Martedì 28 maggio 2024, ore 11:41

Attualità

L'Aquila a 15 anni dal terremoto tra cantieri e ricostruzione

Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 un violento terremoto devastò il capoluogo abruzzese e altri comuni limitrofi facendo 309 vittime e oltre 1.600 feriti. Da quella data tutto è cambiato. All’Aquila sono state molte le ripercussioni economiche, sociali e occupazionali che hanno modificato il modo di vivere degli abitanti. Conquiste ha intervistato il responsabile della Filca dell’Aquila e provincia, Angelo Petricone, per sapere a che punto è la ricostruzione della città.

A distanza di 15 anni dal terremoto che mise in ginocchio l’intera città oggi a che punto è la ricostruzione dell’Aquila?

Anche se sono trascorsi 15 anni dal terremoto che colpì L’Aquila nel 2009, la città sta ancora affrontando sfide significative nella ricostruzione e nel ripristino dell’area colpita. Secondo i dati aggiornati, molte strutture pubbliche e abitazioni private sono state ripristinate, ma ci sono ancora numerosi edifici in cattive condizioni o in attesa di essere ricostruiti. Tuttavia, sono stati compiuti progressi significativi, e l’Aquila è determinata a riprendersi completamente dall’evento catastrofico. Emergono caratteristiche di interventi diversi tra loro, non solo riguardo una marcata differenziazione tra la ricostruzione privata e quella pubblica ma anche rispetto al territorio, una ricostruzione a più velocità e con diverse priorità di intervento. La città di L’Aquila, infatti, conta circa il 75% di cantieri ultimati con delle previsioni ottimistiche di completamento nei prossimi due anni rispetto alle numerose frazioni del Comune, ugualmente colpite e in certi casi ancora più intensamente, tristemente nota la piccola frazione di Onna, rasa quasi completamente al suolo, e gli altri centri della provincia della Valle Peligna e della Marsica che ne contano purtroppo solo il 55%. Gli interventi hanno riguardato essenzialmente la ricostruzione privata lasciando quella pubblica ad una percentuale di realizzazione al di sotto del 40% del preventivato, per dare dei riferimenti numerici sono stati conclusi 13.716 cantieri di cui 9.419 privati e 4.297 pubblici.

Quindi mentre la ricostruzione privata procede e sembra al traguardo, quella pubblica è più indietro. Ci sono appalti che non partono, ditte che falliscono, lavori che si sospendono o che hanno ritardi. Come mai tutto questo?

Ci sono diverse ragioni che possono spiegare il ritardo nella ricostruzione pubblica a partire dalla lentezza burocratica in particolare nell’approvazione dei progetti. Spesso i progetti pubblici devono passare attraverso numerosi livelli decisionali e controlli burocratici, il che ha rallentato e rallenta notevolmente il processo di ricostruzione. Poi ci sono i problemi di finanziamento: la burocrazia legata agli stanziamenti di fondi pubblici sicuramente è più complicata rispetto ai finanziamenti privati. In molti casi, inoltre, l’inefficienza ha influenzato i processi di appalti pubblici, portando a ritardi e problemi nella realizzazione dei lavori. Ci sono poi gli imprevisti durante i lavori, ad esempio nella fase di ricostruzione sono emersi imprevisti come opere d’arte rinvenute, problemi ambientali o geologici, che richiedono tempo e risorse aggiuntive per essere gestiti. Infine, c’è qualche episodio di malversazione. In definitiva, il ritardo nella ricostruzione pubblica può essere causato da una combinazione di fattori che vanno dalla mancanza di finanziamenti, all’inefficienza e alla complessità di ricostruzione di un patrimonio pubblico di marcato interesse storico ed artistico.

Un capitolo a parte riguarda gli istituti scolastici. Qual è la situazione?

