Il Presidente della Repubblica, alla cerimonia di consegna delle «Stelle al Merito del Lavoro» per l'anno 2024, ha precistato che "La parola lavoro, con i suoi derivati, è citato in 15 articoli della Carta. Nello Statuto Albertino il termine lavoro era presente una volta soltanto, all'art. 55, e non per enunciare diritti o prerogative dei cittadini/lavoratori, ma soltanto per indicare che, alle Giunte nominate all'interno della Camera, erano affidati i lavori preparatorii delle proposte di legge. L'art. 3 della Costituzione, invece, assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali, che, limitano libertà ed eguaglianza impedendo il pieno sviluppo della persona. Lo segue l'art. 4, che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che lo rendano effettivo. L'art. 35 affida alla Repubblica la tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni la cura della formazione e dell'elevazione professionale dei lavoratori. L'art. 36 riconosce al lavoratore il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e, comunque, sufficiente ad assicurargli, per sé e per la sua famiglia, un'esistenza libera e dignitosa. Stabilisce anche la nostra Costituzione - all'art. 37 - che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, deve avere le stesse retribuzioni che spettano ai loro colleghi di genere maschile. Sappiamo che il cammino per giungere al rispetto di questo principio è tuttora da concludere ma va ricordata questa prescrizione e il conseguente dovere delle istituzioni di operare per renderla ovunque effettiva. La nostra Carta prosegue, all'art. 38, disponendo che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale; e che tutti i lavoratori »hanno diritto a mezzi adeguati in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia; o disoccupazione involontaria. Concludo questo elenco di citazioni - peraltro incompleto - ricordando che le Regioni - in base all'art. 120 - non possono adottare provvedimenti che ostacolino, in qualsiasi modo, la libera circolazione delle persone e delle cose; e neppure limitare l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale. Si tratta di una sequenza di prescrizioni di grande rilievo, per quantità e qualità, che delinea il lavoro come nervatura della vita di comunità".
Riguardo poi i dati sull'occupazione, Mattarella ha detto che sono confortanti ma c'è ma troppo part-time e precarietà: "I dati dell'occupazione, nel nostro Paese, segnano una crescita che conforta. Tuttavia l'occupazione, non solo nel nostro Paese, si sta frammentando, tra una fascia alta, in cui a qualità e professionalità corrispondono buone retribuzioni, mentre in basso si creano sacche di salari insufficienti, alimentati anche da part-time involontario, e da precarietà. Si tratta di un elemento di preoccupante lacerazione della coesione sociale".
Il Capo dello Stato ha ribadito poi che il welfare è l'elemento base dei diritti: "Il lavoro è stato il motore principale dello sviluppo del Paese e della crescita umana, civile, sociale, culturale che ha consentito una diffusa emancipazione da condizioni di povertà e subalternità. Con il lavoro, con l'apporto decisivo delle organizzazioni dei lavoratori, si è costruito il welfare italiano, elemento basilare dei diritti di cittadinanza".
Riguardo al lavoro femminile Mattarella ha sottolineato che le donne hanno diritto agli stessi stipendi degli uomini: "Stabilisce anche la nostra Costituzione - all'art. 37 - che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, deve avere le stesse retribuzioni che spettano ai loro colleghi di genere maschile. Sappiamo che il cammino per giungere al rispetto di questo principio è tuttora da concludere ma va ricordata questa prescrizione e il conseguente dovere delle istituzioni di operare per renderla ovunque effettiva".
Tornando ai salari il Capo dello Stato ha denunciato che spesso c'è uno sfruttamento spietato degli immigrati: "Esistono sacche di salari insufficienti, alimentati anche da part-time involontario, e da precarietà. Si tratta di un elemento di preoccupante lacerazione della coesione sociale. È la condizione che riguarda anche molti immigrati, sovente esposti a uno sfruttamento spietato, inconciliabile con la nostra civiltà".
M.F.

