Martedì 26 marzo 2019, ore 2:24

Quotidiano di informazione socio‑economica

Intervista

Come cambia il racconto della politica italiana

di Giampiero Guadagni

L’ennesimo aggiramento della democrazia rappresentativa. Forse il più vistoso. Il voto sulla piattaforma Rousseau per stabilire quale dovrà essere la decisione dei senatori pentastellati in Giunta per le autorizzazioni segna uno spartiacque per la politica italiana. E anche per chi la racconta, con passione indomita. Come nel caso di Alberto Ciapparoni, da 18 anni cronista parlamentare per Rtl 102,5. Ciapparoni ha di recente scritto un godibilissimo libro ”A spasso per Montecitorio”: curiosità, segreti e aneddoti che riguardano storia e cronaca della sede della Camera dei Deputati.

Ciapparoni, ma allora: come si riesce a raccontare la politica italiana nell'era dei social e del governo gialloverde?

Il mestiere del giornalista parlamentare sta cambiando radicalmente, anzi già in parte è mutato. La situazione dei social ha comportato una trasformazione a 360 gradi. Ma sin dai tempi del governo Renzi - quando ci fu il difficile passaggio con Enrico Letta al quale poco prima aveva scritto il famoso tweet “Enrico stai sereno” - questo aspetto dei social si è in qualche modo amplificato e allargato sempre di più. Il Palazzo di Montecitorio e quelli del potere rimangono certamente centrali per le decisioni, perché questo prevede la Costituzione e prevedono le leggi. Tuttavia molte delle posizioni della politica vengono annunciate proprio attraverso i social, quindi un giornalista parlamentare deve seguire sempre di più i profili twitter e facebook soprattutto di Di Maio, di Salvini, di Renzi. Ripeto: è un mestiere che si sta evolvendo, difficile dire se in meglio o in peggio.

Qual è, più in generale, lo stato di salute dell'informazione politica italiana?

Ci sono due aspetti. Il primo è occupazionale, e non è un bell’aspetto. Ci sono molte realtà editoriali in difficoltà: parlo in particolare dei colleghi delle agenzia di stampa, in un momento cruciale della loro vita professionale perché stanno cambiando anche loro il modo di lavorare soprattutto per l’aspetto social. Poi, e vale per tutti, ci sono i problemi legati al taglio dei contributi avvalorato dall’attuale governo e della maggioranza che lo sostiene. Resta però l’altro aspetto: per chi ha passione politica, il fascino di seguire determinati personaggi che di volta in volta hanno i riflettori della scena puntati e che presentano caratteristiche che possono essere interessanti e da studiare. La personalizzazione della politica, dai tempi di Berlusconi in poi, ha prodotto approfondimenti e riflessioni che possono dare spunti significativi. C’è anche il rovescio della medaglia: la personalizzazione ha portato anche una radicalizzazione dei toni che negli ultimi tempi sta spesso andando oltre i limiti e che provoca anche amarezza.

Montecitorio è il bersaglio di tutti gli strali e le indignazioni del Paese. L’icona del Palazzo che il M5S minacciava di ”aprire come una scatoletta di tonno”. Ma dentro si respira ancora un po' della antica atmosfera di sacralità?

In effetti molte notizie che arrivano dal palazzo suscitano rabbia o indignazione, sentimenti che si sono manifestati con il voto del 4 marzo. Ma quando ti avvicini al Palazzo e magari hai la possibilità di visitarlo, la sensazione è diversa perché respiri proprio quell’aria di sacralità a cui accennavi tu. Già dall’esterno il Palazzo è imponente, sta qui da cinque secoli, è bello e tenuto bene. Quando entri dentro ne puoi ammirare tutte le bellezze, perché è ricco di opere artistiche straordinarie. E avverti quella sensazione di sacralità delle istituzioni.

Non posso non chiederti, da affidabilissimo osservatore quale sei, previsioni sul futuro dell’alleanza gialloverde.

Classica domanda da un milione di dollari. Direi che fino alle elezioni europee la maggioranza è destinata a stare in piedi, nonostante le tante tensioni, frizioni e le preoccupazioni sul fronte economico. In questo momento i migliori alleati della maggioranza sono le opposizioni, in chiara difficoltà dopo la durissima sconfitta elettorale dello scorso anno. Sia il Pd sia Forza Italia devono trovare leader e strategia politica.

Qual è un episodio che racconti nel tuo libro e che merita di essere conosciuto?

A me piace ricordare la storia della fontanella presente nella sala stampa della Camera. Accanto c’era una bottiglia di anice, perché era d’uso soprattutto per i deputati del Sud farsi un cicchetto. A quella fontanella ci ha bevuto anche Benedetto croce. L’abitudine è sparita negli anni, perché a sparire misteriosamente era la bottiglia. C’era infatti qualcuno che la sottraeva. I commessi inizialmente hanno tentato di evitare questo furto levando il tappo della bottiglia, in maniera tale che il furbo di turno rischiasse il rovesciamento de contenuto. Ma non c’è stato nulla da fare perché la bottiglia spariva comunque e alla fine l’amministrazione di Montecitorio ha deciso di sospendere questa tradizione.

Qual è invece l'aneddoto più curioso a cui ti è capitato di assistere personalmente in questi anni?

Uno divertente è quello che riguarda l’allontanamento di Claudio Lotito, patron della Lazio (mia squadra del cuore) dal Transatlantico, perché aveva solamente l’accredito relativo alla ”Corea”, il corridoio che corre a fianco del Transatlantico dove possono stare gli ospiti dei deputati. Lotito si era allungato fino alla bouvette e stava parlottando con altri deputati dell’allora Popolo della Libertà per confrontarsi sulla lista alle regionali nell’occasione in cui vinse la Polverini. C’erano stati problemi di forme, non si era riusciti a presentare in tempo la lista per cui c’era un capannello intorno a lui, tra deputati, giornalisti e funzionari che aveva attirato l’attenzione dei commessi. In particolare ce ne era uno tifoso della Roma che ha verificato come l’accredito non fosse quello corrispondente e lo ha allontanato. Alla fine Lotito è stato accompagnato fuori da un altro commesso di provata fede laziale. Insomma, una specie di derby del Transatlantico.

( 18 febbraio 2019 )

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