Giovedì 1 dicembre 2022, ore 8:15

Cinema

Una lettura ai raggi X

di LUIGINA DINNELLA

Ci schiaffeggia tutti, Virzì, nel suo ultimo film, “Siccità”, presentato fuori concorso a Venezia 79 e in sala a fine settembre. Immagina una Roma apocalittica, prosciugata da tre anni di mancanza di pioggia; una città piena di scarafaggi e immondizia, oltre che colma di vizi e mal celate solitudini, pronta a implodere. La sua è una lettura ai raggi x, ci mette a nudo tutti, ci sbatte in faccia il domani devastato e privo di speranza verso il quale ci stiamo dirigendo. Riflette, fa profezie con il chiaro intento di ammonirci. Ci dice che siamo un’umanità spaventata, in affanno, vanitosa e a tratti mitomane; viviamo relazioni sempre più aride e disperate, le nostra rabbia non è più repressa, ma è pronta ad esplodere.

Abbiamo tutti la sensazione di avere dentro un peso enorme di cui facciamo fatica a liberarci, un macigno frutto del nostro stile di vita ormai improntato, spesso, su “non valori”. La pandemia, la crisi sanitaria ed economica hanno risvegliato le nostre paure più profonde, oggi siamo tutti più consapevoli di avere di fronte un tempo “malato”. In questo scenario drammatico si incrociano i destini di molti personaggi, tutti un po’ strampalati, tutti alla ricerca della propria redenzione. C’è chi vive in prigione e non desidera uscirne, chi parla con i propri fantasmi, chi è ossessionato dalla vita virtuale dei social, chi si sacrifica per portare il pane a casa, chi lavora soltanto, sottraendosi alla vita familiare, sono tutti, in qualche maniera, in crisi esistenziale, spesso senza esserne consapevoli. I loro destini si incrociano in questa Roma un po’ spettrale, inaridita, che aspetta la pioggia per essere nuovamente “nutrita”. Il nuovo film di Paolo Virzì “misura” la salute psichica degli italiani oggi, dopo oltre due anni di pandemia, che certamente ci ha cambiati e non affatto in meglio. La crisi ambientale, la pandemia, il riacuirsi dei conflitti sociali, la disinformazione fanno da contorno alla solitudine, alla stanchezza, all’ignoranza, alla disperazione. Il progetto di Virzì era ambizioso, il tema forte e di grande attualità, il cast corale al suo servizio, di altissimo livello, il suo cinema, per molti versi, una garanzia, invece alla fine il film rimane un po’ ingolfato. La sensazione netta è che abbia messo troppa carne al fuoco, troppi personaggi forse. È tutto troppo grottesco; è troppo triste il futuro che ci prospetta Virzì. È una sorta di nuovi mostri di Monicelliana memoria, di cui peraltro, Virzì, vuole essere l’erede. Si ha la sensazione quasi che Virzì voglia “rom pere” col suo passato proponendoci un nuovo se, in una sorta di spartiacque del suo cinema, da commedia, sempre amara per carità, a film apocalittico, dove la commedia è solo sfumata. Ne viene fuori un film drammaticamente tragico. A dire il vero c’è davvero poco da essere allegri in questo momento in Italia e nel mondo, e lo scenario che il film ci propone deve farci riflettere su quale possa essere la deriva cui saremo destinati, se non corriamo a porre rimedi allo stile di vita che abbiamo assunto tutti negli anni, tanti, tutti quelli da quando trascuriamo il nostro pianeta, quasi quanto trascuriamo le nostre anime e le nostre coscienze. Nel film, Roma è a secco, non piove da tre anni, ma a secco siamo tutti noi, inariditi dalle vite che conduciamo, dai sentimenti che non coltiviamo più con la giusta cura; così come si innaffia una pianta per farla crescere, sistematicamente, giornalmente, così dovremmo fare con noi stessi. Insomma non abbiamo più cura di troppe cose, presi come siamo a rincorrere stili di vita che nulla hanno, già ora, a che fare con il nostro vero benessere, figuriamoci nei prossimi decenni. La metafora è fin troppo chiara: l’acqua scarseggia e ad inaridirsi è anche la morale, la civiltà, il senso di comunità e di condivisione di esistenze. Lo sguardo di Virzì mostra che la catastrofe ecologica è prima di tutto morale ed etica. Dicevamo di un cast foltissimo ed eccellente, sono tutti bravissimi; ci sono Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Tommaso Ragno, Monica Bellucci, Elena Lietti, Vinicio Marchioni, Sara Serraiocco, Max Tortora, Diego Ribon, e molti altri. Su tutti, per me, uno strepitoso e sempre più bravo Tommaso Ragno, nei panni di un attore di teatro che passa le sue giornate a cercare like sui social. Per il resto, genitori sempre più assenti perché concentrati sul proprio lavoro, donne tradite e fragili, uomini egocentrici, sciocchi, figli assolutamente migliori dei loro genitori.

Tutti, chi più chi meno, smarriti, spaesati, senza una vera meta. Virzì ha il merito quantomeno di sollevare il tema della siccità dei nostri sentimenti, del massacro che stiamo perpetrando ai danni del pianeta e di noi stessi. Uno scenario surreale nemmeno troppo distante da quello che abbiamo sotto gli occhi; l’argomento è spaventosamente attuale. La bravura di Virzì e quella del suo cast corale avrebbero potuto far “prendere il volo” a questo film che invece si appesantisce, forse proprio sullo scenario così drammatico che il film prospetta. Dicevamo troppi personaggi e troppe tematiche forti tutte insieme fanno avanzare il film a fatica; tutta questa densità narrativa lo ha reso meno “concreto” e chiaro, rispetto a tutti i precedenti film di Virzì. Il fitto intreccio finisce per trasformarsi in una ragnatela ingarbugliata che fa perdere al film la giusta scorrevolezza, ma rimane un film da vedere assolutamente perché prendere coscienza che abbiamo tutti bisogno di una pioggia salvifica che ci lavi e si porti via almeno un po’ della nostra solitudine, ignoranza, stanchezza, e perché no, ci ripulisca da quel narcisismo che ci sta rendendo schiavi di sentimenti futili e aridi.

( 5 ottobre 2022 )

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