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Arsenico nei rubinetti, un triste primato italiano

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L’uomo non vive di solo pane. E, alla vigilia di Expo 2015, è bene chiederci con quali ingredienti confezioniamo il cibo che tutti i giorni mettiamo in tavola. La farina certamente, ma soprattutto l’acqua, che in aree sempre più vaste del pianeta rappresenta una vera e propria emergenza tanto sul piano quantitativo quanto su quello qualitativo. Il problema ha assunto dimensioni tali che in alcune regioni del mondo la scarsità di acqua è diventata una fonte di instabilità economica e politica. La guerra civile siriana, ad esempio, è esplosa nel 2011 dopo una prolungata siccità: 1,8 milioni di persone sono state spinte a lasciare le campagne per riversarsi in città, facendo aumentare l’importanza delle infrastrutture idriche e aumentando le tensioni sociali.

In Europa non si può dire che l’emergenza idrica abbia mai assunto tale drammaticità, ma il problema esiste eccome se - come sostiene l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) - un europeo su 5 non ha acqua potabile e 40 bambini muoiono ogni giorno in Europa di diarrea a causa della mancanza d’acqua o per la cattiva qualità della stessa. E l’Italia è tra i paesi che stanno messi peggio, anche se gli organi di informazione dedicano poco spazio all’argomento. Dati alla mano, stando all’ European pollutant release and transfer register , un registro delle emissioni inquinanti prodotte dalle varie industrie europee, l’Italia è prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e perfino cianuro nell’acqua destinata alla potabilità. Mentre risulta seconda, dopo la Germania, per i cloruri.

Un inquinamento in larga parte dovuto all’uso eccessivo di pesticidi per troppo tempo. La questione è talmente seria che lo scorso ottobre, su raccomandazione del commissario Ue per l’Ambiente, la Commissione europea ci ha inviato una lettera di avvertimento finale in cui ci viene contestata l’incapacità: “di garantire che l’acqua destinata al consumo umano sia conforme alle norme europee”, pur avendo ricevuto già tre avvertimenti per metterci a norma. Il primo di questi avvertimenti risale addirittura al 2010 quando la Commissione europea stila la lista di 128 comuni italiani (di cui ben 91 nella sola sola regione Lazio) in cui la concentrazione di arsenico può tranquillamente arrivare a superare i 50 microgrammi per litro, come a Velletri, alle porte di Roma, cioè più di 50 volte il livello autorizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E parliamo di uno dei veleni più micidiali al mondo. L’Oms ha infatti stabilito che bevendo acqua con una concentrazione di arsenico superiore ai 20 microgrammi per litro, aumentano in maniera esponenziale le probabilità di sviluppare un cancro ai reni, ai polmoni, alla pelle, alla vescica, al fegato.

Come se ciò non bastasse, secondo la direttiva europea sull’acqua ( EU Water Framework Directive ), a valere da quest’anno, nell’Unione Europea si dirà che un’acqua è potabile sulla base dello stato chimico di 33 inquinanti detti prioritari. Peccato che la scelta di questi 33 prodotti lasci più di un dubbio circa le pressioni esercitate dalle lobbies delle industrie chimiche su Bruxelles. Secondo uno studio realizzato sui più importanti fiumi in Europa e pubblicato sulla rivista Scienze Direct a maggio del 2011, infatti, risulta che i 2/3 degli inquinanti presenti nei maggiori bacini idrici d’Europa sono pesticidi. Eppure, questi pesticidi non fanno parte dei 33 inquinanti che l’Ue chiede di verificare. Ciò vuol dire che allorquando il consumatore europeo beve un bicchiere d’acqua giudicato potabile dalla direttiva europea, quest’acqua contiene in verità dei veleni che Bruxelles ha deciso di non classificare. Il dr Peter von der Ohe, ricercatore presso il Centre Helmholtz de recherche environnementale (UFZ), tra gli autori del rapporto, avverte: “Nessuno di questi pesticidi compare nella lista dei 33 inquinanti prioritari, che devono essere sorvegliati dall’autorità in tutta l’UE (…). La terbutilazina è un composto strutturalmente legato agli inquinanti simazine e atrazine, il cui uso è vietato. Oggi, la maggior parte delle sostanze presenti non è monitorata, mentre i prodotti chimici sono stati vietati e non sono più usati. La Direttiva quadro europea sull’Acqua dovrebbe assicurare l’avvenire, non solo archiviare le sostanze chimiche presenti, ma anche sorvegliare i loro effetti. Le autorità europee danno stranamente troppa poca attenzione ai pesticidi anche se questi sono più tossici e pericolosi”. In altre parole, ci sono dei prodotti chimici che sono vietati nell’Unione Europea per la loro pericolosità, ma che si ritrovano stranamente nell’acqua che si beve, perché l’Ue vieta, sì, ma non si accinge più a controllare se questo prodotto rientra nella composizione degli altri prodotti o no. Un gran bel regalo in vista di Expo 2015! Jean Paul Pougala, economista e direttore dell’Istituto di Studi Geostrategici di Douala in Cameron, nel raccontare questa storia sul suo blog (wwww.pougala.org) arriva a prefigurare un futuro in cui l’Europa sarà costretta ad importare dall’Africa navi-cisterna cariche d’acqua. Già, perché nel continente nero sono gli acquedotti a mancare, non certo le riserve di acqua pulita di cui il sottosuolo è ricco. Fantascienza? Può darsi. Ma, chissà perché, è stato uno dei primi pensieri che mi sono venuti in mente guardando le immagini dell’ultima strage di migranti naufragati nel canale di Sicilia.

Ester Crea

( 26 aprile 2015 )

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