Domenica 18 aprile 2021, ore 7:16

Quotidiano di informazione socio‑economica

Il greco

La lingua del pensiero

di ELIANA SORMANI

Il greco mi è stato dato come lingua, mio solo pensiero è la mia lingua sulle spiagge di Omero” così scriveva il poeta greco Odysseus Elytis, Premio Nobel per la Letteratura nel 1979, a sottolineare lo stretto legame mentale tra la lingua greca e l’essere greci, indipendentemente dal luogo in cui ci si trovi e dal luogo di nascita, un legame esistente anche con chi si sente greco, ama il greco, studia o insegna la lingua greca.

Giorgos Seferis, altro Premio Nobel greco per la Letteratura, nel 1963, quarant’anni prima di Elytis a sua volta scriveva “Dal tempo in cui parlò Omero fino ad oggi parliamo e respiriamo e cantiamo la stessa lingua”. Greche sono le parole e i concetti che dal greco antico permeano tante altre lingue del pianeta, anche se poi solamente il greco moderno quale lingua parlata deriva direttamente dal greco antico. La lingua greca è idee, ricchezze di pensiero, proprietà di linguaggio, espressione della mente umana, dei ragionamenti scientifici e filosofici, ma soprattutto è il passato comune che unisce il mondo occidentale. Come sottolinea fin dal titolo del suo saggio il Professor Giuseppe Zanetto, accademico e studioso del mondo ellenico, “Siamo tutti greci”. Il greco infatti non è solo la lingua comune a tutti i greci ma è il vettore della cultura greca, europea e occidentale. Il greco non solo è una lingua per comunicare, ma è “una macchina privilegiata dell’occidente per pensare” come spiegano i professori Paolo Cesaretti e Edi Minguzzi nel loro saggio “Il dizionarietto di greco. Le parole dei nostri pensieri”. Ai greci risale infatti il nostro modo di pensare, (basti ricordare il sillogismo aristotelico) il modo di porci i problemi e di risolverli. I greci hanno riflettuto su se stessi e su ciò che li circondava, hanno discusso su ogni aspetto del loro mondo, valutandone pregi e difetti, non si sono limitati a vivere in un certo modo, ma hanno cercato di capire come si potesse vivere in un certo modo e non diversamente. Hanno riflettuto sull’uomo elaborando percorsi critici e schemi mentali, problematizzando ogni aspetto del vivere. Per questo il greco è la lingua del pensiero, e tutti siamo greci perché ogni volta che approfondiamo una questione mettiamo in gioco le strutture mentali, i marcatori linguistici messi in gioco dai greci. Marguerite Yourcenar nel suo saggio “Le memorie di Adriano” fa dire all’imperatore Adriano “io l’impero l’ho governato in latino, ma l’ho pensato in greco”. Per tutte queste ragioni e per molte altre ancora a partire dal 2017 su iniziativa nata proprio in Italia, su proposta della diaspora greca presente nel nostro paese e con la successiva accettazione del Parlamento di Atene, è stata istituita “La giornata mondiale della lingua greca” il 9 di febbraio, in memoria di Dionisios Solomos, uno dei massimi poeti greci che nel 1823 compose le due strofe, poi musicate nel 1828, dell’inno della Grecia moderna. Lui che aveva dichiarato “che altro mi può stare a cuore se non che la libertà e la lingua?”. Un omaggio alla poesia greca proprio perché la lingua greca è anche la lingua poetica per eccellenza, non solo la lingua degli antichi aedi ma è anche la lingua della poesia neogreca del Novecento, di Giorgos Seferis e Odysseus Elytis, di Konstantinos Kavafis e Ghiannis Ritsos i poeti della libertà ed in primis proprio di Dionysios Solomos, che pur vissuto molto tempo in Italia e averne assorbito l’italianità non ha mai trascurato le componenti elleniche nei suoi versi.

