«Mai come adesso la pace grida la sua urgenza. La pace che la nostra Costituzione indica come obiettivo irrinunziabile, che l'Italia ha sempre perseguito, anche con l'importante momento quest'anno della presidenza del G7. La pace di cui l'Unione Europea è storica espressione». Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizionale discorso di fine anno. La pace «non significa sottomettersi alla prepotenza di chi aggredisce gli altri Paesi con le armi», ma è «la pace del rispetto dei diritti umani, la pace del diritto di ogni popolo alla libertà e alla dignità».
Riguardo il contesto mondiale Mattarella ha detto che «La realtà che viviamo ci presenta contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza. A livello globale aumenta in modo esponenziale la ricchezza di pochissimi mentre si espande la povertà di tanti».
«La crescita della spesa in armamenti, innescata nel mondo dall'aggressione della Russia all'Ucraina - che costringe anche noi a provvedere alla nostra difesa - ha toccato quest'anno la cifra record di 2.443 miliardi di dollari. Otto volte di più di quanto stanziato alla recente Cop 29, a Baku, per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, questa, vitale per l'umanità. Una sconfortante sproporzione».
Riguardo il lavoro ha poi rilevato che: «I dati dell'occupazione sono incoraggianti. Resistono tuttavia aree di precarietà, di salaribassi, di lavoratori in cassintegrazione. L'export italiano registra dati positivi, e così il turismo. Segno che il Paese esercita una forza di attrazione, che va anche al di là delle sue bellezze naturali, delle sue città d'arte, della sua cultura». Con l'aspetto confortante dei dati sull'occupazione «stride il fenomeno dei giovani che vanno a lavorare all'estero perché non trovano alternative, spesso dopo essersi laureati».
Il Capo dello Stato ha infine concluso il suo mesaggio dicendo che «Siamo chiamati a consolidare e sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della comunità nazionale. È un'impresa che si trasmette da una generazione all'altra. Perché la speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte».

