Giovedì 1 dicembre 2022, ore 8:44

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Nel paese delle meraviglie

di DUCCIO TROMBADORI

Il fascino di un mondo senza tempo, delle città invisibili, delle leggende, delle favole e della forza irragionevole del sogno si afferma per eccellenza nella pittura calibrata, persuasiva e suadente di Giulio Rigoni (“Questo, è un sogno” alla galleria romana di “Michele von Buren Contemporary”, in Via Giulia 13) che invita a passare così per la via maestra di un ambiente immaginario dal carattere evocativo e surreale raccontato “lineis et coloribus”. Un’ esperienza estetica tutta da attraversare come invito al distacco dello sguardo e del pensiero dal resoconto storico o esistenziale per approdare allo scenario di un piccolo-grande Eden immaginato dal pittore: come in un vasto giardino portatore di delizie, alla luce della luna si svolgono rituali impredicabili, gentili donzelle si imbarcano per incantamento nel guscio di un “vasèl” a vela latina, un mondo intero di affetti è sospeso nella notte dell’ universo, dove si incrociano personaggi immaginari (un mago, un re, un profeta, un eroe, chi sa…) che sembrano tanto vicini alle miniature tardo gotiche quanto alle storie cesellate del “Maitre du Coeur d’Amour épris”, e invece sono pure combinazioni fantasiose del suo estro inventivo. Questo intreccio di figure simboliche articola la narrazione pittorica e fa il verso ad un fine riflesso psicologico: un labirinto di sorprese visive viene a comporre una specie di autoritratto cifrato, l’alchimìa virtuosa di un gioco di specchi su cui rifrangere e decantare alllusioni, illusioni e disillusioni di un percorso autobiografico . La fuga dal tempo storico e l’ingresso nel regno di meraviglie occhieggianti quelle di Lewis Carroll è una riserva di privilegi estetici su cui insiste l’arte di Giulio Rigoni: le favole dipinte si distinguono per la particolare cura dei dettagli, ed è questo l’accento di uno stile che non ama “far presto” ma esalta l’ ornamento quale chiave di volta nel gioco delle forme e dei colori. Rigoni ama lasciarsi trasportare dalla vita autonoma delle forme scaturite dalla sua fantasia, così che ogni figura, ogni situazione, ogni scenario trova un armonico posto nel mondo: tutto il creato, lo spinoziano “Deus sive Natura”, si esprime per corrispondenze astrali dal fondo nero di un aere che avvolge le immagini come tessere di un mosaico incantato e senza fine. Nel gioco permanente di pensieri allegorici ed invenzioni figurative si consuma così la trama della pittura che esibisce e celebra soprattutto sé stessa: Giulio Rigoni ha il merito di trascriverne l’ ordito con l’ estroso potere trasfigurante dell’immaginazione che fa del suo intimo Paradiso perduto un suggestivo Paese delle Meraviglie per chi guarda e ammira.

( 20 novembre 2022 )

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Ennio Flaiano se n’è andato 50 anni fa, e il vuoto che lascia si allarga in maniera direttamente proporzionale all’inadeguatezza della congerie pseudoculturale che imperversa da allora. Peccato per chi è venuto dopo, che un Flaiano non l’ha più avuto

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