Lunedì 6 dicembre 2021, ore 16:40

Quotidiano di informazione socio‑economica

Il mito americano

di LUCA ROLANDI

Nel 1620 ebbe inizio la straordinaria avventura di un piccolo gruppo di dissidenti inglesi che sarebbero passati alla storia come i “Padri Pellegrini” che formarono una comunità separata prima in Olanda ma soprattutto dopo l’attraversata atlantica a bordo della Mayflower nel nuovo mondo, gli Stati Uniti. Per inquadrare storicamente coloro che furono chiamati Padri pellegrini bisogna risalire ai movimenti di riforma religiosa che agitarono la società inglese nella seconda metà del Cinquecento. All’interno della Chiesa d’Inghilterra esistevano diverse correnti, tra le quali quella di coloro che volevano purificare (e per questo furono chiamati “puritani”) la chiesa dalle forme liturgiche della tradizione cattolico-romana e adottare la teologia riformata. All’interno del movimento puritano si formò un’ala radicale di “separatisti”, cosiddetti perché pensavano che la Chiesa d’Inghilterra non fosse riformabile e che fosse necessario separarsi da quella che consideravano ormai irrimediabilmente corrotta.
I separatisti proponevano di costituire, in alternativa alle parrocchie territoriali anglicane, piccole comunità clandestine di credenti; in una di queste, formatasi a Scrooby, nel Nottinghamshire, ebbe inizio la vicenda dei Padri pellegrini. Per sfuggire alle persecuzioni, che avevano portato all’arresto e anche alla condanna a morte di alcuni leader, la comunità dei separatisti di Scrooby decise di emigrare in Olanda, dove i movimenti di dissenso religioso erano tollerati. Nel 1608, gran parte della comunità si trasferì prima ad Amsterdam e poi a Leida, una città che offriva molte opportunità di lavoro.
Una decina di anni dopo, per il timore di una ripresa della guerra tra Olanda e Spagna e anche per sottrarre i figli alle influenze e alle tentazioni di una società nella quale circolavano idee lontane dai loro presupposti biblici, gli esuli decisero di spostarsi nuovamente, questa volta nel Nord America, dove da pochi anni era iniziata la colonizzazione inglese. Partendo da una analisi del contesto culturale, politico e religiosi, il prof. Massimo Rubboli, docente di Storia delle Americhe e storia del cristianesimo moderno e contemporaneo all’Università di Genova ricostruisce la trasformazione di questa vicenda, che è alla base del mito fondativo degli Stati Uniti. La storia dei pellegrini, che insieme ad altri passeggeri della Mayflower, riuscirono a stento a sopravvivere al primo rigido inverno e soltanto con l’aiuto degli indiani locali costituirono la piccola colonia di (New) Plymouth, non assunse mai dimensioni rilevanti e infine, nel 1691, fu assorbita dalla colonia puritana della Baia del Massachusetts. Quest’ultima, fondata dieci anni dopo, era diventata in breve tempo la principale colonia della Nuova Inghilterra e la sua importanza fece quasi dimenticare la vicenda dei Padri pellegrini, tant’è vero che non risulta che nel 1720, primo centenario del loro arrivo, ci siano state commemorazioni.
Il processo vero e proprio di costruzione del mito si colloca nel periodo rivoluzionario, quando le tredici colonie decisero di separarsi dalla madre patria. Fu allora che il documento noto come “Patto della Mayflower”, sottoscritto prima di sbarcare, fu riesumato e interpretato come la prima pietra della democrazia americana. Inoltre, le virtù (l’adesione al principio dell’autogoverno, la fiducia nell’educazione, il rifiuto dei concetti feudali di possesso della terra, la convinzione che la società deve fondarsi sulla moralità e sulla fede cristiana) che erano state tradizionalmente attribuite ai puritani della colonia del Massachusetts vennero trasferite ai Padri Pellegrini perché, mentre la storia dei puritani presentava delle macchie (come la cacciata di Roger Williams e di Anne Hutchinson e l’esecuzione di alcuni quaccheri), la fede, il coraggio e la vittoria sulle avversità dei Pellegrini risultarono più adatte a soddisfare il bisogno di legittimazione della nuova nazione. Dopo la fine della Guerra civile, durante la quale il presidente Lincoln aveva emanato una Proclamation che invitava ad osservare un giorno di Ringraziamento nazionale l’ultimo giovedì di novembre, iniziò a circolare l’idea che l’origine del Thanksgiving Day risalisse alla festa che si era svolta nel 1621 nella colonia di Plymouth, con la partecipazione degli indiani della zona, dopo il primo raccolto. Dalla fine dell’Ottocento, l’idea di un primo giorno del ringraziamento incentrato sui Padri pellegrini era ormai diffusa nei libri di carattere popolare, era divulgata in rappresentazioni teatrali e molte scuole offrivano cene basate su visioni immaginarie della vita a Plymouth nel 1621; ciò portò anche alla pubblicazione di molta letteratura per ragazzi incentrata sui Pellegrini e il primo Thanksgiving. Di fronte alle centinaia di migliaia di immigrati dall’Europa meridionale e orientale, considerati estranei ai valori democratici dell’America protestante, il sistema educativo pubblico aveva bisogno di presentare una storia facilmente comprensibile delle origini degli Stati Uniti come quella dei pellegrini.
Massimo Rubboli, Alle origini della storia americana. I padri pellegrini tra storia e mito (1620-2020), Unicopli, Milano, 2020

( 15 gennaio 2021 )

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