Domenica 18 aprile 2021, ore 7:15

Quotidiano di informazione socio‑economica

Governo 

Covid, pressing per calendario riaperture e nuovi indennizzi 

Ad aprile l'Italia resterà chiusa ma sale il pressing per avere una programmazione delle riaperture e anche dei ristori alle categorie più colpite dai divieti. Un pressing che non viene solo dalla Lega. Il presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, chiede di “provare a fissare un orizzonte di riapertura per alcune categorie che sono nel dramma”. Il governatore fa l'esempio degli operatori del wedding, incontrati di recente, che “non lavorano da un anno e mezzo, ma anche parrucchieri ed estetisti”. Il timore, spiega Bonaccini, “è che se presto non riaprono si spostino le persone in casa dei privati”.
Sul fronte dei ristori, anche membri del Governo chiedono di fare di più e più velocemente. “Sappiamo che con il decreto di qualche giorno fa è stato fatto solo una parte di quanto necessario - sottolinea il ministro del Lavoro, Orlando - e che dobbiamo fare di più e che dobbiamo metterci subito al lavoro per andare in questa direzione”.
Orlando parla anche dell'obbligo vaccinale per i sanitari, spiegando che il senso della norma voluta dal Governo è quello di dichiarare chi non si vaccina inidoneo a svolgere funzioni a contatto con le persone più fragili, che non devono correre rischi “per la scelta di chi rifiuta di vaccinarsi”.
Sulla norma anche i sindacati esprimono un giudizio positivo. Si tratta di una risposta “opportuna e adeguata”, secondo il segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini. “Nessuna punizione o accanimento - afferma il sindacalista -, a fronte della scelta di non prevedere una disposizione normativa specifica che obblighi la popolazione al vaccino, come previsto dalla carta costituzionale, ma specifiche conseguenze mirate per chi, svolgendo professioni ad elevato rapporto con soggetti a maggior rischio, può essere causa o tramite di contagio”.
Vaccinarsi sarà, difatti, considerato requisito essenziale per l’esercizio di specifiche professioni in area sanitaria, tra le quali i farmacisti e gli operatori socio-assistenziali delle RSA. “Sul piano delle responsabilità - aggiunge Colombini -, equa l’introduzione dello scudo penale per chi è chiamato alla somministrazione del vaccino, ancor più considerato che, in concerto con i ministeri competenti, come Parti sociali, stiamo definendo le modalità per là vaccinazione negli ambienti di lavoro. L’equilibrio richiamato dalla nostra carta costituzionale tra tutela della salute del singolo e interesse della collettività, in un tempo di pandemia, non può che promuovere ad una più ampia responsabilità di ciascuno all’agire per il bene comune, ma quando nel comune sentire non è corale tale atteggiamento, il decisore istituzionale deve svolgere il proprio ruolo”. La difesa della salute pubblica, rimarca il segretario confederale, “è un bene che nessuno può mettere, per alcuna personale convinzione, a repentaglio”.
Anche la Cisl Fp giudica equilibrato il provvedimento, “per le procedure e per la previsione di uno ‘scudo penale’ a tutela degli operatori”. Norme che, “da un lato limitano le azioni unilaterali e i provvedimenti disciplinari da parte dei datori di lavoro nei confronti del personale interessato, dall’altro chiedono un atto di responsabilità a tutti gli operatori della Sanità a tutela del malato e delle persone che sono impossibilitate a vaccinarsi”.
“La vaccinazione - sottolinea il segretario generale della Cisl Fp, Maurizio Petriccioli - è essenziale per poter operare in sicurezza nel mondo dell’assistenza sanitaria, socio-sanitaria pubblica e privata, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali perché oltre alla propria salute, viene tutelata quella dei familiari, quella dei pazienti più fragili ed esposti e si procede più speditamente verso i livelli di copertura nazionali che favoriscono l’immunizzazione di gregge, così come sta avvenendo in tutti i Paesi avanzati del mondo”.

Ilaria Storti
 

( 2 aprile 2021 )

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