Lunedì 1 marzo 2021, ore 10:50

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Mostre

La collezione Adler a Milano

di ELIANA SORMANI

Una valigia malconcia di pelle marrone dimenticata in soffitta; una collezione di libri illustrati per l’infanzia; la storia di una giovane coppia di architetti alle prese con il socialismo bolscevico prima, e, poi, in fuga dalle persecuzioni razziali tedesche; il sogno di una nuova civiltà. Potrebbero sembrare gli ingredienti ideali per un romanzo se non addirittura per un thriller di carattere storico, se non fosse che sono invece gli elementi fondamentali di una storia vera, che per un misterioso gioco del destino è arrivata a noi, permettendoci di entrare a contatto con un passato recente di cui gli stessi libri spesso omettono molte pagine. Una vicenda individuale che si intreccia con una storia collettiva che è quella dell’Unione Sovietica e indirettamente dell’Europa nei primi anni del ‘900. A guidarci all’interno di questo mondo una mostra curata da Federica Rossi allestita a Milano presso la Biblioteca Braidense dal 21 gennaio fino al 20 marzo 2021 dal titolo “Tempi Terribili-Libri Belli”. Una rassegna di libri illustrati sovietici per bambini resa possibile grazie alla recente e preziosissima donazione della Collezione Adler alla Biblioteca Braidense di Milano. Un lascito costituito da circa 257 opere, di cui 123 in esposizione che, accanto a 17 volumi per l’infanzia provenienti da altre collezioni private e oggetti (manufatti utili a contestualizzare le opere), giocattoli e addirittura spille sovietiche della collezione Sandretti, permettono al visitatore di conoscere meglio quella che a suo tempo la moglie di Lenin, Nadezda Krupskaja , definiva “una delle armi più potenti dell’educazione socialista delle giovani generazioni.”

Un’occasione non solo per dimostrare come il libro può essere strumento di memoria per le future generazioni, ma un monito a ricordare come sia necessario ripartire dalle nuove generazioni per costruire un mondo nuovo, come dichiara il direttore di Brera James Bradburne che ha fortemente voluto l’allestimento della mostra in questo momento di crisi per la nostra cultura. “Dobbiamo oggi guardare agli artisti e ai bambini per guidarci attraverso le incertezze che affrontiamo ogni giorno, come allora, negli anni turbolenti che seguirono la rivoluzione russa e la conseguente guerra civile” ha infatti dichiarato il direttore in occasione della mostra. E lui, che di recente ha anche inaugurato nelle sale della Pinacoteca il Centro Internazionale di Ricerca sulla Cultura dell’Infanzia (CIRCI), crede fermamente che il futuro nasca proprio dall’attenzione e dall’interesse verso i bambini.

La mostra, molto suggestiva e unica nel suo genereranno, presenta quattro diversi piani di lettura, organizzati intorno a quattro storie che si intrecciano tra di loro: la vicenda dei coniugi Adler, la storia dell’editoria sovietica, la storia dei libri per l’infanzia, e la storia della Russia nei primi trent’anni del ‘900 .

La storia della collezione Adler si lega indissolubilmente alla storia della Unione Sovietica tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, quando, dopo la prima guerra mondiale e a seguito della Rivoluzione d’Ottobre, una ventata di creatività e ottimismo colpì la terra dei Soviet, influenzata anche dai movimenti artistici che in quegli anni si susseguivano in Europa, tra futurismo e avanguardie. Il sogno di una nuova civiltà si diffuse tra gli artisti russi spingendoli a vedere nel mondo dei fanciulli la possibilità di realizzare una società più giusta. Ecco così che si moltiplicano proprio in quegli anni le pubblicazioni di libri illustrati per bambini ricchi di immagini colorate inneggianti al progresso e ad un mondo felice, occasione per gli artisti stessi di sperimentare nuovi progetti legati alla realizzazione di un “paradiso socialista”. Dopo il 1922 l’URSS (nata in seguito al trattato tra Russia, Ucraina, Bielorussia e Transcaucasia), sotto la guida di Lenin, fu protagonista di un progetto di rinnovamento culturale fondato sulla lotta all’analfabetismo a partire proprio da un’attenzione all’infanzia che si manifestò attraverso la creazione di nuove scuole, asili, teatri, e parchi giochi, oltre che attraverso la diffusione di giocattoli e libri per bambini, all’interno dei quali artisti, scrittori, poeti cercavano di misurarsi con il brillante futuro dello stato socialista. Si andava sostituendo all’immaginazione e alla fantasia una cultura concreta, del lavoro pratico, caratterizzato da macchine industriali e da strumenti di lavoro, diffondendosi così il suprematismo e il costruttivismo, con innovazioni anche in ambito grafico e tipografico. Vennero arruolati nuovi artisti, scrittori e illustratori come Maya Kovasky, Kharus Marslak e grazie a case editrici come la Rainbow furono pubblicati i classici per la letteratura sovietica per ragazzi, tanto da portare la stessa casa editrice a pubblicare i suoi libri a New York nel ‘24 e nel ‘25 a esporli a Parigi presso la “World art and decorative Exibition”. Si diffuse persino il Japponismo con la mostra a Mosca nel 1928 sui libri giapponesi per l’infanzia, influenzando lo stile di diversi illustratori sovietici.

