Con la vita lavorativa che si allunga e, almeno per chi ha iniziato a lavorare dagli anni '90 in poi, si fa più precaria e discontinua, i fondi pensione diventano uno strumento imprescindibile per integrare la previdenza statale. Gli italiani cominciano a capirlo. I fondi sono in crescita da anni, ma da qualche anno arrivano dati incoraggianti sul fronte dei giovani, tradizionalmente meno inclini a iscriversi. Dall'ultimo rapporto Covip emergono due tendenze molto positive: l'incremento del numero di posizioni attive e quello degli importi dei contributi versati nella previdenza complementare, con un focus particolare sui fondi pensione negoziali. Secondo i dati aggiornati al primo semestre del 2024, sono 10,8 milioni le posizioni attive presso le forme di previdenza complementare. Rispetto a dicembre 2023 c'è una crescita dell’1,2%. Se si escludono le adesioni multiple,il numero effettivo di iscritti sfiora comunque i 10 milioni: per l'esattezza 9,68 milioni. Un dato particolarmente positivo riguarda i fondi pensione negoziali, che hanno visto una crescita superiore alla media. Hanno raggiunto 4,084 milioni di iscritti, con un aumento di 67.000 unità (+1,7%) rispetto a dicembre 2023.
Anche i contributi raccolti dai fondi negoziali mostrano una solida crescita. Nel periodo in oggetto, questi contributi sono saliti a 1.944 milioni di euro rispetto ai 1.815 milioni dello stesso periodo del 2023, segnando un incremento del 7,1%. Questo dato è in linea con l’andamento medio di tutte le forme di previdenza complementare, che hanno visto un aumento complessivo del 7,2%.
La crescita delle adesioni è sicuramente dovuta a una maggiore conoscenza della materia da parte dei lavoratori. Ed è dovuta anche alla consapevolezza che il rendimento dei fondi è ampiamente superiore a quello del Tfr lasciato in azienda. Negli ultimi dieci anni, i rendimenti medi annuali dei fondi, per ciascun comparto sono stati: più 4,4% per l'azionario; più 2,9% per il bilanciato; più 2,8% per gli obbligazionari misti. Durante lo stesso periodo, la rivalutazione del Tfr lasciato in azienda è stata pari al 2,4%.
Quella dei fondi pensione, dunque, è una crescita costante e inesorabile, che è arrivata a coinvolgere più di un terzo della forza lavoro (il 36,9%). E, soprattutto, coinvolge finalmente i giovani, cioè coloro che più di tutti avranno bisogno della previdenza integrativa. Negli ultimi anni, il peso della componente più giovane (fino a 34 anni) è cresciuto, passando dal 17,6% del 2019 al 19,3% del 2023. Merito di una maggiore consapevolezza dei giovani e anche dei loro genitori. Fra le nuove adesioni, infatti, sale la quota di soggetti fiscalmente a carico, ossia di giovani le cui famiglie decidono di aprire una posizione previdenziale per i figli.
Ilaria Storti

