Domenica 14 agosto 2022, ore 11:39

Scenari

Monkeypox virus, ovvero delle pandemie senza fine

Un nastro che si riavvolge agli inizi del 2020. O, se avete curiosato un po’ più degli altri, anche a fine 2019, quando i medici ti raccontavano di strani virus insinuatisi nelle corsie degli ospedali per uccidere anziani, prima di altri. Il nastro si riavvolge e nella memoria si affolla la stessa nauseante congerie di ricordi. Ora è ufficiale. Di nuovo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha stabilito che il vaiolo delle scimmie costituisce un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale a causa di un’epidemia in più paesi. Il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus ha tuttavia ammesso che il comitato di emergenza dell’Oms ai sensi del regolamento sanitario internazionale non è stato “in grado di raggiungere un consenso” sull’eventualità di fare la dichiarazione stessa (ha effettivamente annullato il comitato che ha votato 9 contro 6 contro la dichiarazione), convincendo Tedros a fare la dichiarazione in proprio. Eccesso di zelo? Forse. Si tratta in pratica di appena uno scalino al di sotto dello stato di pandemia assegnato al Covid-19. E non è bello. Ci sarebbero ora più di 16 mila casi di vaiolo delle scimmie al di fuori dell’Africa, circa cinque volte il numero di quando i consulenti si sono incontrati a giugno e hanno rifiutato di dichiararla formalmente un’emergenza di salute pubblica, riporta il New York Times. “Abbiamo un focolaio che si è diffuso rapidamente in tutto il mondo, attraverso nuove modalità di trasmissione, di cui sappiamo troppo poco”, ha dichiarato Tedros. Ma se non ne sappiamo ancora molto, perché dichiararla emergenza globale? Circa tre settimane fa si era smesso di parlare di vaiolo delle scimmie perché la Cina - che considera anche questo virus, come il covid, parte di una guerra batteriologica in corso - aveva pubblicato, tramite il suo laboratorio di Wuhan, il sequenziamento del genoma del vaiolo delle scimmie, come messaggio agli Usa. Diciamocelo: passeremo i prossimi anni, come ironizzano alcuni commentatori in rima - nel terrore della rosolia dell’arpia, del gelone del leone, del prolasso del tasso, del morbillo dell’armadillo mediato dal coccodrillo, dall’orchite della termite, dalla varicella della gazzella o degli orecchioni dei procioni? Basta saperle prevedere, le malattie. A Wuhan, ad esempio, non a caso si studiava anche il vaiolo delle scimmie e una simulazione congiunta dell’Oms con la Fondazione Gates del 2021 ha già tracciato lo scenario di diffusione della malattia, di cui qualche mese fa si era messo a parlare improvvisamente il previdentissimo Bill Gates (che a dire il vero, per non farci mancare nulla ha già previsto anche l’epidemia di febbre emorragica di Marburg). Possiamo ancora augurarci che le previsioni non si avverino dato che la vera scienza, per sua natura, non è mai risolta. La risposta a qualsiasi problema non solo è soggetta a modifiche future, ma solleva invariabilmente molte più domande di quante ne risolva. Eppure, molte delle grandi questioni scientifiche di oggi sono governate dal dogma piuttosto che dal dibattito. E con il cancelling di coloro che lo mettono in discussione. La situazione è complessa, ammettiamolo, su molti fronti. Sul fronte dell’analisi dei fatti, ma anche su quello dell’ideologia, sempre più delicato. La nuova ideologia proveniente dalla Silicon Valley e da Davos ha letteralmente rovesciato il mondo newtoniano. Ne avevamo già scritto qualche settimana fa, ma giova ricordare quanto il guru del World Economic Forum del Grande Reset, il professore israeliano Yuval Noah Harari, abbia dichiarato con naturalezza: “Se hai abbastanza dati e hai abbastanza potenza di calcolo, puoi capire le persone meglio di quanto loro capiscano sé stesse e quindi puoi manipolarle in modi che prima erano impossibili e in una situazione del genere, i vecchi sistemi democratici smettono di funzionare. Dobbiamo reinventare la democrazia in questa nuova era in cui gli esseri umani sono ormai animali hackerabili. L’idea che gli esseri umani abbiano un’anima o uno spirito e il libero arbitrio è finita”. Un pensiero che in molte forme, neppure troppo sotterranee, è dilagato attraverso Hollywood, la musica e le piattaforme dei social media. Sì, sembra esistere davvero un fil rouge che collega la Silicon Valley, la grande filantropia, parti delle grandi imprese, Bruxelles e i think-tank che abbracciano questo pensiero per risolvere l’apparente contraddizione tra una maggiore robotizzazione del lavoro e un eccesso di forza lavoro non qualificata. Ma la contraddizione non c’è affatto, anzi. E’ quella la via della schiavitù sul lavoro, che s’ingrossa via via accettandone supinamente la consequenzialità necessaria alla sopravvivenza nelle emergenze e respingendo il dubbio radicale, la riflessione e il confronto. E’ così che si diffonde il vero virus, quello del distacco dalle sofferenze delle famiglie e delle imprese: quando accettiamo che il primo caso in Australia venga registrato con un titolo ironicamente sottotono come “Il virus killer si diffonde improvvisamente in Australia”. Secondo il New York Times, gli Stati Uniti stanno attualmente “perdendo la lotta contro il vaiolo delle scimmie”. Il Guardian ha pubblicato una notizia dal titolo “Gli sforzi per contenere l’epidemia di vaiolo delle scimmie nel Regno Unito sono inadeguati, avvertono gli esperti”. Eppure gli Stati Uniti contano circa 700 casi di vaiolo delle scimmie (che corrispondono a circa lo 0,0002% della popolazione), il mondo intero ha solo 8000 casi (circa lo 0,0001%) e al momento sono stati solo 5 i decessi segnalati. La narrazione forse sarà sempre la stessa: aumentare la copertura vaccinale, poi immunizzare. E poi non avremo abbastanza vaccini e via seguendo. Keep calm and carry on. Stai calmo e vai avanti.
Raffaella Vitulano

( 26 luglio 2022 )

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