Lo scopo della Giornata Mondiale della Lingua greca non è solo quello di evidenziare la continuità ininterrotta nel tempo della sua esistenza, ma anche di ricordare il suo diacronico contributo alla storia del mondo. Dopo più cinquemila anni di vita nonostante i numerosi adattamenti dalla sua prima fase protoellenica, dal 3000 a.C. essa unisce con un filo continuo tutti gli eventi salienti che si sono manifestati nella nostra storia, mostrandosi capace di definire nozioni sia astratte che tecniche, di esprimere sia l’esistente come il trascendente, divenendo espressione di valori universali ed individuali, parola dell’anima, della psiche e della comunità con i suoi valori, oggi più che mai attuali di democrazia, filosofia, filantropia e dialogo.

Ricordare il valore della lingua greca permette di capire l’importanza della sua conservazione anche attraverso il suo insegnamento. Forse per questa ragione l’iniziativa di creare una giornata mondiale della lingua greca è nata proprio nel nostro paese cinque anni fa. L’Italia in questo contesto si trova in prima linea rispetto agli altri paesi europei, non solo perché più vicina al popolo greco in quanto erede dei suoi valori attraverso la cultura latina, e neppure solo per la sua vicinanza geografica, ma per una ragione di spirito e di comune sentire. Nel nostro paese ancora oggi esistono comunità di lingua greca. Due piccole comunità greche, rispettivamente in Calabria (Bovesia) e in Puglia (Salento), e alcune minoranze nei quartieri di Reggio Calabria e di Messina, sono state giuridicamente riconosciute dalla legge 482 del 1999 come minoranze linguistiche e vivono oggi la lingua greca come motivo di orgoglio cercando di tramandarla e di insegnarla alle nuove generazioni, a differenza che nel passato quando era considerata espressione di inferiorità perché strettamente legata al mondo agro-pastorale. Un’origine quella di queste comunità grecofone su cui si potrebbe parlare a lungo, anche in merito alla loro ancora discussa e controversa origine che vede divisi gli studiosi tra arcaisti e bizantinisti, gli uni che collocano la spostamento in Italia di queste comunità nel periodo classico della storia greca e gli altri invece che lo pospongono alla caduta dell’impero bizantino avvenuta nel 1453.

Il vocabolario della lingua Italia è permeato da vocaboli greci. Nel Vocabolario di lingua italiana Treccani si trovano circa 8.355 lessemi greci, adattati e non, contro i 6.300 inglesi.

Nessuna lingua ha eguagliato il metodo greco nella formazione della parola, in essa si fondono tradizione e innovazione, e tali sono gli obiettivi che si pone la scuola oggi.

L’interesse del nostro paese verso la lingua greca si manifesta anche attraverso la presenza di istituzioni scolastiche sul nostro territorio, i licei classici, che fanno dello studio del greco una disciplina centrale della propria offerta scolastica. Sulla base dei dati comunicati dal USR per Lombardia l’Italia rispetto agli altri paesi europei è quello che presenta il numero più alto di istituzioni scolastiche (731 istituti di indirizzo classico) in cui lo studio del greco è materia fondamentale, mantenendo costante negli ultimi anni il numero di alunni ad esso iscritti con una quota che anche nel 2021 si aggira intornio al 6,5 per cento degli studenti di prima iscrizione e questo non solo perché lo studio del greco guida alla scoperta di vecchi valori, chiave di lettura per ogni forma di cultura, ma perché è un valore in se stesso in quanto capace di fondere l’armonia del significante con la profondità del significato, permettendo alla profondità dell’animo umano di risuonare, come ha dichiarato la Dottoressa Augusta Celada, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, nel suo intervento in streaming il 9 febbraio alla “Giornata Mondiale della lingua Greca 2021”.

