Giovedì 29 febbraio 2024, ore 12:12

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Perché Arthur Schopenhauer definì Hegel “ciarlatano, impostore, sofista e fariseo”? Un giudizio aspro, impietoso, e per di più contro il più grande filosofo dell’Ottocento, ma che dice molto. Dice in particolare che l’esistenza non si può spiegare in base a un disegno superiore e provvidenziale, e che - se anche questo disegno esistesse - non sarebbe conoscibile dall’uomo il quale vive solo di apparenze. E’ questa, in estrema sintesi, la tesi de “Il mondo come volontà e rappresentazione”.

Ma “Il mondo” è solo l’opera più sistematica del filosofo di Danzica che affidò a scritti più divulgativi il compito di esprimere con un linguaggio figurato, poco filosofico, talvolta aforistico, l’idea, già espressa da Kant, del non oltrepassabile limite fenomenico: “noi non conosciamo il sole e la terra in sé ma l’occhio che vede il sole, l’occhio che vede la terra”; “quando le nubi viaggiano, non si curano delle figure che formano; la loro essenza è di seguire l’urto del vento, le figure esistono solo per l’osservatore”; “un torrente che precipita in basso sulle pietre nulla sa dei vortici, delle onde e dello spumeggiare che fa vedere: la sua natura sta nel seguire la gravità, quelle forme ci sono solo per noi”; “il ghiaccio sul vetro della finestra si forma secondo le leggi della cristallizzazione, che sono la sua natura: gli alberi e i fiori che forma esistono solo per noi”; “il mondo è simile al sogno, allo scintillio della luce solare sulla sabbia che il viaggiatore scambia da lontano per un miraggio, oppure a una corda buttata per terra che l’uomo prende per un serpente”

( 9 febbraio 2024 )

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