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Protagonisti del Novecento

Yourcenar, l’eterno in un istante

di LELLO GURRADO

La prima curiosità è legata al suo cognome. Marguerite Yourcenar non si chiamava Yourcenar ma Crayencour. Yourcenar è uno pseudonimo nato quando, a soli diciassette anni, avendo scritto il suo primo libro di poesie, “Il giardino delle chimere”, pensò che fosse meglio firmarlo con uno pseudonimo. Aiutata dal padre Michel, fece l’anagramma del cognome. Commise, complice il padre, un piccolo errore veniale (nove lettere invece di dieci con una “c” lasciata per strada) ma arricchì il mondo letterario con quella firma destinata alla gloria: Yourcenar.

Nata a Bruxelles nel 1903, persa subito la madre, una giovane belga di nobili origini, morta di setticemia dieci giorni dopo averla messa al mondo, la piccola Marguerite venne allevata in Francia in un piccolo paese del Nord, Saint Jans Cappel, dalla nonna paterna. Il suo straordinario talento emerse prestissimo. A otto anni Marguerite si appassionò alla lettura dei classici, chinando la testa su libri molto impegnativi, a dieci anni imparò il latino, a dodici il greco, a diciassette, come abbiamo già detto, pubblicò il suo primo libro, a ventuno incominciò a scrivere quello che sarebbe diventato il suo capolavoro: “Le memorie di Adriano”.

Parliamo subito di questo grande libro. È il racconto fatto in prima persona dall’imperatore che regnò su Roma nel primo secolo dopo Cristo “quando gli Dei non c’erano già più, ma Cristo non era ancora apparso”.

Secondo la ricostruzione della Yourcenar, all’età di sessant’anni, consapevole di essere molto malato e quindi vicino alla morte, l’imperatore Adriano decise di raccontare la sua vita. Le campagne belliche, gli amori difficili (un matrimonio finito male e l’inna moramento per un giovincello), la costruzione di grandi strutture, come il Vallo di Adriano, issato in Gran Bretagna, per difendere i territori appena conquistati e, soprattutto, la meravigliosa Villa Adriana costruita a Tivoli dove l’im peratore trascorse gli ultimi mesi dei vita.

Dal 1999 Villa Adriana è stata nominata patrimonio dell’umanità dall’Unesco e molto merito per questo riconoscimento va indubdi biamente, oltre che ovviamente all’imperatore che l’ha voluta, a Marguerite Yourcenar che la visitò per la prima volta negli anni venti del Novecento, se ne innamorò, incantata dalla bellezza architettonica e dagli arredi, e in seguito la fece conoscere in tutto il mondo, ambientando qui le memorie di Adriano.

Ma lasciamo l’imperatore e torniamo a lei. Nel 1937 troviamo Marguerite Yourcenar a Parigi, dove conosce Grace Frick, un’insegnante di inglese che sarà la sua compagna per tutta la vita. Nel 1939, allo scoppio della guerra, la Yourcenar andrà alla scoperta dell’A merica. Resterà negli Stati Uniti oltre vent’anni, prenderà la cittadinanza americana e si manterrà insegnando letteratura francese e storia dell’arte. Un periodo duro e faticoso che Marguerite Yourcenar ricorderà come il più difficile della sua esistenza. Un periodo però aureo, lo diciamo a posteriori, perché si concluse con la pubblicazione delle già citate “Memorie di Adriano”.

Ma se questo è stato il libro che l’ha resa famosa non è certo il solo della Yourcenar che meriti di essere letto. C’è “Alexis”, il suo primo libro uscito nel 1929; c’è “L’opera in nero”, un romanzo storico ambientato nel tardo Rinascimento; c’è “Moneta del sogno” ambientato nell’Italia fascista; c’è “Come l’acqua che scorre”, una mini raccolta di racconti storici di ambiente seicentesco, e poi “Il colpo di grazia”, “Fuo chi”, “Novelle orientali” e il bellissimo, intenso “Giro della prigione”, in Italia uscito postumo, nel 1991, quando Marguerite Yourcenar era scomparsa già da quattro anni.

Prima donna entrata a far parte dell’Académie francaise, la grande scrittrice affronta in tutte le sue opere temi importanti, di grande spessore. Parla di omosessualità, di solitudine, di esistenzialismo, di dolore e, immancabilmente, di morte.

Sono letture toste, impegnative, impossibili da affrontare con superficialità.

Un esempio. Nell’“Opera in nero” il protagonista Zenone, scienziato e alchimista, a un certo punto si chiede. “Chi sarebbe così insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?”.

La domanda è spiazzante e stimolante allo stesso tempo, perché per prigione Zenone intende il proprio corpo e auspica che tutti sentano il bisogno di esplorarlo a fondo prima di morire. Un tema delicatissimo che darà a Marguerite Yourcenar lo spunto per il suo ultimo capolavoro, “Il giro della prigione” appunto, che purtroppo è rimasto incompiuto.

Quando, il 17 dicembre del 1987, morì in un ospedale dell’i sola Mount Desert, negli Stati Uniti, il libro non era ancora terminato, ma la storia dice che Marguerite Yourcenar se ne andò serena perché convinta di aver vissuto l’eterno in ogni istante.

( 13 ottobre 2021 )

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