Lunedì 1 marzo 2021, ore 10:49

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Mostre

Tiepolo, il padrone dei colori

di ELIANA SORMANI

All’insegna della speranza e dell’ottimismo, in questo periodo di forte angoscia e turbamento, si è inaugurata a Milano una mostra dedicata a Tiepolo. Un omaggio che la città meneghina, a 250 anni dalla sua morte, ha voluto fare a questo importante artista che aveva trovato nella Milano illuminista un trampolino di lancio per la sua carriera europea.

La mostra dal titolo “Tiepolo, Venezia, Milano e l’Europa” curata da Alessandro Marandotti e Fernando Mazzocca con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, inaugurata il 30 ottobre alle Gallerie d’Italia, sede museale di Intesa San Paolo, purtroppo rimasta aperta al pubblico solo per pochi giorni, si appresta a riaprire e ad essere a disposizione del pubblico fino al 21 marzo 2021.

Tra le avvolgenti tonalità di blu, colore che domina le pareti degli ampi saloni della sede milanese di Piazza della Scala, simbolo di speranza, nonché sfondo di affreschi, tele e bozzetti di Tiepolo, sono esposte oltre 70 opere, frutto di importanti prestiti sia privati come pubblici provenienti da istituzioni museali internazionali, dal Museo del Prado di Madrid, al British Museum di Londra. Il tutto indirizzato a ricostruire la carriera dell’artista seguendo un ordine cronologico, a partire dagli anni della sua formazione a Venezia per proseguire con la parentesi milanese e concludersi con la sua esperienza europea, inizialmente in Germania e poi a Madrid.

Un progetto che vuole mettere in luce i rapporti dell’artista non solo con i grandi maestri del Cinquecento a cui si ispira, ma anche con i suoi contemporanei, a partire dal rapporto con il Conte Federico Algarotti fino agli incontri con i suoi committenti, appartenenti a ricche e nobili famiglie veneziane e milanesi, (dai Sandi agli Zenobi, dai Casati Dugnani ai Clerici), e con gli artisti a lui contemporanei, attraverso l’esposizione in mostra di alcune delle loro opere.

Ne nasce così un allestimento molto ricco e vario capace di fornire un quadro completo di quello che era il fermento artistico dell’illuminismo settecentesco italiano. Un movimento che nella Serenissima aveva assistito al passaggio dal Barocco al Rococò grazie al contributo di Sebastiano Ricci e che vedeva il fiorire, accanto al Vedutismo di Canaletto, Bellotto e Guardì, di artisti come Piazzetta, Pagani, e soprattutto Tiepolo, artista definito dai suoi contemporanei il “redivivo Veronesi” per la luminosità dei suoi colori, per i giochi prospettici e non ultimo per l’uso di ombre colorate nei suoi affreschi e nelle sue tele.

Un interprete della pittura italiana ed europea che per la prima volta viene celebrato a Milano, città con la quale ebbe importanti rapporti a partire dagli anni 20 del diciottesimo secolo quando viene invitato da Muratori a collaborare a distanza alle illustrazioni del grande progetto editoriale dell’Rerum Italicarum Scriptores.

Giovanbattista Tiepolo era nato nel 1696 a Venezia in una famiglia di umili origini che non aveva mai annoverato al suo interno alcun artista. Per assecondare le sue attitudini pittoriche viene avviato all’arte del disegno sotto la guida di Gregorio Lazzarini (uno dei più importanti artisti veneziani di quel periodo) che lo inserisce nella sua bottega, dove mostrerà presto la sua poliedricità, adattando la sua opera alle richieste diverse dei committenti. Influenzato dallo stile ombroso e cupo del Piazzetta nelle sue prime composizioni ad olio passerà poi agli affreschi dai toni via via più chiari e luminosi grazie all’influenza della pittura cinquecentesca allora dominante l’arte veneziana a cui si avvicina riprendendo molti aspetti della pittura del Veronesi, in particolare il gusto per il teatrale e il grandioso e l’uso delle ombre colorate. Ancora giovane si innamora di Maria Cecila Guardì sorella dei pittori Franesco e Gianantonio Guardì, che presto sposerà in segreto e da cui avrà dieci figli, due dei quali diverranno suoi allievi, Giandomenico e Lorenzo che lo accompagneranno in Europa durante i suoi spostamenti. Pronto a rispondere alla committenza dell’epoca per poter mantenere la numerosa famiglia, ma soprattutto per riparare ai debiti della moglie che aveva il vizio del gioco d’azzardo, si dimostra fin da subito un artista molto prolifico, veloce, che passa dall’affresco alle tele dalle pale di altari ai ritratti fino alle acqueforti, con un “fuoco inesauribile, un fuoco inesauribile, un colore splendido e una rapidità sorprendente. Fa un quadro in meno tempo che ad altri occorre per stemperare i colori” come dichiara il mecenate e collezionista svedese Carl Gustav Tessin in una lettera del 25 maggio 1736 inviata alla corte di Svezia per caldeggiarne una sua chiamata.

