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L’Italia “intelligente” dell’era IA

Non è mai il caso di esagerare con le parole, soprattutto in momenti come quelli che viviamo, ma la nomina di Roberto Cingolani (fisico ed ex chief tecnology manager di Leonardo),di Vittorio Colao (già Ceo di Vodafone e poi consulente di vari fondi di private equity)) e di Enrico Giovannini (ex presidente Istat e presidente dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile), rispettivamente a ministro della Transizione ecologica, dell’Innovazionbe tecnologica e dei Trasporti e mobilità sostenibile, assomiglia un po’ al richiamo degli avengers che, con i loro superpoteri, devono scongiurare la distruzione del pianeta da parte dei soliti cattivi e di invasori alieni. Solo che, in questo caso, i cattivi e gli alieni non ci sono e i tre neoministri non sono supereroi ma supertecnici e stimatissimi professionisti a cui il neopresidente del Consiglio, Mario Draghi, con l’approvazione e la benedizione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affidato la sfida di costruire la svolta tecnologica e “intelligente”di uno dei paesi europei e del mondo sviluppato che è più in ritardo sul fronte delle infrastrutture digitali, delle reti intelligenti, della quota di Pil investita in sviluppo e ricerca, nella progettazione delle città sostenibili e dei consumi circolari. Insomma una sfida da disperati più che da supereroi. Un dossier multisettoriale che riguarda la formazione, le imprese, la pubblica amministrazione, la sostenibilità economica e ambientale. Basti pensare che l’Italia si colloca al 25esimo posto su 28 paesi per quanto riguarda l'Indice di digitalizzazione dell'economia e della società (Desi) dell'Ue. Un altro dato ormai strutturale che viene sottolineato dall'indice Desi è quello che colloca l'Italia al 17esimo posto nella Ue per servizi di connettività e in particolare per quelli over 100 Mbps . Migliora invece la copertura della fibra ottica passando dal 24% del 2018 al 30% nel 2019 , con un minore divario rispetto alla media euro. Inoltre, dati del rapporto 2020 della Commissione europea sull’innovazione tecnologica, attestano che solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base (58% nella Ue) e solo il 22% dispone di abilità avanzate (33% nella Ue). Gap che si estendono al mercato del lavoro e alla formazione di nuovi profili ad elevata competenza digitale. Su questi fronti l’Italia fatica: l’offerta di specialisti in tlc (2,8%) è lontana dalla media Ue (3,9%) e, per quanto riguarda l’offerta dei servizi di e-government nella PA, ne fanno uso solo il 32,3% degli italiani. I tre ministri hanno i dadi in mano e dovranno lavorare insieme per sviluppare piani di azione in grado di mettere in moto le migliori intelligenze e per mandare un segnale chiaro all’Europa. Ovvero che l’Italia sul fronte dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale dei sistemi e dei processi industriali non perderà l’occasione. Il nodo del capitale umano (formazione e aggiornamento professionale) e l’integrazione delle tecnologie nel settore pubblico e nelle imprese vanno risolti ma le competenze al governo questa volta ci sono.
Andrea Benvenuti

( 15 febbraio 2021 )

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