Dopo il terremoto dell’Aquila, la situazione degli istituti scolastici è stata gravemente compromessa. Molti edifici scolastici sono stati danneggiati o distrutti, costringendo studenti e insegnanti a trasferirsi in strutture temporanee o adattate. La ricostruzione delle scuole è un processo lungo e complicato, con molte difficoltà incontrate lungo il cammino. Tuttavia, con il passare degli anni, alcune scuole sono state ricostruite e riaperte si parla di una ricostruzione degli edifici scolastici pari al 58%, che ha consentito a molti studenti di tornare a studiare in ambienti sicuri e adeguati.

Qual è stato il ruolo del sindacato in tutti questi anni e come ancora siete al fianco di cittadini e lavoratori?

Il sindacato ha svolto un ruolo fondamentale dopo il terremoto dell’Aquila, supportando i cittadini e i lavoratori nella ricostruzione e nella tutela dei propri diritti. In questi anni, abbiamo sottoscritto vari protocolli per garantire la legalità e la sicurezza dei cantieri, lavorando in stretta collaborazione con le istituzioni e le imprese per garantire condizioni di lavoro adeguate e rispettose delle normative vigenti. Con la collaborazione attiva della nostra categoria per la prima volta si è costituito un osservatorio che ha messo a confronto tutti gli enti e le istituzioni direttamente coinvolte nella ricostruzione attraverso la messa a disposizione di una serie di dati fondamentali per analizzare tutte le criticità del settore. Le verifiche che effettuiamo sui luoghi di lavoro sono volte a garantire il rispetto delle normative sulla sicurezza sul lavoro, la corretta applicazione dei contratti e la tutela dei lavoratori da eventuali abusi. Grazie a queste verifiche abbiamo potuto denunciare casi di sfruttamento e violazioni dei diritti dei lavoratori, contribuendo a garantire condizioni di lavoro dignitose e rispettose delle leggi. Il sindacato oggi continua ad essere al fianco dei cittadini e dei lavoratori dell’Aquila e delle zone colpite dal terremoto, promuovendo iniziative di solidarietà e di supporto per favorire la piena ripresa delle comunità colpite e la tutela dei diritti dei lavoratori. Siamo determinati a continuare la nostra battaglia per un lavoro dignitoso e sicuro per tutti, e a difendere i diritti di chiunque si trovi in condizioni di disagio o sfruttamento.

Un’ultima domanda. Quali sono le richieste che avanzate al Governo e alla Regione affinchè i tempi della ricostruzione siano accelerati e rispettati?

Sicuramente a Regione e Governo chiediamo di assegnare più risorse finanziarie, in modo da poter completare i lavori in modo più rapido e semplificare e velocizzare le procedure burocratiche e amministrative necessarie per avviare e portare a termine i lavori di ricostruzione. Poi si dovrebbero creare le condizioni affinché il subappalto non si concretizzi a sfavore della sicurezza e della qualità dei materiali e della manodopera. Collaborare inoltre con le imprese e gli enti competenti per garantire la qualità e la sicurezza delle nuove costruzioni, evitando errori del passato e monitorare costantemente lo stato di avanzamento dei lavori e intervenire prontamente in caso di ritardi o problematiche. Inoltre sarebbe importante anche includere e coinvolgere attivamente le comunità locali e i residenti nella pianificazione e nell’implementazione dei progetti di ricostruzione, per assicurare che le loro esigenze e priorità siano tenute in considerazione. Infine occorrerebbe sicuramente valorizzare l’esperienza e le buone pratiche degli enti bilaterali, casse edili, scuole edili e comitati paritetici territoriali che, occupandosi di formazione, sicurezza, assistenza, mutualità, integrazione per i lavoratori del settore edile sono un fiore all’occhiello del nostro settore e sicuramente meritano maggior coinvolgimento nelle attività di prevenzione e controllo nei cantieri soprattutto in considerazione di una auspicabile fase espansiva di ricostruzione delle opere pubbliche e del fabbisogno crescente di manodopera sempre più specializzata e qualificata.

Sara Martano

( 5 aprile 2024 )

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