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Libri

Gian Carlo Fusco e il carattere immutabile degli italiani

di MARIA LUCIA SARACENI

Il George Best del giornalismo italiano. Sperperatore di un talento che era superiore a quello di Biagi e Montanelli, come gli stessi Biagi e Montanelli dicevano. Ma che se quel talento non avesse sperperato non sarebbe stato il Gian Carlo Fusco inesauribile divulgatore di storie che rimbalzavano tra il vero, il verosimile e l’inventato come rimbalza il pugile (uno dei “mestieri” giovanili di Fusco) tra le corde di un ring. “Quando parlava, era grande come Tolstoj scrittore”, disse di lui Manlio Cancogni, uno dei suoi amici e colleghi che lo convinse a metter per iscritto i suoi racconti orali. Nato a La Spezia nel 1915, figlio di un contrammiraglio e di una maestra di scuola, Fusco viene più volte rinchiuso in collegio a causa della sua indisciplina. Sarà soldato in Albania, ballerino a Viareggio nell’immediato Dopoguerra, attore di cinema, leggendario bevitore di grappa (si dice che la ditta Nardini spediva le ordinazioni con l’indicazione “bar Fusco”). Inizia a lavorare come giornalista per La Gazzetta di Livorno; poi diventa collaboratore de Il Mondo; passa all’Europeo, all’Espresso e nel 1956 a Il Giorno, dove cura la celebre rubrica “La colonna”.

A rendere omaggio a un personaggio animato da uno spirito culturalmente anarchico è in libreria, edito da Aragno, “Arpa e Cannone”, un nuovo testo che raccoglie gli articoli pubblicati dal maggio del 1959 al marzo 1963 su “Successo”, il mensile diretto da Arturo Tofanelli, che schierava una squadra di alto livello e si muoveva con disinvoltura editoriale tra costume, spettacolo, approfondimento e cultura. Su “Successo”, ad esempio, Pasolini inizierà a pubblicare il famoso reportage “La lunga strada di Sabbia”: il racconto del viaggio attraverso la costa di un’Italia sospesa tra cambiamento e tradizione. Quelli di Fusco sono affreschi per lo più minimali, piccole memorie che insieme formano un singolare spaccato dei primi anni del boom. Il libro contiene alcuni dei suoi cavalli di battaglia: la Storia spiata dal buco della serratura, la criminalità organizzata, la vita notturna delle metropoli, la vita degli umili e dei marginali, le discussioni dei salotti borghesi e letterari. Anche se, evidenzia Dario Biagi nella prefazione, “il vero grande tema che aleggia su tutti i racconti è il carattere degli italiani che non muta, che si perpetua, nel bene e nel male”.

Fusco morì a Roma nel 1984, dimenticato da tutti. Stava per essere sepolto in una fossa comune, senza esequie, ma gli amici più cari riuscirono a organizzargli il funerale nella “Chiesa degli artisti” a Piazza del Popolo. Solo da alcuni anni l’opera di Fusco comincia a essere rivalutata insieme alla sua figura capace di coniugare l’ironia e la compassione. E di confondere la vita e la letteratura.

Gian Carlo Fusco, Arpa e Cannone, Aragno 2023, pp. 286, euro 30

( 15 maggio 2023 )

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