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Dracula si è trasferito a Roma

di STEFANO PETRUCCI

Il suo fascino demoniaco è persino difficile da spiegare, ma resta una realtà indiscutibile. Dracula, il re dei vampiri, è instancabilmente raccontato dalla letteratura e soprattutto dal cinema da più di un secolo. Dal capolavoro creato da Bram Stoker nel 1897 alle pellicole di Murnau (1922), di Tod Browning, con Bela Lugosi (1931), di Terence Fisher (1958) e di Jesùs Franco (1970), entrambe con Christopher Lee, di Werner Herzog, con Klaus Kinski (1979), di Francis Ford Coppola, con Gary Oldman (1992), di Patrick Lussier, con Gerard Butler (2000), di Dario Argento (2012), di Gary Shore, con Luke Evans (2014).

Proposto di volta in volta sul grande schermo come signore oscuro e predatore sanguinario, ospite infido e irresistibile seduttore, condottiero indomito e persino anti-eroe col cuore spezzato, il conte Vlad III di Valacchia, meglio conosciuto col patronimico Dracula, dal romanzo di Stoker in giù è stato oggetto anche di un numero incalcolabile di saggi, di studi, di opere di fantasia: nei cataloghi delle case editrici, se ne rintracciano una ventina solo dal 1992, anno in cui l’inglese Kim Newman ha pubblicato uno dei suoi romanzi ucronici in cui è descritto un mondo alternativo nel quale Dracula non è stato sconfitto e il vampirismo si è radicato nel tessuto della società Chiara Valerio, scrittrice, traduttrice, conduttrice radiofonica, nata e cresciuta a Scauri, residente a Roma da dove da qualche anno fa la spola Venezia, non è sfuggita al carisma del conte, per il quale non fa fatica ad ammettere un’autentica ossessione. Nel suo intrigante Così per sempre, appena uscito per Einaudi, Dracula non è morto, ma si è trasferito a Roma, la città eterna come lui. In questa storia si chiama Giacomo Koch.

È curioso, dialoga con Jung, ama la scienza, la fragilità umana e una donna che non cambia mai. Il legame con Mina Harker, la maestra di scuola di Bram Stoker, non si è conclusa nel 1897. Lei nel romanzo della Valerio si chiama Mina Monrov, vive a Venezia ed è a sua volta un vampiro. La storia affonda le radici nella fine dell’Ottocento, quando il conte ha lasciato il castello in Transilvania per trasferirsi in Occidente. Ha cambiato nome in Giacomo Koch, appunto, e si è appassionato agli studi di medicina: a Roma lavora come anatomopatologo all’ospedale Fatebenefratelli. Ha capito molte cose, negli anni. Prima di tutto che ciò che scorre è nutrimento, non soltanto il sangue, che pure resta ancora il suo cibo preferito. Che a causa dei limiti dei viventi non si può vincere la nostalgia e che grazie alla forza di gravità ogni uomo e ogni donna contengono l’universo. Ha capito, essenzialmente, che i vampiri in cui scorre il sangue diventano umani, e quindi vulnerabili.

Mina al contrario ha capito solo sé stessa, ha vissuto gli ultimi sessant’anni insieme a una donna che il conte ha ucciso, al pari di tutti gli amori della sua vita, e per punirlo pensa di dover distruggere l’unica vera grande passione di Dracula: gli esseri umani. È per questo che, nella Venezia che la scrittrice Chiara Valerio definisce “una città vampiresca, improgrammabile, fluttuante, che ti costringe a confrontarti con un continuo esercizio di morte”, decide di aprire un salone di bellezza in cui il tempo non scorra più. Chiunque entri nel salone di Mina uscirà uguale a sé stesso. Così per sempre. Come il mito del re dei vampiri.

( 5 maggio 2022 )

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