Giovedì 22 febbraio 2024, ore 1:38

Pensioni

Opzione donna, sindacati in pressing sul Governo

Il Governo lavora per modificare Opzione donna ed allargare la platea delle beneficiarie. Attualmente ristretta, dopo i paletti inseriti nell’ultima manovra, a circa 2.900 lavoratrici. Sul tavolo, quindi, c’è l’obiettivo di abbassare l’età per accedere a questa pensione anticipata, che potrebbe essere portata a 59 anni per tutte le lavoratrici. E, tra le ipotesi, anche quella di eliminare il riferimento alla presenza dei figli, variabile che nello schema in vigore consente di ridurre fino a due anni la soglia per l’uscita, da 60 a 58 anni, per alcune categorie. L’intenzione politica c’è, si tratta di capire quante risorse sono disponibili e di lì dare l’ok alla soluzione possibile per quest’anno. Del resto, in attesa della riforma delle pensioni che si punta a mettere in campo dal 2024 per evitare anche che, come paventa il presidente dell’Inps Tridico i giovani di oggi escano dal mondo del lavoro a 70 anni, cresce il pressing dei sindacati, che si aspettavano una soluzione più velocemente. Sottolinea il leader della Cisl Sbarra: ”Noi continuiamo a sostenere che su opzione donna vanno ripristinati i vecchi requisiti. Già le donne sono penalizzate da questa scelta per cui il Governo e il ministro del Lavoro dovrebbero accelerare misure e iniziative per ripristinare i vecchi requisiti”. Concetti ribaditi dal segretario generale della Uil Bombardieri: ”La ministra Calderone avrebbe dovuto dare una risposta su Opzione donna che ancora non ha dato. Credo che sia una vergogna, ci sono 20 mila donne bloccate”. Ancora più drastico il leader della Cgil Landini, secondo cui con il Governo ”non c’è un confronto su nulla”. 
Il ministero del Lavoro le sue proiezioni in realtà le ha fatte, già mandate anche al Mef in modo che sia possibile determinare i costi delle eventuali modifiche. Spiega Calderone: ”Spero di avere risposte a breve, per fare in modo che alcune parti della norma inserita in manovra possano essere risistemate”. Oggi l'accesso ad Opzione donna è limitato. L'ultima legge di Bilancio ha lasciato la soglia minima dei contributi a 35 anni ma ha alzato l'età a 60 anni, che viene ridotta di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni (quindi a 59 anni con un figlio e 58 anni con due o più figli), e per tre categorie di lavoratrici: caregiver, invalide al 74%, licenziate o dipendenti da imprese in crisi. Solo in quest’ultimo caso la riduzione a 58 anni è automatica. La Ministra ha confermato che quella di eliminare il riferimento ai figli è una delle ipotesi al vaglio e sulla soglia anagrafica sostiene che potrebbe essere utile unificare l’età di uscita per le lavoratrici dipendenti e autonome. E afferma: ”La differenza che viene dall’impianto precedente (58 anni se dipendenti e 59 anni se autonome) non la comprendo a livello di impostazione perché, anzi, le carriere delle lavoratrici autonome sono ancor più caratterizzate da momenti di discontinuità”. 
Intanto il Senato ha approvato in prima lettura il cosiddetto Ddl Anziani, la legge delega sulle politiche per le persone anziane. La misura, che ora passa alla Camera, è stata approvata con 92 voti favorevoli, nessun voto contrario e 48 astenuti. Il disegno di legge punta ad attuare alcune norme dell'ultima legge di bilancio riferite, in particolare, agli anziani non autosufficienti e per realizzare uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza che fissa al primo trimestre 2023 il traguardo per l'adozione della legge delega, e al primo trimestre 2024 quello per l'approvazione dei decreti legislativi delegati. Partendo dal riconoscimento del diritto delle persone anziane alla continuità di vita e di cure nella propria abitazione, si istituiscono ”punti unici di accesso” in grado di fare una valutazione necessaria a definire le cure socio-sanitarie e assistenziali su misura ai singoli anziani. Tra le forti perplessità emerse nel corso del dibattito parlamentare l’eseguità delle risorse destinate al provvedimento.

Giampiero Guadagni

( 9 marzo 2023 )

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