Sabato 3 gennaio 2026, ore 19:57

Libri

L’inconcludenza del sublime

di ELIANA SORMANI

Un dialogo immaginario alla Montesquieu tra Giulio Cesare e il probabile alter ego di Henry de Montherlant, è l'oggetto di un breve saggio curato da Giovanni e Giuseppe Balducci dal titolo 'Giulio Cesare.

Dialogo di un’ombra', da poco pubblicato dalla casa editrice Aragno. Un testo scorrevole di poche e intense pagine, rimasto in forma di manoscritto e rinvenuto nel 2013 da Pierre Duroisin presso la Bibliotèque nationale de France, in cui si delineano in modo chiaro quelli che diverranno poi nell’età matura i pensieri e i valori di Montherlant, scrittore francese ancora troppo poco conosciuto dal pubblico italiano. Proclamato a suo tempo da Hanri Clouard nella sua storia della letteratura 'il più grande dei viventi' e riconosciuto da D'Annunzio come 'un poeta di gran razza', egli si può definire senza alcun dubbio uno dei principali esponenti della letteratura francese del Novecento. Nato nel 1896 a Neuilly da una nobile famiglia Catalana stabilitasi in Piccardia, rimane fedele agli ideali di austerità, coraggio e aristocrazia legati all'educazione materna, all'etica dei samurai e del mondo cavalleresco e nobile, proclamati nelle opere spagnole classiche del Cid Campeador e del Don Chisciotte, alla cui lezione era stato cresciuto e in cui il disprezzo verso la mondanità era uno dei nuclei fondanti.

Scrive il “dialogo” nel 1921 contemporaneamente all’opera “Le Songe” e all’ideazione di un articolo per la rivista “Revue hebdomadaire” e non lo dà alla stampa probabilmente solo perché ritenuto ripetitivo rispetto alle due opere principali. Due voci, quella dell’ombra di Giulio Cesare e quella di un giovane, le cui aspirazioni coincidono a quelle dell’autore, nonché a quelle dell’eroe del Songe, si confrontano in merito al significato della vita giungendo alla conclusione che a nulla valgono gli atti eroici e le grandi azioni salvo che a dare l’illusione di vivere solo perché si deve vivere. “La morale di Montherlant è quella dell’agire, senza alcun scopo, per il puro gusto di agire, di muoversi: azione totalmente libera, priva di ragioni”. Concetto sintetizzato riprendendo il principio eracliteo dell’alternance, “dal momento che in assoluto non vi è nulla di vero, tutto è vero”, per cui i valori incompatibili tra loro coesistono e si equivalgono.

Il giovane M. nel dialogo dirà a Cesare “dopo aver finto d’avere ambizione e non ne avevo, finto di soffrire e non soffrivo, finto d’aspettare e invero niente mi aspettavo, muoio fingendo di credere che la mia pura morte serva, ma persuaso che non serva a nulla”. Egli infatti dichiara di essere un uomo che vive la vita come se ci credesse, ma senza crederci veramente, perché altrimenti perderebbe il gusto del piacere, “l’inconcludenza del sublime”; in fondo questo non altro è che “L’atto puro che lancerò nel buio della storia e illuminerà costellazioni che non vedremo giammai”.

Henry de Montherlant, Giulio Cesare. Dialogo con un’ombra, Aragno, pagg.50, febbraio 2023, euro13,00

( 5 giugno 2023 )

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