Moltissimi artisti, scrittori, poeti, architetti e pittori concorsero con la loro opera a creare dei libri per bambini ricchi di colori, disegni immagini adatti non solo ad essere sfogliati ma destinati a divenire strumenti di gioco e di apprendimento pratico per crescere una nuova generazione di giovani felici e attivi.

All’interno della collezione Adler si possono così trovare, come riportato nel comunicato stampa relativo alla mostra, anche edizioni rare, di maestri come Vladimir Lebedev (1891-1967), definito dai contemporanei il “re del libro per bambini”, o le opere di Vera Ermolaeva (1893-1937), che era succeduta a Marc Chagall nella direzione della scuola popolare d’Arte di Vitebsk, il grande centro di elaborazione dell’Avanguardia. Interessanti all’interno della raccolta la presenza di opere dei maestri della scuola di Michailo Boičuk, tra cui Maria Kotljarevskaja e Oleksandr Dovgal. In esposizione sempre parte della raccolta degli Adler sono presenti anche alcuni volumi dei grandi classici per ragazzi, come Kipling e Tolstoj, in edizioni sovietiche ad opera dei principali illustratori del periodo come Vladimir Favorskij (1886-1964) e David Šterenberg (1881-1948). Accanto ai libri della collezione Adler il pubblico può poi ammirare preziose edizioni provenienti da collezioni private utili a contestualizzare il periodo, fra cui alcuni volumi di Ivan Bylibyn (1876-1942), che nel suo lavoro di illustratore si rifece all’arte popolare russa, nonché l’edizione del volume di uno degli scrittori di libri per l’infanzia del periodo, Samuil Maršak, Indovinelli (Zagadki) del 1925, opera illustrata da Kuz’ma Petrov Vodkin (1878-1939), uno dei più importanti e originali pittori sovietici della prima metà del Novecento.

A evidenziare poi il passaggio fra l’illustrazione di stampo avanguardista della collezione Adler e il successivo affermarsi del realismo socialista sono state esposte due edizioni (del ‘30 e del ‘43) con evidenti differenze, di “Che cosa è bene, che cosa è male?” (AČto takoe chorošo i čto takoe plocho?) del famoso poeta Vladimir Majakovskij. Nell’edizione del ‘43 illustrata dal noto Aleksej Pomochov sono spariti i colori squillanti caratterizzanti l’edizione delle avanguardie del ‘30, cosi come viene a mancare la tipica asimmetria che conferisce espressività ai personaggi. “Il dinamismo della composizione avanguardista lascia il posto ad una impostazione assiale, centrale, sia per i caratteri calligrafici che per il disegno”.

L’ottimismo culturale e dinamismo artistico che aveva caratterizzato la Russia bolscevica aveva avuto una breve durata in quanto la morte prematura di Lenin avrebbe portato al potere Stalin e la fine del sogno di “un paradiso socialista”.

I libri raccolti dagli Adler vennero acquistati in Russia dagli stessi tra il ‘32 e il ‘33, sia come ispirazione per i loro progetti, poiché ricchi di idee e di creatività, così come souvenir o regali da inviare ad amici o parenti lontani, in quanto facilmente reperibili ed economici. Già nel 1933 la coppia ne possedeva ben 250 in tre lingue, 169 in russo 85 in ucraino e 3 in yiddish, per la maggior parte pubblicati tra la fine degli anni ‘20 e il ‘33.

