Domenica 18 aprile 2021, ore 6:47

Quotidiano di informazione socio‑economica

Mario Mafai

L'omaggio di Brera

di ELIANA SORMANI

Che un museo possa essere una pagina aperta e viva della nostra storia è un fatto risaputo, ma che lo sia in modo permanente e in una veste in continuo divenire non è sicuramente scontato, soprattutto per le difficoltà espositive legate alla riorganizzazione delle sue sale.

Questo è tuttavia quanto riesce a fare impeccabilmente la Pinacoteca di Brera. A partire dal 17 febbraio ad arricchire la sua offerta al pubblico su un’intera parete della sala 18, il visitatore potrà così temporaneamente ammirare ventidue dipinti su tavolette della raccolta le “Fantasie” di Mario Mafai. Un omaggio a questo pittore cofondatore negli anni ‘30, con la moglie Antonietta Raphaèl e l’amico Gino Bonichi, detto “Scipione”, della “Scuola di via Cavour” o “Scuola Romana”, movimento di forte impronta espressionista affermatosi in contrapposizione alla pittura solida e ordinata dai richiami formali neoclassici degli anni ‘20. La raccolta, dalle forti tonalità di colore, in cui prevale la fisicità carnale dei corpi nudi violentemente tormentati, dipinta tra il ‘39 e il ‘44, durante la permanenza forzata dell’artista a Genova (dove si era rifugiato con la famiglia per timore delle discriminazioni razziali nei confronti della moglie ebrea), sono una vera e propria denuncia, a volte rappresentata anche con ironia e in modo grottesco, contro gli orrori della guerra, i massacri e le violenze e gli eccessi di un’ideologia che imperversava in Europa durante il nazismo.

Frutto di una donazione del 2018 al museo milanese dell’Ing. Aldo Bassetti, Presidente degli Amici di Brera dal 2007 al 2020, in attesa di essere esposta a Palazzo Citterio, la donazione ha un valore soprattutto politico più che artistico come lo stesso ha dichiarato “Queste opere rappresentano un uomo, Mario Mafai, che

come artista aveva avuto la priorità di descrivere le tristezze e le infamie dei campi di concentramento. Qui c’è il mio pensiero… un pensiero antifascista! Io desidero che si conosca quanto è accaduto nella storia affinché sia ricordato per sempre”.

Barbarie della guerra, di cui lo stesso Bassetti era stato testimone nel lontano 1943, quando un gruppo di 16 ebrei, di cui faceva parte anche una sua zia, ospiti nell’Hotel Meina sul lago Maggiore, dopo essere stati identificati e trattenuti per alcuni giorni nelle loro stanze, furono barbaramente giustiziati. Un episodio che colpì indelebilmente la sua mente di quattordicenne, in quanto chiamato poi a riconoscere il cadavere della zia. Un atteggiamento antifascista che contraddistinse un altro precedente proprietario della collezione, Giovanni Pirelli, unico membro della sua famiglia (famiglia fascista) che scelse di non seguire la vocazione industriale, prima per diventare comandante partigiano e poi scrittore e che aveva acquistato i dipinti nel ‘57.

Il progetto curato da Alessandra Quarto e Marco Caminati diventerà a partire dal 29 marzo un documentario fruibile anche sulla piattaforma Brera plus

( 18 aprile 2021 )

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