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Ambiente 

Ambiente, transizione in corso 

Il ministero della Transizione Ecologica è una buona cosa, a giudizio di tutti, e non solo perché agevolerà la transizione verso un Governo Draghi. Il mondo politico e sindacale e quello delle associazioni ambientaliste esprime soddisfazione per la sua istituzione. Ma c’è una discriminante fondamentale: per funzionare, il ministero ha bisogno di risorse. In Francia, per esempio, il budget assegnatogli è di 48 miliardi di euro. Le risorse, tra l’altro non mancherebbero, considerato che c’è il Recovery Fund. Non solo. Molto più che i grillini, è l’Europa a chiederci enormi investimenti sull’ambiente. Dunque, il nuovo Governo dovrà raddrizzare il Piano di ripresa e resilienza che oggi si limita alle enunciazioni. L’Europa ha dato indicazioni chiare ed è noto che per aver i soldi del Recovery, bisogna seguirle. La Ue ha chiesto di spendere il 37% delle risorse del Recovery per la lotta alla crisi climatica. Si tratta così di una torta da oltre 77 miliardi da dover utilizzare nei prossimi anni, senza considerare che tutte le altre voci di spesa dovranno essere accompagnate da un dettagliato piano di impatto ambientale. Non solo. A dicembre la Ue ha anche alzato gli obiettivi green per il 2030. Rispetto a questo, il nostro Piano è già in ritardo.
Se qui da noi è la novità del momento, in Francia il ministero della Transizione è roba vecchia di un anno e con un passato cinquantennale alle spalle. Era il 1971 quando il “Ministère de l'Environnement” è diventato uno dei dicasteri più importanti dell’amministrazione statale francese; anche se il nome attuale è dell’anno scorso. Prima c’è stato il ministero dell’ambiente e del modo di vivere, ministero per la qualità della vita, ministero dello sviluppo sostenibile e così via. Il primo ministro dell’Ambiente fu Robert Poujade che lo definì “il ministero dell’impossibile” per le svariate competenze attribuite. Oggi il dicastero è a guida di una macroniana: Barbara Pompili. Ed è uno dei tre ministeri di peso del Governo. Nell’organigramma disponibile sul sito ufficiale, è il secondo per ordine di importanza, dopo quello dell’Europa e degli Affari esteri.
A dare l’idea del peso che ha, è il budget assegnatogli da Macron nell’ultima manovra il bilancio: 48,6 miliardi, ossia 1,3 miliardi in più del 2019. Già prima della pandemia, dunque, il ministero gestiva risorse che in Italia valgono più di una normale manovra finanziaria. Di questi 48 miliardi, 15,4 sono dedicati esclusivamente alla transizione ecologica, 16 miliardi alla politica abitativa e 8 miliardi ai trasporti.
Tanti soldi, tanti dossier da seguire. Il dicastero si occupa di ambiente, di trasporti, delle questioni energetiche, delle politiche abitative e della difesa della biodiversità.
Il presidente francese Macron, in vista delle elezioni presidenziali del 2022, sta dando ancora più rilievo al tema ambientale e tra i progetti cardine della sua agenda c’è quello sul clima. L’obiettivo è quello di mettere l’ecologia al centro del modello francese: “nella scuola, nei servizi pubblici, nella giustizia ma anche nella politica degli alloggi e della città”, ha detto la ministra Pompili.

Ilaria Storti
 

( 11 febbraio 2021 )

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