Nel 1750 in seguito alla mediazione del conte Francesco Algarotti (nobile collezionista veneziano, grande viaggiatore e uomo di cultura, grande poligrafo, consigliere della corte di Dresda), ottiene idealmente la sua prima commissione straniera a Dresda per l’elettore di Sassonia, re di Polonia, Principe Augusto III. Questi aveva infatti incaricato il nobile veneziano di procuragli insieme ad antichi quadri della scuola veneta un’opera d’arte contemporanea. Tiepolo, allora già molto ammirato a Venezia, ottenuto l’incarico, realizzerà “Il banchetto di Cleopatra” il cui originale si trova oggi a Melburne dopo essere passato per diverse mani, mentre in mostra si potrà ammirare uno degli undici bozzetti della medesima opera proveniente dalla National Gallery di Londra. Grazie alla committenza di Dresda, dopo aver rifiutato una commissione svedese, accetta l’incaricato del Principe Vescovo von Greiffenklau di decorare le pareti e le volte delle stanze del suo palazzo di Wurzburg. Qui tra il 1750 e 1753 insieme ai due figli Giandomenico e Lorenzo, dipingerà il più grande affresco al mondo (600 mq di opera), ora riprodotto virtualmente all’entrata della mostra milanese, oltre ad una serie di affreschi raffiguranti il Ciclo delle storie di Barbarossa. Seguirà poi chiamato da Carlo III di Borbone una commissione a Madrid per decorare il soffitto del palazzo reale. A Madrid porterà con se i suoi bozzetti che riutilizzerà per nuove opere. E sarà proprio nella capitale spagnola dove, dopo aver affrescato la sala del trono con accanto i due figli, morirà improvvisamente all’età di 74 anni.

Dopo la morte con l’avvento del neoclassicismo la sua opera vive un lungo periodo di oblio, per poi venir riscoperta un secolo dopo da Francesco Hajez, sia pur con alcune riserve.

Oggi la produzione di Tiepolo è ancora ammirata in tutto il mondo, e Milano, tappa importante della sua carriera artistica, oggi gli rende omaggio con questa mostra accogliendo il visitatore fin dall’ingresso in modo coinvolgente e molto spettacolare. Fin dalla grande sala d’ingresso si è invitati a rivolgere lo sguardo dal basso verso l’alto proprio come uomini del settecento, per ammirare il fantastico affresco (proiettato in dimensioni reali su una struttura leggera montata sotto la volta centrale del Palazzo milanese) raffigurante i quattro continenti con Apollo che conduce un carro con l’effigie del Principe vescovo di Wudzurg, committente dell’opera affrescata sulla volta posta in cima alle scale del Palazzo di Wurzburg.

La mostra si snoda con uno sguardo generale al Settecento lombardo e veneziano grazie anche alla presenza di due opere del vedutismo veneziano: uno scorcio di Venezia di Canaletto e uno scorcio di Milano, Piazza dei Mercanti, di Bellotto, allievo del Canaletto che aveva soggiornato a Milano prima di passare a Dresda per poi proseguire a Varsavia dove morirà.

Ad esordio della mostra una sezione importante è dedicata al nudo maschile, con un campionario interessante di opere e autori, da Piazzetta a Pittori da Paolo Pagani ad Antonio Balestra fino al francese Guido Reni,

L’interesse verso il corpo umano è presente negli artisti come momento preparatorio al disegno fin dalla tradizione quattrocentesca da Leonardo a Raffaello, fino a Michelangelo per arrivare ai giorni nostri a Picasso, e anche Tiepolo non è immune. Il desiderio di disegnare la passionalità attraverso i movimenti, di modellare il corpo umano attraverso giochi di chiari scuri in una ricerca anatomica del nudo con un rigore quasi scientifico, secondo lo spirito illuminista, spinge Tiepolo durante l’apprendistato ad avvicinarsi a Giorgione, Bellini e soprattutto a Veronesi.

Di grande interesse in mostra è il “Martirio di San Bartolomeo” dipinto da Tiepolo a soli 27 anni, in cui emerge il confronto con Piazzetta, artista a lui contemporaneo quasi caravaggesco, rispetto al quale Tiepolo presenta una luminosità più sentita e una dinamicità unica data dall’uso di figure di movimento mai viste fino allora (San Bartolomeo attraversa in diagonale la tela dividendola visivamente in due), senza per questo tradire il plasticismo e il chiaro scuro del Piazzetta.