Ma chi erano i coniugi Adler, e perché si trovarono in Russia negli anni della nascita della URSS? Hans Edward Adler era nato in Cecoslovachia nel 1900 da una famiglia ebrea, ultimo di 23 figli. Hedwig Feldmann era invece di origine tedesca nata nella Repubblica di Weimar nel 1904. Entrambi architetti, lui formato alla scuola di Joseff Hoffman, fondatore della Wimer Werkstatte, lei designer d’interni formatasi alla scuola di Design di Dessau, la futura Bauhaus. Partecipano senza conoscersi ad un concorso organizzato da Erns May, architetto e urbanista tedesco, per poter andare a Mosca dove Stalin cercava architetti stranieri per accelerare i suoi progetti urbanistico- industriali, mirati a creare delle città competitive con quelle occidentali. Hans e Hedwig si incontrano così per la prima volta a Mosca (lui provieniente da Francoforte, lei da Colonia) con il sogno di poter contribuire alla nascita di un nuovo mondo, e si innamorarono. Il “Paradiso socialista” tuttavia non si realizza, il progetto della “brigata May” subisce una serie di ritardi e di scorrette valutazioni, tanto che lo stesso May dopo due anni viene licenziato nonostante la progettazione e la nascita di ben 20 nuove città. I due giovani, sposatisi nel frattempo nel 31, si uniscono alla lotta operaia dipingendo striscioni rivoluzionari e progettando scuole e asili. Nel 1932 dopo il licenziamento di May si spostano in Tagikistan e poi nel 1933 rientrano in Germania con l’intenzione di ritornare presto in Russia. Non lo faranno tuttavia mai più, vuoi per le epurazioni iniziate con il potere di Stalin, vuoi per le persecuzioni naziste che investiranno l’intera Europa. Miracolosamente scampati ai campi di concentramento nazisti, grazie all’intervento di una benefattrice che nel 1939 li aiuta a fuggire in Inghilterra, lasciano gran parte dei loro beni a Colonia, nella casa della madre di Hedwig, e lì, dimenticata in un angolo della soffitta rimane anche la valigia di pelle marrone contenente la preziosa raccolta di libri illustrati per bambini che avevano portato con sé dalla Russia probabilmente con l’intenzione di regalarne una parte ad amici e parenti. Solo alla morte di entrambi i coniugi Alder (nel ‘70 mancò Hans e nel 86 Hedwig) la figlia Susanne, decisa a vendere la casa di Colonia, trova la valigia e con essa l’interessante tesoro editoriale, memoria di un pagina della storia della sua famiglia e dell’Europa intera. La collezione sarebbero rimasta ancora a lungo nascosta se casualmente James Bradburne non fosse andato alla ricerca di un libro per l’infanzia in una piccola libreria antiquaria londinese dove, venuto a conoscenza dell’esistenza della preziosa raccolta, prese contatti con la proprietaria Susanne Adler, a sua volta alla ricerca di qualche collezionista interessato a conservare i libri dei suoi genitori. Il passo per arrivare alla donazione è stato molto breve e oggi questi libri possono essere condivisi dal pubblico italiano, come ultima tappa di un percorso che vorrebbe vedere ancora una volta i bambini protagonisti di un cambiamento, come sottolinea nel titolo del catalogo che accompagna la mostra il direttore di Brera Bradburne “Costruiremo un mondo nuovo”. Un’ulteriore conferma di quanto sostenuto dallo stesso Corrado Ricci sovrintendente di Brera nel1898 e autore nel 1887 del saggio “L’arte dei bambini”. Opera tradotta proprio in russo negli anni precedenti la prima guerra mondiale a cui si ispirarono gli autori dei libri che oggi noi possiamo vedere nella Biblioteca Braidense. Un cerchio che si chiude là dove si era ideologicamente aperto.

Tempi Terribili-Libri Belli, Milano Biblioteca Braidense, 21 Gennaio 2021-10 aprile 2021

 

( 1 marzo 2021 )

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