Martedì 21 settembre 2021, ore 19:24

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Economia

Green, auto, rifiuti: transizioni in corso

Le transizioni in corso - in particolare verso un’economia verde e digitale - stanno subendo un profondo processo di accelerazione, a cui la pandemia ha dato una grande spinta. Un’accelerazione che, tuttavia, non sarà esente da effetti collaterali. Come dimostra il caso dell’auto. L'Unione europea sta ultimando i dettagli del maxi pacchetto di direttive “Fit for 55” per ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e arrivare a zero emissioni entro il 2050. Una riduzione che passerà molto attraverso una rivoluzione sul fronte della mobilità. L’Europa spinge per disincentivare i motori termici, uno dei principali fattori di inquinamento. Lo stop definitivo a diesel e benzina potrebbe arrivare addirittura nel 2035. L'Europa ha imposto alle case automobilistiche un tetto medio di 95 grammi di CO2 per chilometro a partire dal 2020, che doveva essere ridotto del 37,5% nel 2030. Con le nuove direttive, la riduzione potrebbe raggiungere il 60% nel 2030 e il 100% nel 2035. Non solo. Entro il 2027 è previsto un’inasprimento degli standard di inquinamento imposti ai motori termici. Ci sono dunque tutti gli elementi perché le auto elettriche facciano enormi progressi. E li fanno. Oggi rappresentano quasi l'8% delle immatricolazioni in Europa occidentale nei primi 5 mesi dell'anno. Una crescita che accelera velocemente. 
Tutto bene, dunque? Sì dal punto di vista dell’ambiente. Ma questo processo preoccupa l'industria che impiega 14,6 milioni di lavoratori nell'Ue e che fa ancora molto affidamento su benzina o ibrido. Ma la lobby dell’auto non è un monolite. La maggior parte dei suoi iscritti sottolinea che un'elettrificazione troppo rapida aumenterebbe il prezzo dei veicoli, distruggerebbe posti di lavoro e promuoverebbe la concorrenza della Cina, prima nelle batterie. Ma il leader europeo Volkswagen, che assorbe una vendita su quattro in Europa, si è unito all'americana Tesla nel promuovere il 100% elettrico. Una scelta accelerata dallo scandalo Dieselgate. Il gruppo ha fatto enormi investimenti su questo fronte e ha annunciato che smetterà di vendere motori a combustione in Europa tra il 2033 e il 2035. In una classifica pubblicata a giugno, l'Ong Trasporti e ambiente per la Francia, sostiene che Daimler (Mercedes), Bmw, Stellantis (Psa, Fiat) e Toyota siano più indietro perché privilegiano gli ibridi plug-in che sono ritenuti inquinanti. Renault e Hyundai sono ben posizionate, anche se dietro Volkswagen e Volvo. 
La corsa è ormai partita. Ma probabilmente dovrà essere accompagnata da fondi europei che sostengano le imprese minacciate dalla transizione tecnologica. Per evitare che a fare le spese di questa “gara” sino i lavoratori.
Ilaria Storti

( 15 luglio 2021 )

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