Martedì 21 settembre 2021, ore 19:52

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Manifatturiero

Pelletteria, contratto rinnovato per 48mila addetti

Il contratto della pelletteria ha il merito di fare un giro di vite importante sul contrasto al dumping contrattuale, purtroppo molto diffuso nel settore. Non è accettabile che a pagare il prezzo della concorrenza sleale tra le imprese siano i lavoratori, in termini di tutele salariali e normative”. A dirlo è la segretaria generale della Femca-Cisl, Nora Garofalo, dopo la firma dell’ipotesi di rinnovo del contratto. La lotta ai cosiddetti contratti-pirata è innegabilmente il cuore del nuovo contratto degli addetti delle industrie manifatturiere delle pelli e succedanei e ombrelli e ombrelloni, sottoscritto dai rappresentanti di Assopellettieri e Confindustria Moda e dalle rappresentanze sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil. Il contratto interessa 48 mila addetti in circa 5 mila imprese, la vigenza contrattuale scadrà il 31 marzo 2023. Molto rilevante, dunque, è l’inserimento per la prima volta in un contratto nazionale di un articolato normativo sul contrasto al dumping contrattuale, che prevede l’impegno per le imprese a commissionare lavoro solo a quelle aziende che applicano i contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative nel territorio nazionale. "Notizia molto positiva - scrive su Twitter la leader Cisl, Annamaria Furlan. Contratto innovativo e moderno che tutela le retribuzioni, rafforza le relazioni industriali, puntando sulla formazione, la partecipazione ed il welfare contrattuale. Complimenti alla Femca Cisl ed alle altre federazioni". “Si tratta di un elemento molto importante - hanno commentato le segreterie nazionali dei tre sindacati - il primo strumento concreto di lotta allo sfruttamento dei lavoratori della filiera. Inoltre per le aziende che non applicheranno questi contratti è stata predisposta una procedura di confluenza nel contratto di riferimento tramite accordo aziendale che, nel tempo massimo di 36 mesi, permetterà questa transizione con l’allineamento economico e normativo”. Nora Garofalo ricorda che “negli anni scorsi, insieme ad Adapt, la Femca ha pubblicato una ricerca nazionale sul dumping contrattuale, dalla quale si evinceva sia la diffusione nel Paese che le conseguenze gravissime per i lavoratori coinvolti. E poi c’è un altro dato che deve far riflettere: le aziende che applicano i contratti non riconosciuti, quelli siglati non con i sindacati maggiormente rappresentativi ma con sigle ‘di comodo’, spesso disattendono la normativa sulla sicurezza in azienda, con rischi enormi per i lavoratori. Infine appare ovvio che la corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali da una parte pone un argine al dilagare dei contratti pirata, dall’altra, essendoci in Italia un’ampia copertura dei settori per mezzo della contrattazione collettiva, consente di superare con l’applicazione dei minimi contrattuali il tema del salario minimo. Un motivo in più per combattere il dumping contrattuale – conclude Garofalo – e per dare ancora più ruolo e centralità alla contrattazione ‘virtuosa’”. Molto significativi anche gli interventi del testo sulla parte economica: l’intesa prevede un aumento sui minimi (Tem) di 78 euro al 3° livello, così ripartiti: 20 euro a novembre 2021; 25 euro ad aprile 2022; 20 euro ad ottobre 2022; 13 euro a marzo 2023. Per quanto riguarda il welfare contrattuale l’intesa prevede sull’assistenza sanitaria integrativa Sanimoda che il contributo sia elevato a 12 euro mensili, 4 euro in più, con decorrenza dal 1° aprile 2021, mentre su fondo previdenziale Previmoda è previsto che, fermo restando il contributo a carico del lavoratore pari all’1,50%, con decorrenza dal 1° aprile 2022 il contributo a carico dell’azienda è elevato al 2% (8 euro medi). L’elemento di garanzia retributiva, per i lavoratori le cui aziende non applicano la contrattazione di 2° livello, sarà elevato a 230 euro annui. Le parti si impegnano anche alla diffusione e all’attuazione dell’“Accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro” sottoscritto da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Il contratto introduce la possibilità di nominare nelle aziende il “Delegato alla formazione”, con l’incarico di curare i rapporti con le figure aziendali. Inoltre vengono aumentate da 32 a 40 le ore possibili da far confluire nella “Banca individuale delle ore”, da utilizzare sotto forma di riposi compensativi. Infine, passerà da 4 a 8 mesi l’aspettativa non retribuita per la conservazione del posto di lavoro nel caso di malattie gravi e viene normata la fruizione ad ore dei congedi parentali. La parola ora passa ai lavoratori che voteranno l’intesa nelle assemblee. 
 

Vanni Petrelli
 

( 2 marzo 2021 )

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