Lunedì 28 novembre 2022, ore 18:31

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Via Po Cultura

Il Palazzo presidenziale è un condensato di storia; svariate riproduzioni pittoriche ne fotografano l’aspetto tra il XVII e il XIX secolo. Le celebri vedute topografiche di Gaspar van Wittel registrano in una limpida atmosfera l’aspetto vivo di piazza Montecavallo colta in una quotidianità ordinaria abitata da figurette affaccendate nell’area racchiusa tra i Dioscuri e la facciata del Quirinale. Un aspetto quieto che muta in occasione dei fastosi transiti di ambasciatori al Palazzo, quando la piazza si affollava di variopinti cortei principeschi e rifulgeva degli ori che arabescavano le livree gallonate di dignitari e valletti e le maestose carrozze di corte trainate da cavalli addobbati. Vedute cronachistiche e topografiche vanvitelliane ma anche di molti artisti come Anonio Joli, Johann Wilhelm Baur, Giovanni Paolo Panini, Antonio Cioci, Ippolito Caffi. Testimonianze pittoriche che registrano l’importanza della piazza posta sulla sommità del colle del Quirinale e l’aspetto dell’omonimo Palazzo che, realizzato a partire dal 1583 per iniziativa di Papa Gregorio XIII su progetto di Ottaviano Mascherino, ha visto ampliamenti e adattamenti succedutisi in 440 anni di vita. Il palazzo, residenza di trenta Pontefici (dal 1592 fino al 1870, quando divenne la reggia dei sovrani d’Italia), è stato oggetto di importanti ampliamenti sotto Paolo V Borghese, che completava l’architettura del corpo di fabbrica principale dapprima con la costruzione dell’ala est e del grande scalone, quindi con l’ampliamento della parte sud occidentale della residenza e la costruzione della Cappella Paolina ad opera dell’architetto Carlo Maderno, il più noto nella Roma del tempo. La cappella presenta delle dimensioni considerevoli (una lunghezza di 42 metri, 13 di larghezza e 20 di altezza); fu destinata da sempre esclusivamente ad un uso interno e ha ospitato alcuni conclavi e le nozze tra Umberto II di Savoia e Maria José del Belgio

( 14 gennaio 2022 )

Mostre

La Pradella della Pala Oddi

Realizzata per l’altare della famiglia Oddi nella chiesa di San Francesco al Prato, tra il 1502 e il 1504, è una delle tre importanti commissioni che il giovane Raffaello, non ancora ventenne, riceve a Perugia

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Ennio Flaiano se n’è andato 50 anni fa, e il vuoto che lascia si allarga in maniera direttamente proporzionale all’inadeguatezza della congerie pseudoculturale che imperversa da allora. Peccato per chi è venuto dopo, che un Flaiano non l’ha più avuto

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Libri

Un amore settecentesco

Un saggio sul sodalizio sentimentale e intellettuale tra Voltaire e Émilie du Chatelet

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