Una novità messa in luce in questa sezione è l’intreccio tra la pittura di Tiepolo e la storia di Paolo Pagani un artista lombardo radicato a Venezia tra il 1660 e il 1690, un inventore di figure disarticolate elastiche che permettono lo studio di figure in scorcio che sarà una caratteristica saliente di Tiepolo, il quale si confronterà con Pagani sia per l’uso dei colori come per lo studio dei soggetti.

Tra gli arazzi in esposizione spiccano due opere appartenenti al periodo veneziano commissionate all’artista da due nuove e ambiziose famiglie locali, i Sandi e gli Zenobi: Tiepolo ormai padrone dei colori e delle tinte pastello, espressione della grande armoniosità settecentesca, celebra in modo allegorico i fasti delle due famiglie, nascondendo significati metaforici dietro le figure e le narrazioni.

La parte centrale della mostra è invece dedicata alla presenza di Tiepolo a Milano, città dove giunge su invito della famiglia Archinto.

Una Milano illuminista aperta ai grandi cambiamenti sotto la spinta di Maria Teresa d’Austria e del figlio Giuseppe II che operano accanto ad un'élite intellettuale guidata dai fratelli Verri, da Beccaria, da Parini, e da Muratori raccolta intorno al periodico “Il caffè”.

Tiepolo pur continuando a vivere a Venezia, più volte tra gli anni 30 e 40 giunge a Milano dove affresca prima le sale di Palazzo Archinto e poi quelle di Palazzo Gallarati Scotti in Via Manzoni, da cui proviene un affresco strappato, fino ad oggi poco studiato, raffigurante un gruppo di due figure allegoriche simboleggianti la virtù e la nobiltà costruite sopra le nuvole. Opera esposta in una sala della mostra accanto ad un altro affresco di proprietà del museo Poldi Pezzoli, a indicare la fortuna che Tiepolo aveva raggiunto nel 1800 a Milano, tanto che anche il conte Giangiacomo Poldi Pezzoli aveva fatto il possibile per entrare in possesso di un Tiepolo.

A Milano l’artista si dedicherà anche a dipingere due affreschi strappati nella sacrestia dei canonici della basilica di Sant’Ambrogio (ora esposti in una cappella laterale) presenti in mostra raffiguranti le storie di San Satiro e di San Vittore. La parentesi Milanese delle Gallerie d’Italia si conclude con una sala in cui è esposto un bozzetto preparatorio al grande affresco di Palazzo Clerici, ottenuto in prestito dal museo texano Kinbell Art Museum di Fort Worth, affiancato ad una riproduzione della medesima opera “Corsa del carro del sole”, oggi visibile presso Palazzo Clerici.

Concluse le commissioni milanesi Tiepolo torna a Venezia, pronto per intraprendere la sua stagione europea, prima in Germania e poi in Spagna. Il passaggio da Milano all’Europa infatti è breve, come lo era stato per gran parte degli intellettuali veneziani dell’epoca, da Canaletto a Bellotto fino a Goldoni.

La mostra milanese termina con l’esposizione di una delle ultime opere dell’artista realizzata all’età di settant’anni, “L’estasi di San Francesco”, una delle 8 tele realizzate per la chiesa di Aranjuez, cittadina vicina a Madrid, dove la famiglia reale si recava in villeggiatura e ora conservata presso il Museo del Prado. In questa pala emerge un Tiepolo diverso da quello degli anni precedenti, meno pastoso, meno pastelloso, più languido, ricco di una dolcezza nuova e struggente che traspare nel volto estatico di San Francesco realizzato con sfumature di colori unici. Un vero e proprio testamento artistico lasciato all’umanità ed ereditato dai suoi figli che continueranno a portare avanti la missione del padre, Lorenzo come ritrattista a Madrid, mentre Giandomenico in Italia dove farà ritorno. Non a caso i curatori della mostra hanno voluto affiancare all’opera di Giambattista un capolavoro del figlio Giandomenico ormai tornato a Venezia, in cui nell’opera “Abramo e i tre angeli” sembra continuare il dialogo con il padre attraverso un gioco di sguardi aperto con il “S Francesco d’Assisi riceve le stigmati” di Madrid, restituendo al padre i suoi insegnamenti, un dialogo in cui il figlio guarda al padre e il padre guarda al figlio.

Un’eredità che il passato vuole lasciare al presente e che nei secoli giunge fino a noi aprendo in questi tempi bui uno spiraglio di luce attraverso il tripudio di colori che esaltano le scene mitologiche e religiose rappresentate con una ironia e una serenità unica nell’infinito spaziale di colore azzurro avvolgente che con a sua bellezza e armonia abbraccia gli uomini di tutti i tempi .

Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa, Milano, Gallerie d’Italia, 30 ottobre 2020-21 marzo 2021

Un bel video diffuso su Youtube

( 1 marzo 2021 )

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