La scrittura è disumana, distrugge la memoria, è inerte e non può difenderci. Queste critiche, che Platone muove alla scrittura nel Fedro, ci raccontano il legame fortissimo che il filosofo che per primo organizzò il suo pensiero in organiche raccolte scritte, non sciolse con il suo maestro e il suo insegnamento affidato solo al suono delle parole che pronunciò e con cui ha illuminato il suo tempo e aiutato la cultura occidentale ad autodeterminarsi. Walter J Ong ci ha detto che in Grecia prima della scrittura le parole erano eventi e l’antica sapienza apparteneva al mondo del suono: questo non ha reso debole ed ‘evanescente’ quella cultura che si è fissata invece nella Storia. Socrate, il primo e il più grande dei maestri dell’Antichità, fu le parole che gli uomini che lo hanno conosciuto, non hanno dimenticato di lui, dei suoi talenti, dell’esemplarità della sua vita interamente dedicata alla ricerca. Vissuto nel secolo d’oro della democrazia ateniese ma anche nel più delicato momento storico e politico di transizione di una città orgogliosa ma sconfitta, Socrate è colui che ci insegna il valore irrinunciabile della Verità e della fatica di capire chi siamo e cosa sappiamo. Il primo sguardo dei filosofi si era poggiato sulla Natura, vivere socraticamente invece significherà posare gli occhi su noi stessi, estrapolare dalle nostre profondità interiori Bellezza e luce. Quello con Socrate è un incontro che cambia la vita e Cristina dell’Acqua in un nuovo libro offre al lettore il privilegio di imbattersi in un uomo straordinario che aveva solo due certezze: sapere di non sapere e che per conoscere noi e il mondo dobbiamo partire da dentro La formula di Socrate ci racconta l’efficacia educativa e la preziosità delle parole del figlio di una levatrice che aveva imparato e poi insegnato l’amore, la vita attraverso il dialogo da cui generiamo, partorendo in noi stessi, la Verità. Era considerato un insetto fastidiosissimo, un tafano che punzecchiava per le strade di Atene ogni uomo perché si interrogasse sui limiti della propria consapevolezza così da essere stimolato a un’infinita ricerca di libertà e senso. Viviamo un tempo in cui ci scopriamo smarriti e sentiamo il bisogno di avere maestri, di chi ci indichi la via per ritrovare il Bello e il Bene in noi e nelle cose e questo libro ci ricorda l’immenso valore che un filosofo, giudicato empio e condannato nel 399 dal tribunale popolare di Atene, diceva abitare dentro ognuno di noi. La fede nell’uomo ha reso le parole di Socrate immortali, la sua formula, le sue prescrizioni sono ‘fatte’ di parole che non scrisse e che non abbiamo letto e non potremo leggere ma il cui potente suono è giunto dal V secolo a noi.

