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Se nel 2021 uno dei suoi capolavori, il “Trattato logico-filosofico”, ha compiuto cento anni, in questo 2025 i suoi “Diari segreti” (così denominati perché furono trovati e pubblicati dopo la morte, avvenuta nel 1951) ne compiono 110. Furono composti infatti a cavallo del 1915 sul fronte orientale della Grande guerra, nella quale Wittgenstein si era arruolato come volontario nell’esercito austro-ungarico: eppure, grazie all’intervento di ernia che aveva subito poco prima, avrebbe potuto evitarla o essere assegnato a mansioni civili. Quando si arruola sono già note, almeno al mondo dei filosofi, le sue eccezionali doti logiche e matematiche, tanto che il suo amico e maestro, Bertrand Russell, non esita a distoglierlo dalla decisione. Il gesto di un pacifista? Non solo. Russell temeva che la guerra, quand’anche Ludwig ne fosse uscito vivo, lo avrebbe distolto dal compito fondamentale di far progredire la scienza e la ricerca con la conseguenza che l’umanità avrebbe perso “il più grande filosofo del Novecento”. Ma proprio a Russell, in una lettera precedente, il pensatore austriaco aveva scritto: “Come posso essere un logico se non sono ancora un uomo?”. Sulla decisione di scegliere caparbiamente il fronte si è a lungo discusso, alla luce proprio dei “Diari” nei quali la guerra entra e esce dalle annotazioni ma resta sostanzialmente sullo sfondo. Se di giorno scava trincee di terra, di notte, nei momenti di pausa e di riposo, Wittgenstein scava una trincea nella sua anima alla ricerca, più che di verità astratte, della conoscenza di sé come uomo

( 7 marzo 2025 )

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