Mercoledì 1 febbraio 2023, ore 1:28

Libri

Una raccolta di meditazioni

di MARIALUCIA SARACENI

"Il pomeriggio scendono le nuvole e tutto viene immerso nella nebbia”. È l’esperienza visiva e intima di chiunque ha a che fare con la montagna: quella consapevole, a passo lento, uno dopo l’altro, che è silenzio, tempo e misura; come quella più frenetica delle piste e dei turisti che tornano e che pure la rendono viva.

In cima alla prima sale “L’uomo che guardava la montagna”, romanzo d’esordio di Massimo Calvi , caporedattore ed editorialista del quotidiano “Avvenire”.

Quell’immagine del pomeriggio che Calvi scolpisce in uno dei brevissimi capitoli del suo libro ricorda quella dipinta da Caspar David Friedrich. Simile infatti è la prospettiva del “Viandante sul mare di nebbia”, rappresentato di spalle per consentire all’osservatore, in questo caso il lettore, di immedesimarsi nel protagonista, dando l’illusione o la vertigine di trovarsi in prima persona davanti ad uno spettacolare panorama. Illusione perché è comunque un privilegio.

Vertigine perché “L’uomo che guardava la montagna” è un uomo alla fine dei suoi giorni, chiuso nel suo corpo malato, che chiede di essere portato a trascorrere il tempo che gli resta appunto davanti alla montagna a cui è legato.

La storia, il bilancio di una vita, si dipana in dodici giorni (più uno), in un viaggio interiore alla ricerca di se stessi. Non fuga dalla realtà, ma ritorno a casa.

Calvi racconta la montagna e i suoi elementi caratterizzanti (acqua, aria, fuoco, pietra, legno, erba; ma anche frane, echi, scorciatoie, panini, Croci)) come mappa interiore, l’insieme delle cose belle che si sono incontrate durante il cammino dell’esistenza. E allora in questa che è una raccolta di meditazioni descrive la montagna come una madre, come un padre, come qualcuno che accompagna nella vita e che guida. La montagna è anche Dio, qualcosa che è fuori ma anche dentro di noi, che ci consente di fare pace con noi stessi. Una relazione di cura, come testimonia il testo scritto non in prima persona, ma redatto come un racconto che viene fatto all’uomo. Un registro diverso che appunto dà l’idea della cura di una persona da parte di qualcuno. Il soggetto che narra può dunque essere la badante, un parente, la montagna stessa.

La cura è anche quella dello sguardo di rispetto per la natura e per il Creato, possibile solo se si guarda al mondo come qualcosa che ci è stato donato. La cura, infine, è anche quella del posto dell’anima che ognuno di noi ha. L’autore, che vive e lavora a Milano, ha riscoperto durante il lockdown le vette orobiche dove è cresciuto. Perché una delle tante cose che la pandemia ci ha insegnato è che tutti noi abbiamo bisogno di un posto al quale appartenere.

Massimo Calvi, L’uomo che guardava la montagna, Edizioni San Paolo, pp.192, euro 16

 

( 24 gennaio 2023 )

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