Un incontro a cui è stato dato il titolo “ Il greco lingua per comunicare, lingua per pensare” e che ha visto intervenire importanti cultori della civiltà e della cultura greca a partire dal Professor Giuseppe Zanetto (Università di Milano) a proseguire con Gilda Tentorio (Università di Milano) Cristina Petropoulou (Università di Atene), Patrizio Nissirio (Responabile servizio Ansa Med), Giuseppe Cederna (attore, interprete di Mediterraneo), interventi preceduti dai saluti istituzionali dell’Ambasciatore di Grecia a Roma Theodore M. Passa, del Vice Ministro degli Affari Esteri della Grecia Kostantinus Vlassis, del Segretario Generale della Diplomazia Pubblica e della Diaspora Greca ,John Chrysoulakis, del Presidente della Fondazione e Confraternite Elleniche in Italia Dimitris Fessas, del Direttore Generale del USR per la Lombardia Augusta Celeda, dell Console Generale Onorario di Grecia a Milano Nikolaos Sakkaris e del Presidente della Comunità Ellenica di Milano Sofia Zafiropoulou. Un’occasione in cui si è voluta sottolineare la ricchezza della lingua greca rispetto a tutti gli altri idiomi linguistici occidentali, in quanto lingua universale e unica lingua ad aver lasciato così tante tracce dietro di sé. Quasi un quarto di parole usate nelle lingue occidentali derivano dal greco, non solo i neologismi scientifici ma anche termini che usiamo quotidianamente, come ha dichiara il Prof. Zanetto nel suo intervento in streaming, “parole come idea, angelo, martire, chiesa, orchestra, cinema sono tutti termini greci usati nel greco antico con un significato diverso dal nostro, con un significato che lo giustifica e lo spiega. Se prendiamo coscienza di questo e non ripetiamo meccanicamente i suoni delle parole capiamo meglio quello che diciamo, parliamo anziché essere parlati. Il greco non è solo il sostrato del nostro lessico, ma sono greche anche parole che infiammano il discorso pubblico dei nostri giorni da pandemia a epidemia, così come il lessico della politica: demagogia, aristocrazia, democrazia, termini usati già da Tucidide con la stessa valenza odierna”.

Lo stesso Leopardi diceva che il greco è una lingua inesauribile che ha trovato la capacità di arricchirsi dentro se stessa attraverso il proprio materiale, aggiungendo che “il greco è la lingua del futuro perchè da due millenni è capace di nominare il mondo e la bellezza sia in Grecia come risuonando nelle altre lingue”. Solo per tale ragione si potrebbe dire che la lingua greca è un patrimonio di tutta l’umanità.

Odysseus Elytis, in occasione della consegna del Nobel, nel suo discorso all’Accademia svedese dichiarò “Mi è stato concesso, cari amici, di scrivere in una lingua parlata solo da qualche milione di persone e purtuttavia una lingua parlata da duemilacinquecento anni senza interruzione e con differenze minime Questo scarto spazio-temporale in apparenza sorprendente trova il suo corrispettivo nelle dimensioni culturali del mio paese , che è ridotto nella sua area spaziale, ma infinito per estensione temporale, non lo ricordo certo per inorgoglirmi, ma per mostrare le difficoltà che affronta il poeta quando per nominare le cose che più ama deve ricorrere alle stesse parole usate da Saffo o da Pindaro ad esempio, senza tuttavia avere la loro fama riconosciuta da tutta l’umanità. Se la lingua fosse semplicemente un mezzo di comunicazione non vi sarebbe alcun problema, ma talora accade che essa sia anche uno strumento di magia, carico di valori morali. Ancora di più, nel lungo corso dei secoli, la lingua ha fatto proprio un certo modo di essere altamente morale. E questo modo di essere crea degli obblighi. Non va dimenticato che nei suoi venticinque secoli non ve n’è stato neppure uno, neppure uno lo ripeto, in cui non si sia scritto poesia in greco. Ecco qual è il grande peso della tradizione che lo strumento linguistico solleva. La poesia greca moderna ne offre un’immagine oltremodo incisiva” Una magia, ma anche un impegno morale. Il greco per la storia che incorpora non è dunque solo un’ entità culturale ma è anche una grande entità morale. Una responsabilità per tutti coloro che ne sono portavoce. La lingua greca è l’esempio della lingua libera e la libertà di parola, espressione del pensiero profondo dell’umano, è il fondamento di ogni paese libero. Un insegnamento che non dobbiamo mai dimenticare.

( 18 aprile 2021 )

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