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Università, già impegnati 6 miliardi del Pnrr per ridurre i gap con l’Europa

La spesa delle risorse Pnrr per il settore ricerca e università suscita meno dibattito e polemiche di quella in altre aree considerate calde, come l’ambiente o le infrastrutture fisiche. Eppure è una spesa strategica per lo sviluppo del paese, per l’occupazione e anche per l’aumento dei salari. Perché, come dicono spesso i sindacati senza suscitare grandi reazioni, i buoni stipendi li fa la buona economia e non le leggi. 
Per ora, il Governo, su questo fronte, sta rispettando le tabelle di marcia. Sono 6 miliardi gli euro già impegnati per ricerca e università. Il Pnrr, come ha spiegato la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, nella sua Missione 4 “ha due grandi obiettivi: lavorare per assicurare un’offerta formativa ottimale per gli studenti, garantendone il diritto allo studio, e sostenere il settore ‘dalla ricerca al business’ che vuole finanziare e rafforzare la ricerca italiana in vari settori con l’obiettivo di un impatto immediato sull’industria, sul lavoro, sull'occupazione”. 
Per la parte ‘dalla ricerca al business’ sono già stati impegnati almeno 6 miliardi di euro con la formazione di 5 centri nazionali, 11 ecosistemi dell’innovazione, circa una trentina di infrastrutture di ricerca. A breve arriveranno anche i risultati sui partenariati di ricerca che possono essere circa 14. 
Il progetto del ministero è quello di mettere insieme la ricerca accademica con quella degli Enti di ricerca e dell'industria per dare una svolta innovativa alle grandi problematiche, come la mobilità sostenibile. “In questo modo - ha evidenzia Messa - possiamo creare una filiera in grado di competere a livello internazionale e che ci permetta di lavorare insieme agli altri e di fare massa critica. Non c'è differenza tra ricerca pubblica e ricerca privata. È una sfida”.
Per l'offerta formativa, sono state distribuite le borse di studio aumentando le indennità soprattutto per gli studenti fuori sede che hanno delle spese alte. 
Tra le azione da intraprendere per aumentare le iscrizioni alle università, il ministero punta anche su sostegni economici per garantire il diritto allo studio. Si punta sulla riduzione delle tasse di frequenza, sul numero delle borse di studio per premiare i bravi, i capaci e i meritevoli. Sono ancora insufficienti nonostante gli sforzi che stiamo facendo, sulle residenze per gli studenti che soprattutto nei corsi di laurea magistrali si muovono molto facilmente. Bisogna infine rendere attrattiva l’università, anche in ottica lavorativa. Per questo, già da quest'anno sono partiti quasi 180 corsi di laurea innovativi sulla sostenibilità. 
Ilaria Storti

( 22 giugno 2022 )

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