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Clima, l’ora delle scelte vere

L’umanità, che subisce le conseguenze del cambiamento climatico, deve scegliere tra ”la speranza” di un mondo migliore agendo; o la ”capitolazione”, Lo ha detto il segretario generale dell'Onu Guterres aprendo kunedì a Madrid la Cop25. Per 12 giorni si confronteranno le delegazioni di 196 Paesi firmatari dell'accordo di Parigi del 2015.

Guterres ha chiesto ai rappresentanti dei Paesi se vogliono davvero essere ricordati come ”la generazione che ha messo la testa sotto la sabbia, che si gingillava mentre il pianeta bruciava”. E ha ricordato i nuovi dati che mostrano come i gas serra abbiano raggiunto livelli record e che se non si agisce subito contro il carbone ”tutti i nostri sforzi per combattere i cambiamenti climatici sono destinati al fallimento”.

L’obiettivo principale dell’appuntamento di Madrid è incoraggiare gli Stati firmatari a rivedere, entro la fine del 2020, il loro impegno a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. L'accordo di Parigi del 2015 prevede che i circa 200 Paesi firmatari rivedano i loro impegni di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro la fine del 2020.

Intanto uno studio dell’Oxfam fa sapere: in Paesi a basso e medio-basso reddito - come India, Nigeria e Bolivia - la popolazione ha una probabilità quattro volte maggiore di essere sfollata a causa di catastrofi climatiche rispetto alle persone che vivono in paesi ricchi come gli Stati Uniti. Circa l’80% di tutte le persone sfollate nell’ultimo decennio vive in Asia, dove oltre un terzo delle persone vive in condizioni di povertà estrema. In Africa l'emergenza climatica sta minacciando la sopravvivenza di decine milioni di persone che rischiano di morire di fame a causa di eventi climatici sempre più estremi e imprevedibili spesso aggravati dai conflitti che attraversano il continente. Come in Somalia, uno dei Paesi più poveri al mondo, dove solo nell'ultimo anno si contano oltre un milione di sfollati interni a causa della guerra civile in corso e dell'alternarsi di gravissime siccità e alluvioni.

Ue e Stati Uniti ”sono responsabili da sole del 54% del costo danni causati dalla crisi climatica nel Sud del mondo”, sottolinea Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. La

conseguenza è che negli ultimi 10 anni i Paesi poveri hanno subito perdite economiche equivalenti al 2% del proprio reddito nazionale a causa del caos climatico, percentuale che può arrivare al 20% nei paesi più colpiti.

L'informazione e il confronto sulla partecipazione della delegazione italiana alla Cop 25 di Madrid è uno dei punti della lettera inviata al Ministro dell'Ambente Costa, Cgil, Cisl, Uil. I sindacati propongono 17 punti per un calendario condiviso: dalla legge di Bilancio al decreto clima fino ad arrivare ad un avvio del confronto sulla strategia per la decarbonizzazione al 2050.

( 2 dicembre 2019 )

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