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Falcone, punto di riferimento per legalità e convivenza civile

Un plenum presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, alla presenza dei familiari di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e di toghe antimafia da sempre impegnate nella lotta contro Cosa Nostra. Così Palazzo dei Marescialli ha ricordato Falcone a 25 anni dalla strage di Capaci, con la pubblicazione degli atti del fascicolo personale del magistrato.

Falcone, ha ricordato il Capo dello Stato, "diceva che la mafia non è affatto invincibile e che occorre, piuttosto, rendersi conto che si tratta di un fenomeno terribilmente serio e molto grave. Aggiungeva che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini ma impegnando tutte le forze migliori della società”. Mattarella ha concluso sottolineando il grande significato dell’omaggio che il prossimo 19 giugno l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, renderà alla figura di Giovanni Falcone, ricordando questo anniversario con un'apposita riunione, dedicata a una discussione di alto livello sull'implementazione della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, sottoscritta durante la Conferenza di Palermo del 2000.

"Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano cercato di combattere la mafia con grandi capacità investigative, individuando responsabilità, connivenze e connessioni, anche dentro lo Stato". E' quanto sottolinea la Segretaria Generale della Cisl, Annanaria Furlan, in un editoriale pubblicato oggi sul Giornale di Sicilia a 25 anni dalla strage di Capaci. "La mafia è composta da uomini che si possono sconfiggere, purchè lo si voglia', diceva Giovanni Falcone. Ed oggi quelle sue parole profetiche rimangono attuali, in una Italia dove la presenza e le infiltrazioni di mafia, 'ndrangheta e camorra sono forse ancora più forti del passato ed anzi si sono estese in tutte le aree del paese, nelle attività economiche, negli appalti pubblici, nel gioco d'azzardo, nella gestione dei rifiuti, nello sfruttamento dell'immigrazione clandestina e persino nell'utilizzo delle risorse pubbliche per l'accoglienza dei profughi".

Intervistato da Conquiste del Lavoro, Claudio Martelli, che all’epoca della strage di Capaci, era ministro della Giustizia, ricostruisce passo dopo passo il clima di ostilità nei confronti del magistrato, isolato da tutti i suoi colleghi e numero uno nella black list di Cosa nostra.

Di oggi l’ultimo omicidio eccellente: Giuseppe Dainotti, 67 anni, capomafia scarcerato nel 2014, è stato freddato a colpi di pistola. La vittima era in bici, in via D'Ossuna, nel quartiere Zisa, a Palermo. Imputato al maxiprocesso, una sfilza lunghissima di condanne per mafia, omicidio, favoreggiamento, rapina, droga, Dainotti era uno dei fedelissimi del capomafia Salvatore Cancemi, poi passato tra i ranghi dei collaboratori di giustizia.

(Domani lo speciale su Conquiste Tabloid)

( 22 maggio 2017 )

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