Martedì 3 marzo 2026, ore 17:41

Giornata della Memoria

La piccola storia di un nazista

di MAURO CEREDA

La Piccola Storia può essere significativa come la Grande Storia, o meglio aiuta a comporla, la rifrange come uno specchio. Ancora di più se c’è di mezzo una guerra, che non è solo una questione fra re, capi di Stato, dittatori e generali. Dentro e dietro ogni conflitto armato ci sono le truppe, i soldati, ma anche la “gente” comune, che ne subisce gli effetti. La Piccola Storia che Andrea Cominini - insegnante alle superiori e studioso degli istituti storici della Resistenza di Brescia e Bergamo - racconta nel libro “Il nazista e il ribelle” (Mimesis) è ambientata fra il 1944 e i primi mesi del 1945 nella Media Valle Camonica. Il nazista si chiama Werner Maraun, è nato nel 1914 a Berlino. Ex libraio, sposato, una figlia piccola, una predisposizione naturale per le lingue, dopo l’arruolamento nella Wehrmacht, andrà in Francia, combatterà in Russia, per poi finire nell’Italia del nord occupata dai tedeschi, a prestare servizio come interprete, con il grado di maresciallo. Il ribelle, all’anagrafe Bortolo Bigatti, è venuto al mondo a Esine nel 1925. Coraggioso, poco incline alla disciplina e all’ubbidienza, diventerà partigiano nelle Fiamme Verdi con il nome di battaglia di Mòha, distinguendosi in imprese anche “troppo” ardite. Cominini in oltre 400 pagine (ricche di fotografie dell’epoca) che si leggono (davvero) come un romanzo e sono il frutto di lunghe ricerche di archivio e su fonti orali e documentali (anche in Germania), attraverso il racconto delle loro vicende, immerge il lettore nel tempo e nei luoghi, facendolo sentire lì, in quei mesi di guerra, in quelle zone, fra i rigori dell’inverno, i rastrellamenti, le torture, gli agguati, le fughe. Combattenti su fronti opposti (è bene rimarcarlo: uno a difesa della libertà, l’altro per le mire di potenza del Terzo Reich), il destino dei due sarà lo stesso. Mòha verrà ucciso il 6 febbraio 1945, al termine di una retata guidata proprio da Maraun. Il nazista perderà la vita il 28 aprile 1945, fermato sulla via di fuga e linciato in piazza dalla folla, probabilmente aizzata da qualcuno che non voleva che rivelasse i nomi delle spie e dei collaborazionisti a cui ricorreva per stanare i partigiani. Un lavoro interessante, che infrange

( 22 gennaio 2021 )

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