Lunedì 28 novembre 2022, ore 18:49

Lavoro

Settore socio sanitario-assistenziale: siglato primo contratto nazionale

I 40mila dipendenti delle circa 3mila imprese che operano nel settore socio-sanitario-assistenziale da oggi hanno il loro primo contratto nazionale di lavoro.
Finalmente potranno godere di eguali trattamenti economici e normativi.  Nel contratto verranno infatti convogliate tutte le forme spurie di contrattazione applicate fino ad oggi, in modo da contrastare le forme emergenti di dumping contrattuale presenti nel terzo settore di natura privatistica. 
Il contratto è stato sottoscritto dalle imprese del terzo settore associate a Confcommercio, dai sindacati di categoria Fisascat Cisl e Uiltucs e dall’associazione imprenditoriale Confcommercio, Salute, Sanità e Cura - con l’assistenza di Confcommercio Imprese per l’Italia.
L’intesa, sottoposta fino al 15 settembre alla ratifica degli organismi delle Parti Sociali firmatarie, interviene sulla sfera applicativa e sul sistema di inquadramento, sulle relazioni sindacali (strutturate ai due livelli nazionale e regionale/territoriale/istituzione), sui diritti sindacali, sul mercato del lavoro, sull’organizzazione del lavoro (anche effettuato presso il domicilio dell’assistito) e sulle tutele delle condizioni di lavoro, nonché sul welfare contrattuale e sul trattamento economico normativo, e quindi sulle tabelle retributive, orario di lavoro, malattia, permessi per aspettative e congedi, supporto alla genitorialità, formazione, pari opportunità e sostegno alle donne vittime di violenza. Il trattamento retributivo prevede un incremento economico a regime pari a € 72,57 (erogati in due tranche: 58,89 € a settembre 2022 e 13,98 a settembre 2023) per il livello medio 4° S con una retribuzione tabellare a regime di 1.411,84 ampiamente in linea con i trattamenti economici previsti dagli altri contratti nazionali di settore. Sono previste anche maggiorazioni per il lavoro ordinario notturno e festivo fino al 25%. Significativo l’impianto normativo sul welfare contrattuale: le parti convengono di estendere ai lavoratori a cui si applica il contratto l’istituzione del fondo di previdenza complementare attraverso l’adesione su base volontaria al Fondo Fon.Te. già costituito; sul fronte dell’assistenza sanitaria integrativa le parti richiederanno formale adesione al Fondo Est per gli impiegati e alla cassa QuAS per i quadri, a parità di contribuzione e di nomenclatori già in vigore; le parti individuano nel Fondo Interprofessionale For.Te il fondo cui le istituzioni faranno riferimento per l’accesso agevolato alle risorse destinate al finanziamento di programmi per la formazione continua.
Per le parti sociali si tratta di un contratto dalla forte matrice valoriale, sociale, solidale che riconosce dignità ai lavoratori di un settore altamente esposto alle logiche del dumping che l’intesa si propone di contrastare, uniformando i trattamenti economico normativi agli altri contratti nazionali di settore siglati dalle associazioni comparativamente e maggiormente rappresentativi, con la previsione di una clausola di armonizzazione delle previsioni contrattuali a fronte dei rinnovi contrattuali del comparto.
"La sfida che anima le parti sociali - hanno dichiarato - è quello di promuovere un cambio di paradigma nell’approccio culturale e operativo anche nell’ambito dei LEA, in cui strutture e operatori possano essere parte integrante di un processo di crescita efficace ed efficiente. All’interno di questa missione è essenziale intendere il contratto non solo come fonte normativa attraverso cui definire le regole del rapporto di lavoro, ma soprattutto come base per la crescita e lo sviluppo di un intero settore. Siamo certi che questo il suddetto rappresenterà uno strumento fortemente innovativo per il settore. Un vademecum ma soprattutto un impegno concreto di lavoro a tutela di ogni attore coinvolto".
Ce.Au.

( 1 agosto 2022 )

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