Domenica 14 agosto 2022, ore 11:17

Welfare

Anziani: al Sud fragilità più diffuse, al Nord più ricoveri in Rsa

In Italia crescono le fragilità, con l’invecchiamento della popolazione, e sanità e assistenza fanno progressi ma ancora troppo lentamente. Il quadro è stato delineato dalla “Mappa delle fragilità” realizzata dal ministero della Salute. In Italia, secondo il report, il 35,5% degli over 60 presenta una fragilità di grado lieve, il 14,4% una fragilità di grado moderato e il 6,5% una fragilità di grado severo. Di fatto, su cento persone over 60, venti sono affette da fragilità moderata o severa che, rapportato alla popolazione italiana, corrisponde a quasi 4 milioni di anziani con aumentati bisogni socio-assistenziali rispetto al resto della popolazione. I soggetti over 60 che presentano una fragilità severa corrispondono al 5,3% degli anziani residenti al Settentrione, il 6,2% al Centro e 8,2% al Sud e Isole. Si evidenzia dunque una forte correlazione inversa tra il livello di fragilità misurato e lo stato socioeconomico della popolazione.
Governo e Regioni sono al lavoro da mesi per riformare il sistema dell’assistenza. E, per una volta, le risorse non mancano. Il Piano nazionale per la non autosufficienza 2022-2024, predisposto dal ministero del Lavoro di concerto con Salute e Mef, ha appena ricevuto il via libera della Conferenza delle Regioni. Arrivano dunque nuove risorse per garantire i livelli essenziali delle prestazioni sociali, in particolare per persone con disabilità e anziani non autosufficienti. Il Fondo per le non autosufficienze nel triennio 2022-2024 stanzia 822 milioni di euro nel 2022, 865,3 milioni di euro nel 2023 e 913,6 milioni di euro nel 2024. Saranno le Regioni a delineare, confrontandosi, con autonomie locali, parti sociali ed enti del Terzo settore, i piani di intervento.
Il futuro della cura di anziani e non autosufficienti, in base alle nuove linee guida del Governo, è nell’assistenza domiciliare. E l’Italia deve fare ancora molta strada per arrivarci. L’assistenza domiciliare integrata (ADI), infatti, cresce lentamente: nel 2021, 403.003 persone over 65, pari a poco meno del 2,9% degli anziani, hanno ricevuto cure ed assistenza presso il proprio domicilio. Anche qui, le differenza territoriali sono ampie. L’Abruzzo, il Veneto, la Sicilia, la Basilicata e la Toscana sono le Regioni dove l’assistenza domiciliare è più diffusa. 
Va sottolineato che, mentre le politiche sanitarie della maggior parte dei Paesi europei identificano nella casa il luogo privilegiato per le cure, in Italia si è registrato un incremento, sebbene molto esiguo, del numero di anziani assistiti in Rsa: nel 2014 erano 281.470, oggi 317.260. Nel 2021, per il 2,28% degli anziani di età pari o superiore ai 65 anni veniva registrato uno o più ricoveri in Rsa. Le percentuali sono più alte al Nord. Al Centro-Sud si continua a privilegiare di più la scelta di tenere gli anziani in casa.
Una scelta che il Pnrr punta a supportare, con risorse e servizi. Il Piano investe complessivamente 15,63 miliardi di euro nella Missione 6 Salute, cui si aggiungono le risorse Piano Nazionale Complementare (2,89 miliardi) e React-Eu (1,71 miliardi), per un totale di 20,23 miliardi.
Per rafforzare l’assistenza sanitaria territoriale si prevedono interventi sulle reti di prossimità, nelle strutture intermedie e nella telemedicina. Il perno della riforma è il Distretto sanitario, al cui interno dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la Casa della Comunità, attraverso cui garantire cure mediche di prossimità e minore pressione sugli ospedali. La Casa della Comunità si propone come modello organizzativo di approccio integrato e multidisciplinare attraverso équipe territoriali e rappresenta il luogo privilegiato per l’erogazione di interventi sanitari e di integrazione sociale.
Ilaria Storti

( 4 agosto 2022 )

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