Lunedì 1 marzo 2021, ore 10:15

Quotidiano di informazione socio‑economica

I dati in una ricerca della Cisl Lazio

La disabilità ai tempi della pandemia

La disabilità al tempo del Covid, una sfida ardua. Ne parla la ricerca presentata dalla Cisl del Lazio che ha per titolo 'Condizioni di vita e di lavoro delle persone con disabilità nel Lazio ai tempi del Covid 19”.

Alla presentazione hanno partecipato Andrea Cuccello, segretario Confederale Cisl, Ermanno Laganà, psicologo, Daniela Pavoncello, ricercatrice Inapp. Alla tavola rotonda, moderata da Silvia Stefanovichj, responsabile disabilità Cisl, hanno presenziato tra gli altri , Enrico Coppotelli, segretario generale Cisl Lazio, Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro Regione Lazio, Domenico Princigalli, direttore regionale Inail Lazio.

I risultati della ricerca non sono certo confortanti: la metà delle persone, con la riduzione dell'assistenza domiciliare, ha sofferto infatti l'isolamento causato dall'emergenza sanitaria con difficoltà a svolgere anche le pratiche quotidiane. Il quadro emerso è che le persone con disabilità siano ancora ai margini delle politiche della regione, con difficoltà che si ripercuotono inevitabilmente anche sui familiari.

Ma vediamo nel dettaglio. Lo studio si è concluso a gennaio - spiega Coppotelli e si è svolto dal 5 ottobre al 6 novembre. Abbiamo posto una serie di domande sulle informazioni anagrafiche, sul vissuto personale e sulla situazione lavorativa. Lo spaccato emerso ci trascina in un mondo dove l’u tilizzo della tecnologia, i servizi di assistenza ben fatti, il funzionamento corretto dei mezzi di trasporto può fare la differenza rendendola vita di queste persone qualitativamente migliore. Il campione di intervistati rappresenta Roma al 50%, il resto si divide al 28,6% per la provincia di Roma ed il 22,2%in altri comuni.

Le risposte - continua il sindacalista - rivelano come più del 74% delle persone con disabilità che lavorano siano molto preoccupate del proprio futuro. Sul fronte dei sostegni da parte dei datori di lavoro, risulta che un 13,3% non ne abbia fornito alcuno, l’1,7% ha fatto ricorso alla cassa integrazione, il 3,3% alla Fis alternata, il 5% ai permessi, l’8,3% alla flessibilità oraria, il 28,3% al telelavoro e il 40% allo smart working. Sulla condizione di lavoro durante l’e mergenza il 49,2% la ritiene completamente adeguata, mentre un 40% la riconosce come parzialmente adeguata e solo l’11,9% formula un parere totalmente negativo. Sul fronte dei rapporti tra colleghi ben il 60,7% dei soggetti segna che i rapporti interpersonali si sono

svolti come sempre: anzi quasi il 18% dichiara una maggiore capacità collaborativa con i colleghi. Molto bassa la percentuale di chi li dichiara inesistenti. Solo il 5,4%. Risposta quasi unanime, invece, per quanto riguarda la strumentazione necessaria a svolgere il proprio lavoro. Circa il 90% ha affermato gli sia stato fornito tutto il necessario per lavorare. Ma è possibile apportare miglioramenti per il futuro? A questa domanda la risposta è stata variegata. Per il 29,3% è necessario un uso maggiore delle Tecnologie di assistenza. Segue il potenziamento degli strumenti di lavoro con il 24,4% rafforzato anche dal risultato dell’Er gonomia con il 17,1 Ritorna il tema della flessibilità degli orari con le pause che ottengono quasi il 20% delle risposte. Infine il 9,8% è convinto che un miglioramento delle condizioni per trasporto o mobilità inciderebbero positivamente sulle condizioni di lavoro.

'Si tratta di dati molto interessanti - commenta Andrea Cuccello - ci mostrano chiaramente quante persone siano in sofferenza. In evidenza come uno dei maggiori problemi riguardi la realizzazione dei rapporti interpersonali, tema che interessa tutti ma a maggior ragione la disabilità perché lo smart working che abbiamo vissuto da marzo in poi non è lo strumento che avevamo normato, contrattato, progettato nel corso del tempo'.

Cecilia Augella

( 1 marzo 2021 )

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