Un 8 marzo per dire ancora una volta “no” alle violenze sul lavoro. Mentre cresce il numero delle donne che subiscono molestie e ormai le buone intenzioni non bastano più a risolvere la complessità di un problema che da sempre investe l’univer so femminile. Così anche quest’anno la festa delle mimose è occasione di dibattiti sull’argo mento. Scottante, delicato, molto attuale. Una realtà ben descritta dalla freddezza dei dati contenuti nelle parole di Dhebora Mirabelli, presidente dell’associazione 6Libera, che ha riunito politici, imprenditori e lavoratori in un convegno dal titolo “Molestie e violenze sul lavoro: politica e imprese a confronto”, tenutosi a Roma alla Camera dei deputati presso palazzo Theodoli-Bianchelli. Chiaro l’intento di analizzare la situazione e chiedere di intensificare gli sforzi per provare a frenare questa emergenza sociale. Secondo l’Istat, l’81% delle donne che subiscono violenze sul lavoro non presentano denuncia formale. Cifre alla mano, “una donna su 5, quasi il 23%, subisce molestie di natura psicologica o sessuale in ambito lavorativo, e tra le vittime vi sono soprattutto giovani e migranti, come evidenzia l’ultima ricerca globale della convenzione internazionale Ilo – ha affermato Dhebora Mirabelli –, realizzata in collaborazione con la Fondazione Lloyd’s Register e con la società di consulenza Gallup, pubblicata nel dicembre del 2022. Dal nostro Osservatorio digitale (6libera.org), creato allo scopo di acquisire testimonianze anonime e diffondere norme e regolamenti per rendere maggiormente consapevoli le imprese, fornendo la certificazione ‘Confare sicuro’ per fare del luogo di lavoro un hub di sicurezza e salute per i lavoratori, emerge addirittura che l’88% delle lavoratrici non denuncia. Ciò significa che c’è ancora molto da fare: la prima cosa è capire e conoscere il fenomeno, questo è il nostro obiettivo”. Quindi, ha proseguito, “partendo dalla consapevolezza che c’è un forte gap informativo sul tema, è necessario mettere in moto strumenti per fare luce su tutti i suoi aspetti, mettendo in campo gli interventi normativi e attuativi esistenti”.
Affiora dunque la necessità di sensibilizzare ulteriormente gli uomini, di imprimere una svolta culturale, con tanto di formazione, affinché si sentano realmente coinvolti in quello che dovrebbe diventare un vero processo di cambiamento. “Spesso nei luoghi di lavoro ci arrivano delle provocazioni – ha spiegato Mirabelli – ci chiedono ‘perché vi chiamate 6Libera e non 6Libero?’ Noi rispondiamo che dalle analisi emerge che in oltre il 90% dei casi il molestatore è stato un uomo, il più delle volte neppure consapevole di aver molestato”. Lo studio mostra inoltre che, su scala mondiale, solo la metà delle vittime ammette di aver subito violenze e molestie sul luogo di lavoro. L’altra metà preferisce tacere, per imbarazzo o per sensi di colpa o perché pensa che parlarne sia inutile. “In questo caso – ha aggiunto Mirabelli – è fondamentale la raccolta di dati affidabili su violenze e molestie in quanto sfide così difficili e radicate richiedono informazioni costantemente aggiornate per comprendere appieno l’entità della questione e identificare le persone più a rischio. Un lavoro difficile che richiede sinergie tra la politica, le parti sociali e le imprese socialmente responsabili”.
Tra i temi affrontati nel corso del dibattito, moderato dalla giornalista Rai Isabella Schiavone, durante il quale sono intervenuti tra gli altri la senatrice Tilde Minasi, il vicepresidente Confapi Francesco Napoli, il direttore generale del Fapi (Fondo interprofessionale per le piccole e medie imprese) Bruno Di Pietro e il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, Pietro Pittalis, si è parlato pure dell’impegno per l’at tuazione della legge di ratifica della convenzione internazionale Ilo sull’eliminazione di ogni forma di violenza nei luoghi di lavoro, firmata a Ginevra il 21 giugno 2019 e ratificata in Italia con la legge n. 4 del 15 gennaio 2021. Durante l’incon tro sono stati anche proclamati i vincitori del premio “Impresa Amica delle Donne”, selezionati tra imprenditori virtuosi che hanno sostenuto l’Osser vatorio 6Libera e si sono distinti per un comportamento eticamente irreprensibile.
Fabio Ranucci

