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Lo “Studiolo” di Umberto Eco alla Braidense

di ELIANA SORMANI

La Biblioteca Braidense si arricchisce di un nuovo spazio, intimo, raccolto, destinato allo studio e ricerca, in cui il visitatore potrà sostare per riflettere in modo critico sulla realtà presente attraverso l’eredità del passato per guardare al futuro circondato da libri preziosi e antichi; uno spazio dedicato a chi del libro è stato appassionato, cultore e prezioso divulgatore: Umberto Eco.

Inaugurato il 5 maggio, accanto alla Sala manzoniana, lo “Studiolo” di Eco conserverà tutti i 1328 titoli rari, tra cui 36 incunaboli, libri stampati prima del 1500, provenienti da quella che il grande intellettuale chiamava “Biblioteca semiologica, curiosa, lunatica, magica et pneumatica”, entrati a far parte della collezione braidense dopo la loro acquisizione da parte del Ministero della Cultura dalla famiglia Eco avvenuta nel 2018 per interessamento del Direttore generale di Brera J.M. Bradburne. Un omaggio che vuole coronare il rapporto forte ed intenso che Eco aveva con la città di Milano e con la Biblioteca Braidense, dove spesso si recava per consultare i numerosi e rari volumi antichi, godendo non solo della loro bellezza e del loro aspetto talismanico, ma usandoli come strumento principale di lavoro. Lo spazio vuole ricordare, sia per dimensioni che per atmosfera come per la collocazione dei testi, la stanza che lo scrittore si era fatto costruire nella casa milanese per conservare la sua collezione di libri pregiati e che chiamava “la stanza degli antichi”, divenuta “da subito il suo rifugio, senza telefono, senza computer, con gli spartiti e i suoi flauti, che suonava quasi ogni giorno” come raccontano la moglie e i figli. A rendere l’ambiente più famigliare, a ricordo dello scrittore, anche alcuni suoi oggetti privati: un flauto, uno spartito musicale, uno specchio convesso, le statuine dei Peanuts, dei bastoni da passeggio, la sua lampada e persino una vetrina contenente testicoli di cane in formalina.

Tutti i volumi dello studiolo sono catalogati come voleva Umberto Eco seguendo la “regole del buon vicino”, fondata sul principio “il libro di cui hai bisogno non è quello che stai cercando, ma quello sullo scaffale accanto”, condivisa con Aby Warburg, collezionista

per antonomasia, che passò tutta la vita a riorganizzare la sua biblioteca in modo che servisse come strumento per rilevare le connessioni tra idee e immagini.

Per celebrare e far conoscere al pubblico la nuova importante acquisizione di volumi antichi, dal 5 maggio al 2 luglio, la Biblioteca Braidense ha allestito nella sala Maria Teresa la mostra “L’idea della biblioteca.

La collezione di libri antichi di Umberto Eco alla Biblioteca Nazionale Braidense”, in cui i curatori hanno predisposto l’esposizione di 82 volumi, di cui 62 del fondo Eco, 19 della collezione della Biblioteca Braidense e 1 del The Warburg Institute (in omaggio a Aby Wabrburg).

Per sottolineare il valore che per Eco aveva il libro come strumento di lavoro ogni teca in mostra porta il nome di un suo grande capolavoro (Il Nome della Rosa, Il Pendolo di Foucault, Baudolino, il Cimitero di Praga, ...), sottolineando le connessioni con le fonti antiche a cui lo scrittore attingeva per scrivere le sue opere.

Le teche sono solo un assaggio ai vari collegamenti con i libri analizzati da Eco nei suoi lavori di studio e ricerca, scelti isolando quelli più significativi ed esteticamente più belli con la speranza che possano restituire al visitatore un’idea di sapere globale eliminando quelle barriere a lungo esistite tra cultura umanistica e scientifica, tra cultura antica e contemporanea, unendo il passato con il presente nel suo continuo fluire e interagire di idee.

( 11 maggio 2022 )

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