Sabato 2 luglio 2022, ore 10:37

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L’anti-accademismo di Maria Lai

di VALERIA PARISI

Una mostra antologica per presentare l’anti-accademi smo di Maria Lai (1919-2013), la sua arte rivolta al mondo intero, non ai colti, ai professori o agli artisti, ma a tutti, soprattutto a coloro che non frequentano i musei.

Un percorso leggero, «Io non faccio arte, io gioco», pur affrontando argomenti tanto profondi come la scoperta di sé e l’incontro con l’altro.

Settanta opere per ripercorre la carriera dell’arista, e attraversarne i passaggi di stato da opere pittoriche, a materiche e tessili, a opere corali e collettive, relazionali e concettuali. L’imprinting dovuto all’esser nata ad Ulassai (NU) nel 1919 – terra in cui credenze e tradizioni, miti e leggende si fondono con la natura e i saperi orali –, ha lasciato una suggestione impressiva che echeggia nei racconti visivi creati dall’artista nel tempo.

Un’arte viva e per i vivi perché la vita è piena di morte, per cui bisogna concentrarsi ad intessere relazioni che ricuciano le dolorose lacerazioni inflitte dal tempo. Una reazione scaturita da riflessioni vitali, nell’intento di andare oltre l’inquietudine e, conoscendola, abbracciare la serenità.

Dai residui pittorici di Polimaterico in rosso (1964), – dove sono inseriti anche sughero e cortecce a rappresentare la vita – Maria Lai trova il proprio linguaggio con i Telai (1965, 1968-71), in cui i materiali e le tecniche dell’arte sono sostituiti da elementi di uso comune, allineandosi in questo al gusto del tempo che vede, nel 1967, l’affermarsi dell’Arte Povera. Ma il significato che i telai assumono e che si ostinano a trasmettere è del tutto personale e rimanda al mondo degli affetti, all’im portanza e all’impegno necessario ad intessere legami, creare trame di fiducia, cucire ponti che siano collegamenti tra mondi interiori diversi. Il tutto attraverso un simbolo arcaico, che richiama le origini e l’a spetto femminile dello stare al mondo.

Un’operosità incessante che non è costruttiva, perché i telai di fatto non possono produrre filati, ma pongono l’accento sulla volontà di tessere, tenere insieme, rapportare. Il filo come allegoria della vita che, quali homini faber, intrecciamo e annodiamo a nostro piacimento, in base alle scelte e alle direzioni che prendiamo sul telaio, nostro campo d’a zione. Il telaio rimanda alla tela, che rimane pur sempre, il principale strumento identificativo di un artista tradizionale.

Dai Telai si passa poi negli anni Settanta alle Tele cucite, rappresentate da il Veliero (1974), in cui scompare del tutto il riferimento pittorico e il cromatismo è dato dall’accosta mento di stoffe, e dove prevale il gesto segnico del cucire.

Nelle tele cucite oltre ai ricordi di infanzia riecheggiano le opere degli artisti suoi contemporanei, come Burri, Boetti o Manzoni, ma anche il desiderio di tenere insieme aspetti diversi tramite un tracciato evidente, rammendato. In questi mondi delimitati dal telaio, o dalla tela rimane sempre aperta l’idea del viaggio e della scoperta.

Dai telai alle tele cucite, ai libri cuciti, si sviluppa la creazione artistica di Maria Lai. Non a caso i Libri o scritture asemantiche, giungono dopo le Tele, che delineano anche mappe geografiche (Geografie, primi anni Ottanta), strumenti di viaggio, che anticipano il viaggio della mente intrapreso grazie ai libri.

In parallelo dà vita ad una serie di sculture (Pupi di pane) che si legano alla tradizione in quanto Lai accosta lo scolpire all’impa stare, creando dei rimandi tra leggende, nuovi miti e arte contemporanea.

Tra le serie presentate in mostra ci sono poi le Lavagne, le Autobiografie, pagine libere in cui imprimere il proprio vissuto, e i Muri. Questi ultimi nati nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino, non come simbolo delimitante e divisorio, ma come insieme composto da elementi vari che insistono su uno stesso spazio grazie ad un legante ( Le fate operose , 1989). Il percorso espositivo si chiude con l’opera corale, primo esempio di opera d’arte relazionale, Legarsi alla montagna (1981), con la quale l’artista ha legato idealmente il suo paese natale, Ulassai, e tutti i suoi abitanti alla montagna che lo domina, attraverso un nastro azzurro, anch’esso estrapolato da un’antica leggenda ancora nota in paese, e attraverso questo filo, passato di mano in mano, di casa in casa, di porta in porta, ha rappresentato l’importanza del legame reciproco, del territorio da cui siamo dipendenti , dando valore ad ogni singolo passaggio ed eternandolo in un ideale abbraccio tra uomo e natura, passato e presente, tradizione e progresso.

MARIA LAI. Dall’Informale all’opera corale , 10 giugno – 27 novembre 2022, SPAZIO ILLISSO, via Brofferio 23, Nuoro

( 22 giugno 2022 )

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