti - poi molti hanno accettato incentivi all'esodo per la paura di ritrovarsi senza lavoro e senza reddito, ma ora quel trasferimento in altra sede per i 17 rimasti è l'ennesimo atto di forza del gruppo che sa che per procedere alla formalizzazione dell'offerta vincolante presentata da Canarbino Spa, deve alleggerire il più possibile il peso della forza lavoro". Secondo Slc e Fistel, "si tratta di un ricatto. Come si può immaginare che questa possa essere una soluzione possibile per lavoratrici e lavoratori che arrivano a prendere circa mille euro al mese e a cui ora si chiede di sostenere ulteriori spese per il trasferimento in altra sede o in altra città?". Inoltre, hanno specificato i rappresentanti sindacali, "attualmente non arrivano novità rilevanti neanche dall'ultima riunione in sede ministeriale per la procedura di composizione negoziata della crisi avviata l'1 marzo scorso. L'azienda - spiegano i sindacalisti - ci conferma solo che l'offerta per il perimetro A (affitto e successivo acquisto del ramo B2C, ramo Web mail e marchi Tiscali e Linkem) rimane esclusivamente quella vincolante del gruppo Canarbino e resta assolutamente in silenzio sul futuro dei lavoratori. Taranto dunque rischia di scomparire. Sino al 13 maggio non staremo fermi a guardare e chiediamo alle istituzioni territoriali di sostenere la lotta di questi lavoratori che insieme al loro posto di lavoro difendono un presidio produttivo fino a pochi giorni fa presente sul territorio", concludono i sindacati.
Ce.Au.

