Martedì 25 gennaio 2022, ore 18:52

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Territorio

Rischio idrogeologico: le misure del Pnrr per ridurlo

Prevenire costa meno che riparare, sia in termini economici che di vite umane. Per mettere finalmente in pratica questa nota regola, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede un importante pacchetto di misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico.
In particolare, la componente ‘Tutela del territorio e della risorsa idrica’ della Missione ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ si concretizzerà in un investimento di 2,49 miliardi di euro per realizzare interventi strutturali nelle aree a rischio e per le strutture danneggiate e per mettere in sicurezza 1,5 milioni di persone oggi a rischio.
L’obiettivo dell’investimento è quello di ridurre gli interventi di emergenza, sempre più necessari a causa delle frequenti calamità, e intervenire in modo preventivo attraverso un programma ampio e capillare. Gli interventi strutturali, volti a mettere in sicurezza da frane o ridurre il rischio di allagamento, saranno affiancati da quelli non strutturali, focalizzati sul mantenimento del territorio., 
Le minacce dovute al dissesto idrogeologico in Italia, aggravate dagli effetti dei cambiamenti climatici e dall’assenza di un’efficace politica nazionale di prevenzione sul territorio, si legge nel Pnrr, compromettono in Italia la sicurezza della vita umana, l’agricoltura e il turismo, la tutela delle attività produttive, degli ecosistemi e della biodiversità, dei beni ambientali e archeologici.
Per ridurre i rischi sono necessari interventi sia di tipo strutturale, volti cioè a mettere in sicurezza da frane o a ridurre il rischio di allagamento, sia non strutturale, concentrati sul mantenimento del territorio, sulla riqualificazione, sul monitoraggio e sulla prevenzione. Nelle aree colpite da calamità si provvederà al ripristino di strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate, nonché alla riduzione del rischio residuo per tutelare l’incolumità pubblica e privata.
Il cronoprogramma prevede che entro dicembre 2021 venga adottato il decreto di approvazione del piano; entro dicembre 2023 sarà completata l’aggiudicazione di tutti gli appalti pubblici; entro dicembre 2025 sarà ripristinato il 100% delle strutture pubbliche; entro marzo 2026 1,5 milioni di abitanti saranno al riparo dai rischi idrogeologici.
Intanto l’ultimo studio di Legambiente avverte: ”L’allarme clima è sempre più una realtà tangibile, viva, anzi, che provoca morte: esattamente 264 vittime dal 2010 in Italia, 9 nel solo 2021. Roma, Napoli, Catania, Palermo e Milano le città con i maggiori danni. In Italia, in particolare, in poco più di dieci anni sono stati 1.181 i fenomeni meteorologici che hanno provocato danni sul territorio con 637 Comuni dove si sono registrati eventi rilevanti, l'8% del totale. A questi dati si aggiungono le oltre 27 mila persone evacuate, a causa di frane ed alluvioni tra il 2016 ed il 2020. 
A dettare l'urgenza ci sono i numeri: l'organizzazione ambientalista rileva che nell'ultimo decennio, si sono verificati 97 casi di allagamenti da piogge intense, 46 casi di danni da trombe d'aria, 13 casi di frane causate da piogge intense, 11 casi di esondazioni fluviali, 9 di danni da siccità prolungata, 8 casi di danni alle infrastrutture e 3 di danni al patrimonio storico da piogge intense. Rispetto al 2020 nell'ultimo anno in aumento i danni da grandinate intense (17 rispetto ai 9 nel 2020) e le frane da piogge intense (13 rispetto alle 10 nel 2020), mentre allo stesso livello record i dati sugli allagamenti (97 nel 2021 e 102 nel 2020).
Legambiente chiede allora al Governo di approvare il piano nazionale di adattamento climatico, come hanno fatto tutti gli altri grandi Paesi europei.
Giampiero Guadagni

( 7 gennaio 2022 )

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